
Con tutte le cose che devo fare, naturalmente, mi ritrovo a sbocconcellare taralli (busta quasi finita, per fortuna, prometto che non li ricompro più, prometto solennemente) a sistemare la stanza, a sbevucchiare la birretta, a buttarmi sul letto e rialzarmi per non crollare addormentata –devo fare troppe cose stasera, tante tante cose, non posso dormire, per nessuna ragione- eccetera.
Sono un po’snervata. Per un sacco di ragioni.
E’ lunedì. Dopo la parentesi week end diluvio universale è tornato il sereno, il caldo, il cielo limpido.Non sono andata al mare come volevo. Ma sono andata via e mi ha fatto tanto bene.
Sono snervata perché mi scontro con me stessa.
Mi sgrido, mi sgridano, mi rimetto in riga, poi guardo il calendario, gli impegni della settimana, mi accorgo che tutto semplicemente
non c’entra. Posso stiracchiare le ore in tutte le direzioni, allungarle, torcerle, centrifugarle, ma restano sempre di sessanta minuti. Sessanta minuti l’una, e ci devono entrare la traduzione, la tesi, il lavoro, degli acquisti che devo fare per forza, la spesa, le lavatrici, il bagno da pulire, le docce da fare, e poi un minimo di tempo libero. Lo so, quello potrei togliermelo. Ma poi
esplodo.
Per esempio oggi pomeriggio mentre inserivo nel computer del magico mondo delle candele la terza fila di cifre (quella relativa agli elfi di vetro, già pronti e luccicanti per il Natale), mi attorcigliavo i capelli sul dito indice, li guardavo e pensavo “
certo che li devo proprio tagliare. Sono sfiniti, dal (poco, vabbè) mare e dal molto vento e dalle docce e dalla spazzola, devo proprio. Poi, accidenti, sabato ho anche una festa. Che faccio ci vado sciamannata come in negozio, con la crocchia e i pantaloni che mi calano? Uffa. Voglio andare dal parrucchiere e comprarmi un vestito”.
Mi sono fatta un rapido calcolo e no, non c’è il tempo materiale. Arrivano gli ordini dopodomani, devo vedere il professore a un certo punto, devo assolutamente consegnare la traduzione per venerdì, a costo di farla di notte.
Mentre sogno estetista, bagno turco, massaggi, trucco e parrucco come una vera miss mi convinco che se non avessi tante cose a cui pensare a casa potrei forse rubacchiare almeno una messa in piega dal parrucchiere che lavora qui sotto. E’ bravo, un po’ terza età, ma insomma, una pezza ce la metterebbe. Così ho pensato a un bel discorsetto da fare a casa, sulla ripartizione delle pulizie e delle incombenze. Mi dicono che devo essere un po’ aggressiva, io non sono molto capace, ma un discorso amichevole forse può funzionare lo stesso, penso. E poi insomma, non è che io sia poi questo esempio di virtù, non voglio sembrare noiosa. Però è vero: in tre le cose si fanno prima. Oppure si prevengono. Tipo “sarebbe carino se vi ricordaste di tirare l’acqua dopo che siete andate in bagno. O se dopo esservi cosparse di fondotinta puliste il lavandino e lo faceste tornare non dico bianco, ma almeno di un colore simile alla porcellana”. Roba così. Non dico –perché lo so che è un po’ paranoico- di piegare gli asciugamani sul porta asciugamani invece di lasciarli appallottolati uno sull’altro (tanto che il mio non si trova mai quando serve) quello me lo risparmio. Però. Il mio era un discorso sereno che più o meno recitava “falla oggi questa cosa, invece di rimandarla fino a che la casa ci crollerà sulla testa”. Niente. Una era stanchissima, l’altra aveva la febbre, e mi è dispiaciuto mettermi a fare la maestrina. E poi mi vengono i pensieri tipo
"giovedì dopo la cena hanno pulito tutto loro. Mi sono messa a chiacchierare un minuto con L. e un minuto dopo era tutto fatto. Allora sono acida ecco cosa sono. un'acidona stanca che si arrabbia per delle sciocchezze."Lo so, lo so, questo discorso è più serio di come lo dipingo. Giuro che lo so.
L’ho spuntata solo sul fatto che qualcuno, che non sono io, doveva andare a pagare la bolletta dell’acqua, appesa al frigo da una settimana.
Anch’io sono un po’stanca adesso. E’ un po’ così a quest’ora, dopo il lavoro, col freddino che punge fuori, e la birra che scalda dentro. E poi anch’io sono lenta a volte. Per esempio i miei piatti della “cena” sono ancora lì che aspettano di essere lavati. Adesso vado eh. Ancora un minutino, uno solo.
update: sono un mostro peloso. Hanno appena finito di lavare i miei piatti...