mercoledì, gennaio 24, 2007
martedì, gennaio 23, 2007
lunedì, gennaio 22, 2007
era meglio di no
sorprendere la signora tontolina che si è infilata in borsa due mazzi di peonie tre candele e quattro ghirlande e doverle chiedere di restituire tutto.
(Sempre combattendo con la spalla bloccata e gli ordini per la primavera.)
(Sempre combattendo con la spalla bloccata e gli ordini per la primavera.)
nota dal quadernino
19 gennaio 2007 [...] E ora che sono sul treno di ritorno dalla fiera penso solo al mare. Ci penso perché ho infilato una mano in tasca, a un certo punto, e mi sono ritrovata tra le dita due sassi rotondi che ho preso sulla spiaggia. Uno nero e l’altro nero con una sottilissima riga bianca. Non ho mangiato quasi niente e non mi sono seduta un momento. Ho parlato con fornitori e aziende come se il negozio fosse mio. Ho firmato uno degli ordini e preso decisioni. Nel bel mezzo della gravosissima scelta dell’orchidea da comprare mi chiama il signor N. Il signor N. era una specie di fantasma di cui mi aveva parlato la mia padrona di casa. A lui, lei deve aver detto di me che scrivo, anzi, se la conosco un po’ gli ha detto che sono una scrittrice, che ho un manoscritto nel cassetto e cose del genere. Lui mi chiama per offrirmi un lavoro. Un lavoro di cui non so praticamente nulla. Cerco di mettere insieme le poche nozioni che mi girano in testa sulla materia, e mentre mi chiedo esattamente che dovrò fare e mi rispondo “boh” accetto un colloquio-caffè per la prossima settimana. Ho camminato per gli sterminati corridoi della fiera pensando a quanto sono immersa in questo lavoro che fino a sei mesi fa doveva essere un part time che mi permettesse di sbarcare il lunario. Mi sento brava, tutto sommato. Non brava a fare la commessa, piuttosto brava nell’organizzazione, nelle trattative, nelle scelte nei momenti critici. La cosa non mi inorgoglisce particolarmente però è abbastanza visibile. Quando verso le sei la mia collega –che a onor del vero non si sentiva tanto bene già dalla prima mattina- getta la spugna io sono in piena attività cerebrale e fisica, nonostante mi sia svegliata alle cinque del mattino e abbia in pancia solo un caffè e un muffin.Un muffin che avrebbe sfamato un bue, lo ammetto.
Adesso, appena salita sul treno, mi sono rimessa a fare calcoli e a riepilogare gli ordini. So così tanti codici a memoria che mi sembra di essere un foglio excel.
Il nuovo lavoro, qualunque cosa sia e se mai sarà qualcosa, cade a proposito.
[...]
Devo far quadrare ancora diverse cose.
[...]
La ragazza davanti a me, con un taglio di capelli alla Sophie Marceau e una voce tipo la Cardinale prenota il fidanzato e la cena per quando il treno arriva. Si capisce che lui vorrebbe avere voce in capitolo sul ristorante e gli orari, ma lei ribatte “amore, lo sai che con la gestione dei tempi sono più brava io. Prenota per le dieci e trenta non le dieci”. Si capisce che lui chiede perché.
“Perché sì, fidati” dice lei. Poi attacca, chiama l’amica e le racconta di una conversazione che ha avuto in chat la sera prima. Nel frattempo fa le schede di un corso di lingua, legge sillabando, mangia caramelle. Mi scopro ad ammirare la sua bellissima sciarpa, mentre il treno attraversa dei posti scuri e piatti e il nero fuori è interrotto solo dalla luce di certi lampioni inspiegabilmente accesi.
lunedì, gennaio 15, 2007
ostacoli
Il bagno in casa è esploso.
Quasi senza preavviso: c’era il lavandino otturato e ho chiamato l’idraulico. L’idraulico dopo cinque ore filate di lavoro e diverse sigarette, rosso in faccia e con le maniche arrotolate fino al gomito mi ha guardata e ha detto “signorina, io mi arrendo.”
Deve aver notato il terrore nei miei occhi, specialmente perché durante le cinque ore la vasca e gli altri sanitari si sono riempiti di una fanghiglia mista ad acqua lurida totalmente immobile.
“le do il numero di telefono di un mio amico che ha la pompa idraulica...” ha detto, mortificato.
Vista la situazione sono partita per un weekend lasciando un biglietto alle coinquiline. “Chiamate la padrona di casa.”
Il weekend è stato meraviglioso.
Al mio ritorno al malumore da bagno inagibile si è aggiunto quello da weekend ormai finito, da mamma nervosissima, da furto della vespa della mia amica. Ma nel frattempo le acque, se non nel mio bagno, almeno in casa si sono mosse.
La padrona di casa ha chiamato quelli dello spurgo, e quelli dello spurgo sono arrivati alle otto e trenta del mattino. Mi aspettavo che le mie coinquiline li avrebbero accolti a insulti, vista l’ora di sabato mattina. Invece no: il cuore ha delle vie misteriose e pare che lo spurgatore fosse talmente bello ma talmente bello che la coinquilina si è follemente innamorata. Non parla d’altro e non pensa ad altro. Adesso che il bagno sembra tornato ad essere una stanza e non una palude, lei minaccia di manomettere i tubi per far tornare il suo amato.
Anche a me piacerebbe se tornasse, giusto perché avere il bidet smurato in mezzo alla stanza mi fa un po’ di tristezza.
Da un lato mi tranquillizzerebbe per il futuro se si mettessero insieme. E' bello sapere di avere qualcuno per casa che ti risolve le emergenze e non ti chiede cinquecento euro visto che è un giorno festivo.
Io nel frattempo sono nervosetta e stanca, il negozio mi respinge almeno quanto io respingo lui. Facciamo proprio apertamente a botte ormai.
Oggi si è rotta la sedia del computer e si sono moltiplicate le cose da contare per l’inventario.
Conto, conto, conto e mi sento un pallottoliere.
Aspetto il 26 giorno fatidico in cui potrò mollare la presa. Ma prima di quella data c’è l’ennesimo grande scalino.
La fiera.
Una specie di mostro con le fauci spalancate pronto a succhiarmi le energie di un intero fine settimana. Proprio quella fiera a cui sono andata l’anno scorso, quella a Milano, quella che quando sono tornata, in treno mentre un bambino diretto a Santo Domingo mi prendeva a pedate negli stinchi, mi chiedevo seriamente “ma sarà venerdì o sabato?”.
Partenza venerdì ore sette e cinque. Quindi sveglia alle sei.
Ho molto bisogno di una vacanza.
Quasi senza preavviso: c’era il lavandino otturato e ho chiamato l’idraulico. L’idraulico dopo cinque ore filate di lavoro e diverse sigarette, rosso in faccia e con le maniche arrotolate fino al gomito mi ha guardata e ha detto “signorina, io mi arrendo.”
Deve aver notato il terrore nei miei occhi, specialmente perché durante le cinque ore la vasca e gli altri sanitari si sono riempiti di una fanghiglia mista ad acqua lurida totalmente immobile.
“le do il numero di telefono di un mio amico che ha la pompa idraulica...” ha detto, mortificato.
Vista la situazione sono partita per un weekend lasciando un biglietto alle coinquiline. “Chiamate la padrona di casa.”

Il weekend è stato meraviglioso.
Al mio ritorno al malumore da bagno inagibile si è aggiunto quello da weekend ormai finito, da mamma nervosissima, da furto della vespa della mia amica. Ma nel frattempo le acque, se non nel mio bagno, almeno in casa si sono mosse.
La padrona di casa ha chiamato quelli dello spurgo, e quelli dello spurgo sono arrivati alle otto e trenta del mattino. Mi aspettavo che le mie coinquiline li avrebbero accolti a insulti, vista l’ora di sabato mattina. Invece no: il cuore ha delle vie misteriose e pare che lo spurgatore fosse talmente bello ma talmente bello che la coinquilina si è follemente innamorata. Non parla d’altro e non pensa ad altro. Adesso che il bagno sembra tornato ad essere una stanza e non una palude, lei minaccia di manomettere i tubi per far tornare il suo amato.
Anche a me piacerebbe se tornasse, giusto perché avere il bidet smurato in mezzo alla stanza mi fa un po’ di tristezza.
Da un lato mi tranquillizzerebbe per il futuro se si mettessero insieme. E' bello sapere di avere qualcuno per casa che ti risolve le emergenze e non ti chiede cinquecento euro visto che è un giorno festivo.
Io nel frattempo sono nervosetta e stanca, il negozio mi respinge almeno quanto io respingo lui. Facciamo proprio apertamente a botte ormai.
Oggi si è rotta la sedia del computer e si sono moltiplicate le cose da contare per l’inventario.
Conto, conto, conto e mi sento un pallottoliere.
Aspetto il 26 giorno fatidico in cui potrò mollare la presa. Ma prima di quella data c’è l’ennesimo grande scalino.
La fiera.
Una specie di mostro con le fauci spalancate pronto a succhiarmi le energie di un intero fine settimana. Proprio quella fiera a cui sono andata l’anno scorso, quella a Milano, quella che quando sono tornata, in treno mentre un bambino diretto a Santo Domingo mi prendeva a pedate negli stinchi, mi chiedevo seriamente “ma sarà venerdì o sabato?”.
Partenza venerdì ore sette e cinque. Quindi sveglia alle sei.
Ho molto bisogno di una vacanza.
mercoledì, gennaio 10, 2007
29

Non ho mai desiderato tanto dormire come in questi giorni credo.
Passato il Natale il magico mondo delle candele ha riaperto con i saldi e l’inventario da fare ed è tutto mio. Sola soletta, mi divido fra gli alberi da disfare –che, ho scoperto, mi provocano un orribile prurito allergico alle mani- le clienti svogliate, le trasmissioni alla radio che mi scandiscono la vita dalle otto alle 20 più o meno tutti i giorni. Ieri sera ho studiato, stirato, bevuto una tazza di tè, poi sono andata a dormire con un filmetto. Non sono riuscita a finirlo, però.
Verso le undici di sera ho trovato la mia amica strizzacervelli in chat e abbiamo chiacchierato di me.
Ho detto delle cose interessanti, credo, a cui lei ha replicato “ricordati che anche se questa è solo una chat, scripta manent”.
Sembro a pezzi e un po’ lo sono, ma sono contenta.
Domani compio gli anni, un numero dispari e di confine, ho avuto un regalo di compleanno meraviglioso da me stessa in collaborazione con la mia famiglia, questo week end scappo nella casa con l’eucalipto e credo che non esista al mondo un posto che amo di più, o un posto in cui desideri di più festeggiare il mio compleanno.
Sono circondata da un sacco di amore, in molte forme, so che questa cosa non mi abbandona mai. Lo dicevo anche alla mia amica ieri sera: lei si rimproverava di avermi persa di vista per qualche tempo in un momento molto buio, io, che da parte mia mi rendo conto solo adesso di quanto veramente buio sia stato quel periodo, ho realizzato che nonostante i dolori, il desiderio di rinchiudermi e la voglia di scappare da qualunque forma di socialità mi venisse proposta, non mi sono mai sentita sola. Mai un minuto.
Se c’è una cosa che mi accompagna da sempre in questo mio sussultare lento, chiedermi le cose e torturarmi in silenzio, sono le persone che mi vogliono bene.
Non sono mai mancate nemmeno quando io non volevo vedermele intorno.
Adesso le cose sono diverse. Sono diverse perché mentre sto qui a ricoprirmi di polvere sistemando rose arancioni con calle e fresie, mentre preparo vasetti di anemoni “tanto delicati che sembrano veri” mi viene voglia di uscire e tirare una pedata a un cassonetto, prendere la vespa e andare in alto su qualche colle dove c’è più ossigeno e la vista può spaziare più in là, adesso ho solo voglia di correre e sentire i muscoli che mi fanno male.Voglio riappropriarmi della fatica, quella buona, quella che quando ti svegli la mattina ti fa sentire in grado di ripartire da un punto sempre diverso, invece che sempre dallo stesso.
Buon compleanno biondina


