ostacoli
Il bagno in casa è esploso.
Quasi senza preavviso: c’era il lavandino otturato e ho chiamato l’idraulico. L’idraulico dopo cinque ore filate di lavoro e diverse sigarette, rosso in faccia e con le maniche arrotolate fino al gomito mi ha guardata e ha detto “signorina, io mi arrendo.”
Deve aver notato il terrore nei miei occhi, specialmente perché durante le cinque ore la vasca e gli altri sanitari si sono riempiti di una fanghiglia mista ad acqua lurida totalmente immobile.
“le do il numero di telefono di un mio amico che ha la pompa idraulica...” ha detto, mortificato.
Vista la situazione sono partita per un weekend lasciando un biglietto alle coinquiline. “Chiamate la padrona di casa.”
Il weekend è stato meraviglioso.
Al mio ritorno al malumore da bagno inagibile si è aggiunto quello da weekend ormai finito, da mamma nervosissima, da furto della vespa della mia amica. Ma nel frattempo le acque, se non nel mio bagno, almeno in casa si sono mosse.
La padrona di casa ha chiamato quelli dello spurgo, e quelli dello spurgo sono arrivati alle otto e trenta del mattino. Mi aspettavo che le mie coinquiline li avrebbero accolti a insulti, vista l’ora di sabato mattina. Invece no: il cuore ha delle vie misteriose e pare che lo spurgatore fosse talmente bello ma talmente bello che la coinquilina si è follemente innamorata. Non parla d’altro e non pensa ad altro. Adesso che il bagno sembra tornato ad essere una stanza e non una palude, lei minaccia di manomettere i tubi per far tornare il suo amato.
Anche a me piacerebbe se tornasse, giusto perché avere il bidet smurato in mezzo alla stanza mi fa un po’ di tristezza.
Da un lato mi tranquillizzerebbe per il futuro se si mettessero insieme. E' bello sapere di avere qualcuno per casa che ti risolve le emergenze e non ti chiede cinquecento euro visto che è un giorno festivo.
Io nel frattempo sono nervosetta e stanca, il negozio mi respinge almeno quanto io respingo lui. Facciamo proprio apertamente a botte ormai.
Oggi si è rotta la sedia del computer e si sono moltiplicate le cose da contare per l’inventario.
Conto, conto, conto e mi sento un pallottoliere.
Aspetto il 26 giorno fatidico in cui potrò mollare la presa. Ma prima di quella data c’è l’ennesimo grande scalino.
La fiera.
Una specie di mostro con le fauci spalancate pronto a succhiarmi le energie di un intero fine settimana. Proprio quella fiera a cui sono andata l’anno scorso, quella a Milano, quella che quando sono tornata, in treno mentre un bambino diretto a Santo Domingo mi prendeva a pedate negli stinchi, mi chiedevo seriamente “ma sarà venerdì o sabato?”.
Partenza venerdì ore sette e cinque. Quindi sveglia alle sei.
Ho molto bisogno di una vacanza.
Quasi senza preavviso: c’era il lavandino otturato e ho chiamato l’idraulico. L’idraulico dopo cinque ore filate di lavoro e diverse sigarette, rosso in faccia e con le maniche arrotolate fino al gomito mi ha guardata e ha detto “signorina, io mi arrendo.”
Deve aver notato il terrore nei miei occhi, specialmente perché durante le cinque ore la vasca e gli altri sanitari si sono riempiti di una fanghiglia mista ad acqua lurida totalmente immobile.
“le do il numero di telefono di un mio amico che ha la pompa idraulica...” ha detto, mortificato.
Vista la situazione sono partita per un weekend lasciando un biglietto alle coinquiline. “Chiamate la padrona di casa.”

Il weekend è stato meraviglioso.
Al mio ritorno al malumore da bagno inagibile si è aggiunto quello da weekend ormai finito, da mamma nervosissima, da furto della vespa della mia amica. Ma nel frattempo le acque, se non nel mio bagno, almeno in casa si sono mosse.
La padrona di casa ha chiamato quelli dello spurgo, e quelli dello spurgo sono arrivati alle otto e trenta del mattino. Mi aspettavo che le mie coinquiline li avrebbero accolti a insulti, vista l’ora di sabato mattina. Invece no: il cuore ha delle vie misteriose e pare che lo spurgatore fosse talmente bello ma talmente bello che la coinquilina si è follemente innamorata. Non parla d’altro e non pensa ad altro. Adesso che il bagno sembra tornato ad essere una stanza e non una palude, lei minaccia di manomettere i tubi per far tornare il suo amato.
Anche a me piacerebbe se tornasse, giusto perché avere il bidet smurato in mezzo alla stanza mi fa un po’ di tristezza.
Da un lato mi tranquillizzerebbe per il futuro se si mettessero insieme. E' bello sapere di avere qualcuno per casa che ti risolve le emergenze e non ti chiede cinquecento euro visto che è un giorno festivo.
Io nel frattempo sono nervosetta e stanca, il negozio mi respinge almeno quanto io respingo lui. Facciamo proprio apertamente a botte ormai.
Oggi si è rotta la sedia del computer e si sono moltiplicate le cose da contare per l’inventario.
Conto, conto, conto e mi sento un pallottoliere.
Aspetto il 26 giorno fatidico in cui potrò mollare la presa. Ma prima di quella data c’è l’ennesimo grande scalino.
La fiera.
Una specie di mostro con le fauci spalancate pronto a succhiarmi le energie di un intero fine settimana. Proprio quella fiera a cui sono andata l’anno scorso, quella a Milano, quella che quando sono tornata, in treno mentre un bambino diretto a Santo Domingo mi prendeva a pedate negli stinchi, mi chiedevo seriamente “ma sarà venerdì o sabato?”.
Partenza venerdì ore sette e cinque. Quindi sveglia alle sei.
Ho molto bisogno di una vacanza.

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