venerdì, luglio 21, 2006

sicurezze

Trentanove gradi, ufficialmente.
Però il termometro della farmacia della piazza ne segna 42. Il solito esagerato, lo so.
La gatta urlatrice è magra magra, vagabonda da una mattonella all'altra, non trova pace. Io cammino sulle righe, a piedi nudi, inseguita dal sonno.
Faccio due minuti di zapping e mi annoio ancor prima di arrivare alla fine della tastiera del telecomando. Spengo, ricomincio la mia passeggiata dal frigo al computer, dal computer alla camera, frugo nel mio vecchio armadio, ci sono tante cose che potrei portare via.

Ho vissuto vent'anni in questa casa. Ci cammino tranquillamente al buio senza sbattere nei mobili né nelle pile di libri e videocassette che saltano fuori da ogni angolo. Stanotte ci ho dormito, mi sono appropriata del lettone gigante dei miei, rassicurante e soporifero. Eppure ho avuto il mio incubo ricorrente (quello in cui devo partire di corsa e mi accorgo di aver lasciato tutti i bagagli sul marciapiede mentre il treno parte) e al risveglio non capivo dov'ero.

-Come va lì? E' un bel posto?
-Sì, per ora non abbiamo scoperto molto... in casa tutto bene?
-Sì, tranne la gatta che è disperata perché non ci siete.
-tu stai bene?
-ma sì, mamma sto bene
-Sicuuura? E mangi? Mangia un po' di carne ogni tanto eh, mi raccomando...
-dai mamma... Senti piuttosto..
-dimmi
-penso che partirò anch'io per una settimana...
-Ah sì?
-Sì...
-...
-Pronto?
-Posso farti delle domande o no?
-dai mamma, ne parliamo quando torni va bene?
-Ma sì, come vuoi. Sei grande sai.

Che buffo, mi è sembrato di vederla, di là dal filo del telefono, con quella faccetta di quando mi prende in giro e ridacchia .

giovedì, luglio 13, 2006

colpi di sole

Nel magico mondo delle candele ci fa buca, come si dice da queste parti. I nostri clienti sono spesso un po' eccentrici, e parlano dei fatti loro come se fossero sotto il casco del parrucchiere. Mammine coi figli (ci sono due scuole vicino al negozio), signori appassionati di giardinaggio e naturalmente anche meravigliose vecchiette con i capelli in ordine, il carrellino con la spesa, cinque paia di occhiali e le foto dei nipotini nella tasca della giacca (ho visto più foto di bambini sorridenti da quando sono in quel negozio che in una vita, davvero). Io e il mio capo ci deliziamo giorno per giorno con gli aneddoti sul cliente più assurdo o la richiesta più insolita. La mia preferita recentemente è stata una bambina di una decina d'anni, tenerissima, che è entrata, ha comprato la sua candelina a forma di cuore e poi mi ha guardata e ha detto "io le adoro le candele! E questo posto è bellissimo, è così profumato!" con un'enfasi da diva del cinema.

Io coi matti ci convivo benino, è dal liceo che li attiro come una calamita, ormai più o meno so come gestirmi le situazioni. Ma oggi veramente è stato un po' troppo, anche per me.

Il primo matto di oggi era di quelli che non si riconoscono: camicia azzurra, pantaloni con la piega, rispettabile barba bianca. Un insospettabile insomma.
Entra a grandi falcate e con voce altissima dice (davvero eh) "ho bisogno di erba".
Evito facili battute e rispondo che non teniamo semi e nemmeno erba sintetica, ma solo terriccio e fertilizzanti. E lui continua:
"ma allora perché avete questo nome da negozio di giardinaggio? eh? con un nome come questo dovete per forza tenere anche l'erba!"
Ehh... sospiro. Sorrido perché devo, e spero tanto che con la battuta finale della commessa esasperata se ne vada.
"ha perfettamente ragione. Lo farò presente ai titolari"
"bene! A presto buona serata!"
(Andata) "grazie buonasera".
Almeno sembrava cordiale.

Poi c'è stata la signora spocchiosa delle 12. No, questa non era matta, era terribile e basta. Entra con l'abbronzatura di una che vive in barca per tre mesi all'anno, compra dei fiori e cerca di chiacchierare mentre le faccio il pacchetto.
"che caldo vero?"
"eh sì. Specialmente sotto queste luci.."
"ah guardi, non mi dica nulla. Pensi che mi hanno fissato il campo da tennis alle cinque! Si rende conto... Io non so davvero come ragiona la gente..."
"eh.. davvero.. "

Nel mezzo una mammina normale e una signora normale.
Poi uno che voleva che gli cambiassi 50 pezzi da 10 euro con una banconota da 500. Poi il matto che strilla quando passa in bici ha deciso di fermarsi e dare un'occhiata al negozio, ma è uscito senza dire una parola.
Alle 12 e 50 credevo di averla fatta franca ed ero già lì che sistemavo per chiudere.
Ed ecco l'exploit finale.

Entra questa signora di una certa età, bianca come il marmo, madida di sudore, coi capelli tirati e un vestitino simile ai prendisole che mi metteva la mia mamma nel 1986, con la gonnellina corta le bretelline e abbottonato davanti. Si avvicina dicendo "è permesso?"
"Salve, sono una presentatrice di prodotti cosmetici. Posso mostrarle il nostro catalogo?"
"Ehm.. Sì, grazie.. ora sarei impegnata, lo posso tenere?"

E' quello che dico sempre a tutti quelli che portano volantini o pubblicità o cose del genere. Poi quando escono uso la carta per scriverci su gli appunti o la butto. Ma in questo caso ho scatenato un vero e proprio dramma umano. La signora mi guarda fissa come se l'avessi davvero profondamente delusa.
"Ma assolutamente no che non lo può tenere! ma perché tutti mi chiedono se possono tenere il catalogo!? Non è mica una pubblicità porta a porta, io vendo prodotti di altissima qualità, mica spazzole!"
"Scusi sa, non avevo capito.." Cerco di giustificarmi "è che non posso sfogliarlo qui, quindi pensavo di potergli dare un'occhiata con più calma..." Niente tutto inutile. Anzi pare che la situazione peggiori.
"calmaaa? Ma quale calma!? E quante volte pensa che possa tornare qui io? Guardi, mi fa anche male questo braccio (e mi mostra il braccio dal gomito al polso) a furia di portare il borsone e i prodotti..."
E' proprio disperata, e cerco la prima scappatoia che mi viene in mente che ovviamente si rivela un disastro anche peggiore dei precedenti.
"Mi scusi, davvero ma non posso proprio venirle incontro..."
"Ma non è lei che viene incontro a me, sono io che le faccio un favore non capisce?! Le porto a casa prodotti straordinari a prezzi ridicoli, e.. e.."

e basta però.

"Signora scusi ma devo proprio lavorare.."
"E se spende settanta euro le regaliamo anche delle bellissime tazzine da caffè..."
"davvero, Signora la prego.. "

Si riprende il preziosissimo catalogo e se ne va mormorando qualcosa sui colori che potrebbero donare alla mia carnagione.

Mi ha preso una tristezza mostruosa. Sono scappata dal negozio con diecimila cose da fare tra cui un giro in banca, dove dopo una coda di un'ora sono finalmente riuscita a raggiungere una cassiera distrutta dalla stanchezza almeno quanto me. Ho fatto quel che dovevo e poi ho chiesto la stampata dei miei movimenti bancari. Lo faccio sempre giusto per essere sicura di non andare in rosso.

Sorpresa.

E' arrivata la quattordicesima.
E non è per tirarmela, ma me la merito.

mercoledì, luglio 12, 2006

12 luglio


...Buon primo compleanno, Fortezza.

giovedì, luglio 06, 2006

km 1000

in questo periodo le cose che voglio scrivere finiscono sul quadernino e non sul blog.

Penso tanto, corro continuamente, mangio se capita, concludo quasi tutte le serate sotto la doccia a mettere a posto mentalmente le carte della tesi che ogni tanto si arena su giri sbagliati e mi tocca ricominciare da capo, come se non avessi scritto quello che ho scritto e come se non avessi pensato quello che ho pensato. Credo che questa sia la cosa più difficile fra le tante che già mi sembrano molto complicate: non sono brava a svuotare il cervello dal resto quando mi siedo a quel tavolo con la famosa matita a reggere i capelli. Riprendo in mano la scaletta, riparto dall'ultima frase -come insegna Hemingway sempre lasciata a metà- e cerco di non incartarmi correndo dietro a dieci argomenti ma seguendone invece solo uno. Faccio tanta fatica. Poi mi bruciano gli occhi perché sto tanto al computer, e poi la notte sogno lettere e numeri e righe che si intrecciano come file di formiche. Cerco di uscire, la sera, per decomprimere un po', ma non sempre ci riesco. Le partite sono una buona scusa però.

Ieri a vedere Francia Portogallo eravamo in tre e sembrava di essere sul divano di casa dei miei. Bandite le scarpe, pastasciuttina buona e piccantina consumata sul divano con bicchiere di vino incastrato fra le ginocchia, caldo tanto, chiacchiere lente. Qualche preoccupazione volante, il solito litigio culminato in pizzicotti e sgambetti, partita noiosa, ma noiosissima. Gelatino delle undici e mezza, due passi, un po' d'aria fresca, la vespa che arriva al km 1000 e quindi deve essere portata dal pediatra.


Il problema è che sono distratta e non sono capace di programmarle, le settimane. Chi se ne era accorto che eravamo a luglio? Se non mi chiamava la padrona di casa questo mese mi dimenticavo di pagare l'affitto. Il babbo mi ha chiesto se gli copiavo un disco e io l'ho fatto, poi sono andata a trovarlo col disco in borsa, abbiamo preso il caffè, e sono andata via senza darglielo. Oggi mentre parcheggiavo mi si è impigliato un sandalo nel cavalletto e sono caduta con in braccio il motorino, addosso a una bici parcheggiata. Il proprietario della bici che era lì vicino ha guardato la scena e se avesse avuto un fumetto sulla testa ci sarebbe stato dentro solo un gigantesco punto interrogativo. Mi ha chiesto se stavo bene, ho chiesto se la bici era a posto e il simpatico signore ha detto ammiccando "sì, l'hai colpita con una parte morbida".

Ho fatto finta che fosse un commento gentile, (perché forse lo era) ma poi ho pensato "ok biondina, è ora di prendersi una pausa..."

lunedì, luglio 03, 2006

inizi


Lui arriva col furgone per il trasloco, lei gli apre la porta e gli dice
"io non ho mamma e papà ma c'è qui la biondina testimone che mi metto nelle tue mani..."

E a me è scesa giù una lacrima grande e tonda come una biglia.