Ho ancora l’odore della crema per le mani che a volte mi do quando maneggio troppo la terracotta. Un barattolo da due euro e cinquanta che ho comprato un giorno all’Esselunga e sa, più o meno, di cocco e legno. La terracotta asciuga la pelle, ma tantissimo, è la stessa sensazione di quando si tengono a lungo le mani nella farina.
Mi sono fatta una sigaretta col tabacco, ché il pacchetto era finito.
Ieri, quasi senza spiegazione, mi sono messa a piangere in negozio, tanto non c’era nessuno. Il motivo futile era che mi era saltata la connessione internet, per via del temporale, ma chissà che c’era sotto. Chissà se era solo colpa del famoso ormone calante. Mah. So che quando è tornato il sole mi è tornato anche l’umore buono di prima.
Ho scoperto che se non mi trucco per due giorni di fila sembro piccola piccola, e se poi mi metto la molletta fra i capelli a fermare la frangetta completo l’opera e la gente comincia a chiedermi “bellina, dov’è la tua mamma ti sei persa?”
Ho perso la compulsione allo shopping da quando non guardo regolarmente la televisione. Che meraviglia, entrare nei negozi e non sentirsi obbligata all’acquisto di qualcosa purché sia.
La mia mamma è rimasta convinta che io sia fidanzata con Marco Travaglio da quando una volta gliel’ho detto per scherzo.
“Ma no mamma, scherzavo, davvero”
“Sai con te non si può mai dire. Sei sempre tanto misteriosa..”
“Ma dai mamma, ma ti pare che io frequenti Travaglio!? Ma scherzavo, su..”
“Comunque dimmelo in tempo, casomai, per favore, ché vado a farmi i capelli”
“...”
“Insomma hai capito.”
“...”
La vespa è in riserva. Ridi e scherza ho già fatto 160 km. Chissà dove sono andata.
La stanza è un casino.
La mia coinquilina ha tenuto un’arringa sulle pulizie e questa volta, devo ammettere, aveva ragione lei.
La conversazione con L. seduti su un gradino fino alle due di notte, sfidando la sveglia di stamattina, è stata severa. Poi ci siamo abbracciati e questo è bastato, o almeno a me basta, per sapere che certe cose sono ancora al loro posto. Non proprio tutte, ma insomma.
Dal quadernno viola, 24 febbraio 2003.
E’ così fragile questa conchiglia in cui sto chiusa. E’ durissima dentro –assolutamente impossibile uscirne- e del tutto insufficiente per la difesa. Possono scalfirla e scheggiarla tutti. Eppure c’è il sole, la settimana è nuova, e se i giorni possono perché non posso ricominciare anch’io? Perchè non poso riavere la luce dell’oceano, quando mi sono svegliata fra le dune di sabbia e non c’era vento e nessun rumore, e la sabbia si era modellata alle mie forme e in lontananza c’erano amiche che raccoglievano conchiglie? Ora sono inseguita dalla mia ombra.. [...]Posso annunciare con un certo orgoglio che nella battaglia fra me e la mia ombra, per adesso ho vinto io. Mica roba da poco, perché quelle pagine lì, fino all’anno scorso mi sembravano tanto vicine anche se erano lontane cronologicamente e adesso invece le leggo e mi sembra di avere davanti tutta un’altra persona. Certo, un po’ di pernacchie le ombre te le fanno sempre, se abbassi la guardia.
Però adesso io e i folletti dispettosi siamo amici, giochiamo a briscola sulla coperta a righe, la sera.