sabato, settembre 30, 2006

corrispondenze

c'è billy holiday che canta "no, no, they can't take that away from meee..."

Mi viene subito in mente woody allen e i maglioncini di cachemire e seta e i bicchieri di vino consumati in piccoli caffè con le luci basse prima del teatro o dopo il cinema. Mi viene in mente che anche questo autunno mi ha trovata in forma e piena di voglia di fare tante cose. La pigrizia, figuriamoci, mi contraddistingue sempre. Ma c'è sempre quel qualcosa, come un movimento nell'aria. Mi sono tagliata i capelli, mi piace pensarmi coperta di cose morbide e calduccine, mi piacciono le vetrine illuminate, quando come oggi, finalmente, posso ciondolare da un negozio all'altro e spendere anche qualche soldo, quando posso sedermi a un tavolino e parlare una mezz'oretta con mia madre, da femmina a femmina. E' bella, quando mi guarda con quell'aria ironica, quando mi dice che non mangerà mai più nessuna frittata di zucche come quella che faceva il nonno, quando mi chiede se sto bene e intende veramente sapere se sto bene, quando mi dice "somigli a me alla tua età" e per me è un complimento enorme.

La mamma alla mia età, era bella e rivoluzionaria, faceva le scale con sette borse della spesa e viveva in un quartiere un po' malfamato popolato di prostitute molto genuine, con cui chiacchierava amichevolmente quando le incontrava sulla porta. Lei era "la maestra". Fumava gauloise e non portava mai pantaloni: solo gonne. Lunghe. E si faceva la crocchia usando una matita. Proprio come faccio io.

Adesso, con tutti gli anni e i chili che ha addosso, sta meditando di rivoltare tutta la casa e buttare mobili, aggiungere librerie e divani letto per gli ospiti. E si arrabbia ancora se qualcuno cerca di portarle la borsa.

Io e mia madre abbiamo in comune molte cose, ma soprattutto una specie di segreto: lei sa i miei desideri senza che gliene abbia mai parlato e io so i suoi senza che lei ne parli.
Corrispondenze fra femmine feline, come dice il babbo quando ci scopre a tramare nell'ombra.
Una fortuna inestimabile.

venerdì, settembre 22, 2006

tarda sera

mentre tiro giù il bandone del magico mondo delle candele, una sera, ore otto e dieci.

-Nonna ho fame.
-Ora si cena il tempo di arrivare a casa. Com'è andata oggi a scuola?

-Bene.

-Che avete fatto?

-Un disegno.

-E poi?

-Ci hanno fatto raccontare cosa vogliamo fare da grandi.

-Ah sì? Tu cosa hai detto?

-La pittrice. O la maestra... [...]

Io e la mia migliore amica di quel tempo, in prima elementare, avevamo un piano. Progettavamo di comprare un camper. Ne parlavamo sempre nel giardino della scuola, in un punto del boschetto dove andavamo a cercare bruchi per seviziarli. Io avrei fatto la scrittrice e lei la fotografa, e avremmo vissuto lì dentro girando il mondo.

Che tenerezza, che mi sia tornato in mente.

lunedì, settembre 18, 2006

ore

Con tutte le cose che devo fare, naturalmente, mi ritrovo a sbocconcellare taralli (busta quasi finita, per fortuna, prometto che non li ricompro più, prometto solennemente) a sistemare la stanza, a sbevucchiare la birretta, a buttarmi sul letto e rialzarmi per non crollare addormentata –devo fare troppe cose stasera, tante tante cose, non posso dormire, per nessuna ragione- eccetera.

Sono un po’snervata. Per un sacco di ragioni.
E’ lunedì. Dopo la parentesi week end diluvio universale è tornato il sereno, il caldo, il cielo limpido.Non sono andata al mare come volevo. Ma sono andata via e mi ha fatto tanto bene.
Sono snervata perché mi scontro con me stessa.
Mi sgrido, mi sgridano, mi rimetto in riga, poi guardo il calendario, gli impegni della settimana, mi accorgo che tutto semplicemente non c’entra. Posso stiracchiare le ore in tutte le direzioni, allungarle, torcerle, centrifugarle, ma restano sempre di sessanta minuti. Sessanta minuti l’una, e ci devono entrare la traduzione, la tesi, il lavoro, degli acquisti che devo fare per forza, la spesa, le lavatrici, il bagno da pulire, le docce da fare, e poi un minimo di tempo libero. Lo so, quello potrei togliermelo. Ma poi esplodo.
Per esempio oggi pomeriggio mentre inserivo nel computer del magico mondo delle candele la terza fila di cifre (quella relativa agli elfi di vetro, già pronti e luccicanti per il Natale), mi attorcigliavo i capelli sul dito indice, li guardavo e pensavo “certo che li devo proprio tagliare. Sono sfiniti, dal (poco, vabbè) mare e dal molto vento e dalle docce e dalla spazzola, devo proprio. Poi, accidenti, sabato ho anche una festa. Che faccio ci vado sciamannata come in negozio, con la crocchia e i pantaloni che mi calano? Uffa. Voglio andare dal parrucchiere e comprarmi un vestito”.
Mi sono fatta un rapido calcolo e no, non c’è il tempo materiale. Arrivano gli ordini dopodomani, devo vedere il professore a un certo punto, devo assolutamente consegnare la traduzione per venerdì, a costo di farla di notte.
Mentre sogno estetista, bagno turco, massaggi, trucco e parrucco come una vera miss mi convinco che se non avessi tante cose a cui pensare a casa potrei forse rubacchiare almeno una messa in piega dal parrucchiere che lavora qui sotto. E’ bravo, un po’ terza età, ma insomma, una pezza ce la metterebbe. Così ho pensato a un bel discorsetto da fare a casa, sulla ripartizione delle pulizie e delle incombenze. Mi dicono che devo essere un po’ aggressiva, io non sono molto capace, ma un discorso amichevole forse può funzionare lo stesso, penso. E poi insomma, non è che io sia poi questo esempio di virtù, non voglio sembrare noiosa. Però è vero: in tre le cose si fanno prima. Oppure si prevengono. Tipo “sarebbe carino se vi ricordaste di tirare l’acqua dopo che siete andate in bagno. O se dopo esservi cosparse di fondotinta puliste il lavandino e lo faceste tornare non dico bianco, ma almeno di un colore simile alla porcellana”. Roba così. Non dico –perché lo so che è un po’ paranoico- di piegare gli asciugamani sul porta asciugamani invece di lasciarli appallottolati uno sull’altro (tanto che il mio non si trova mai quando serve) quello me lo risparmio. Però. Il mio era un discorso sereno che più o meno recitava “falla oggi questa cosa, invece di rimandarla fino a che la casa ci crollerà sulla testa”. Niente. Una era stanchissima, l’altra aveva la febbre, e mi è dispiaciuto mettermi a fare la maestrina. E poi mi vengono i pensieri tipo "giovedì dopo la cena hanno pulito tutto loro. Mi sono messa a chiacchierare un minuto con L. e un minuto dopo era tutto fatto. Allora sono acida ecco cosa sono. un'acidona stanca che si arrabbia per delle sciocchezze."
Lo so, lo so, questo discorso è più serio di come lo dipingo. Giuro che lo so.

L’ho spuntata solo sul fatto che qualcuno, che non sono io, doveva andare a pagare la bolletta dell’acqua, appesa al frigo da una settimana.
Anch’io sono un po’stanca adesso. E’ un po’ così a quest’ora, dopo il lavoro, col freddino che punge fuori, e la birra che scalda dentro. E poi anch’io sono lenta a volte. Per esempio i miei piatti della “cena” sono ancora lì che aspettano di essere lavati. Adesso vado eh. Ancora un minutino, uno solo.

update: sono un mostro peloso. Hanno appena finito di lavare i miei piatti...

mercoledì, settembre 06, 2006

7 e 30 del mattino

Giochiamo tantissimo a carte, io e le mie coinquiline. Nemmeno ce lo diciamo più: dopo un pranzo veloce, nell'oretta che precede il mio lavoro e la loro pennichella, una si alza a fare il caffè, l'altra mescola le carte e distribuisce, la terza va a prendere le sigarette e i fogli e la matita per segnare i punteggi.
Così, in poco più di una settimana, la routine della casetta coi mattoni rossi ha preso le sue forme. Telefoni che squillano continuamente, lavatrici che vanno a ciclo continuo, sole e cielo terso di settembre. Io leggo. Rubo gli attimi alle conversazioni, al pranzo e alla cena, mi rintano sul balcone nei momenti morti, con un pacchetto di crackers e un bicchiere di succo di frutta, e leggo. Macino le parole e segno delle frasi, cerco di ricordarmele chiudendo gli occhi e tenendo l'indice tra le pagine. Credo che questo mese concili la riflessione.

Ogni anno l'autunno gli porta di questi sentimenti. Bisogno di silenzi, di solitudine, di ricordi. Bisogno di dormire. Di ricapitolarsi. Bisogno di interiorità. La terra lo chiama a sé e lo invita a raccogliersi.

La mia solitudine viene periodicamente interrotta da me stessa. Provo a socializzare, a non rinchiudermi, ma non è facile in questo momento. E' una necessità fisica per me quella di rimettermi a posto dopo l'estate. Spolvero i mobili, risistemo i libri e -per quanto si può- i dischi, e intanto mi calibro per l'anno che comincia. L'anno, per quelli che hanno sempre vissuto in mezzo agli insegnanti e ai libri, comincia a settembre, e non c'è verso di togliersela questa sensazione.

Oggi lavoro di mattina, e deve arrivare la super spedizione dalla Danimarca. Quando il telefono si è messo a gridare polifonicamente che erano le otto io ero già sveglia da mezz'ora, che guardavo fuori dalla finestra i miei panni stesi baciati dal primo sole. Ho pensato che ogni tanto ho paura. Una specie di paura inspiegabile di non si sa che, come diceva Audrey.
Può darsi che c'entri settembre e questa luce. Mi prende così, per un nulla, quando scopro che sono finiti i cereali, quando non mi sento all'altezza dei giorni che passano, quando mi sembra che i libri che leggo parlino proprio con me.
Non mi sento infelice, non è questo.
Piuttosto mi sento come in guardia. Pronta a ricevere, come un portiere davanti al rigorista.
Le paturnie possono essere costruttive?

domenica, settembre 03, 2006

scie

Al piano di sotto c'è una festa. Una festa in giardino, con le citronelle accese (infatti le zanzare si sono trasferite qui) e gli invitati che fanno brusio. O che come falene intorno alla lampada... eccetera eccetera. Sì sono tornata. Sono nella mia camera invasa dai vestiti, dalle lavatrici da fare e dai segni dell'arrivo prematuro dell'autunno. Tazze di tè, biscotti al cioccolato sul comodino, copertina di lana sul letto.

La mia vacanza è stata speciale. Fatta di momenti di ozio e di chiacchiere e di chiacchiere con me stessa. Fatta, come al solito quando mi sposto, di momenti in cui mi riempio gli occhi di colori. Ibisco, bouganville, cieli, mari. E il naso di odori. Bagnoschiuma, salsedine, vento. Tantissimo vento.
Al mio ritorno qui, il magico mondo delle candele era già aperto da due giorni e le cose da fare si erano moltiplicate per dieci. Dopo due ore sommersa fra le piante finte e gli scatoloni, a spolverare e sistemare, mi sono resa conto che la mia testa vagava altrove e inseguiva tantissime traiettorie. Mi partivano i pensieri da soli e si intrecciavano come scie di aerei: ho pensato tutto quello che voglio fare in questo settembre: cose belle, cose interessanti, cose faticose, pensavo a come incastrare tutto e a come perdere il meno possibile per strada. E alla fine, in qualche modo e nonostante tutto, ho perso un po' di serenità e forse anche qualche sorriso. Per rimediare ho chiuso gli occhi e mi sono vista sul balcone della casa al mare che facevo le bolle di sapone a favore di vento con addosso la camicia da notte rosa mentre aspettavo che salisse il caffè.
Incredibile come abbia funzionato all'istante.

E' settembre. Oggi fa un anno preciso che vivo qui nella casetta coi mattoni rossi. Dovrei fare qualche bilancio. Ci ho provato, un pochino, a pensare che è passato già un anno. Per tutte le cose che sono successe potrebbero essere tre, ma la sensazione è che sia stato un soffio veloce.
Quello che conta è che quando sono scesa dall'aereo e ho pensato "ecco torno a casa" la casa era questa. Senza il minimo tentennamento era questa. E sì, è stata una bellissima sensazione.

Intanto la festa al piano di sotto comincia a virare sul tranquillo. Anch'io abbasserò la musica. Vado a nanna, ma non a dormire, a leggere, ché questa nottata è dolce e sembra fatta per i pensieri leggeri e vaganti.