nota dal quadernino
19 gennaio 2007 [...] E ora che sono sul treno di ritorno dalla fiera penso solo al mare. Ci penso perché ho infilato una mano in tasca, a un certo punto, e mi sono ritrovata tra le dita due sassi rotondi che ho preso sulla spiaggia. Uno nero e l’altro nero con una sottilissima riga bianca. Non ho mangiato quasi niente e non mi sono seduta un momento. Ho parlato con fornitori e aziende come se il negozio fosse mio. Ho firmato uno degli ordini e preso decisioni. Nel bel mezzo della gravosissima scelta dell’orchidea da comprare mi chiama il signor N. Il signor N. era una specie di fantasma di cui mi aveva parlato la mia padrona di casa. A lui, lei deve aver detto di me che scrivo, anzi, se la conosco un po’ gli ha detto che sono una scrittrice, che ho un manoscritto nel cassetto e cose del genere. Lui mi chiama per offrirmi un lavoro. Un lavoro di cui non so praticamente nulla. Cerco di mettere insieme le poche nozioni che mi girano in testa sulla materia, e mentre mi chiedo esattamente che dovrò fare e mi rispondo “boh” accetto un colloquio-caffè per la prossima settimana. Ho camminato per gli sterminati corridoi della fiera pensando a quanto sono immersa in questo lavoro che fino a sei mesi fa doveva essere un part time che mi permettesse di sbarcare il lunario. Mi sento brava, tutto sommato. Non brava a fare la commessa, piuttosto brava nell’organizzazione, nelle trattative, nelle scelte nei momenti critici. La cosa non mi inorgoglisce particolarmente però è abbastanza visibile. Quando verso le sei la mia collega –che a onor del vero non si sentiva tanto bene già dalla prima mattina- getta la spugna io sono in piena attività cerebrale e fisica, nonostante mi sia svegliata alle cinque del mattino e abbia in pancia solo un caffè e un muffin.Un muffin che avrebbe sfamato un bue, lo ammetto.
Adesso, appena salita sul treno, mi sono rimessa a fare calcoli e a riepilogare gli ordini. So così tanti codici a memoria che mi sembra di essere un foglio excel.
Il nuovo lavoro, qualunque cosa sia e se mai sarà qualcosa, cade a proposito.
[...]
Devo far quadrare ancora diverse cose.
[...]
La ragazza davanti a me, con un taglio di capelli alla Sophie Marceau e una voce tipo la Cardinale prenota il fidanzato e la cena per quando il treno arriva. Si capisce che lui vorrebbe avere voce in capitolo sul ristorante e gli orari, ma lei ribatte “amore, lo sai che con la gestione dei tempi sono più brava io. Prenota per le dieci e trenta non le dieci”. Si capisce che lui chiede perché.
“Perché sì, fidati” dice lei. Poi attacca, chiama l’amica e le racconta di una conversazione che ha avuto in chat la sera prima. Nel frattempo fa le schede di un corso di lingua, legge sillabando, mangia caramelle. Mi scopro ad ammirare la sua bellissima sciarpa, mentre il treno attraversa dei posti scuri e piatti e il nero fuori è interrotto solo dalla luce di certi lampioni inspiegabilmente accesi.

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