lunedì, maggio 29, 2006

svampita


"avresti bisogno di parlare. Guarda che mica solo io non dico le cose, tu sei campione del mondo di brontolate (giuste eh, lo so) ma se qualcuno ti dice qualcosa ti sdegni subito"

"eh... qualche volta sei saggia anche tu..."

E così si conclude una conversazione strana, fatta come al solito di notte e che come al solito mi lascia così, con le idee non tanto chiare, eppure chiarissime, e con un sacco di sonno addosso, che poi recuperarlo durante la settimana è difficilissimo.
Nel frattempo è lunedì, mangio l'uovo di cioccolata avanzato del figlio di M. ascolto i risultati elettorali e disegno cerchi su un foglio giallo, un cerchio dentro l'altro, poi un altro e un altro ancora...

e penso ma come si fa, forse bisogna respirare più piano, forse conviene fissare un punto e poi girare e poi ritrovare quel punto come Billy Elliott quando impara a fare le piroette, sì via, forse si fa così.
Sennò è un disastro: è un periodo che sono un po' svampita va bene, ma appena mi concentro un po' di più su qualcosa la cosa accanto si spacca e va raccolta prima che la macchia si allarghi sul tappeto...

sabato, maggio 20, 2006

con calma

Quando penso a cosa fare se sono un po' spersa, se non mi tornano i conti, se mi manca un po' di pace e un po' d'equilibrio io penso al mare. Un richiamo vero e proprio, una vera necessità, trovarsi vicino all'acqua, sentirne il rumore, respirare il sale. Più che spersa ieri ero un po' sovraccarica di sentimenti, le alternative erano fare una corsa e sudare più possibile oppure spalmarmi al sole e leggere e non pensare a nulla. E' andata così.
Castiglioncello, al solito, quando abbiamo solo un giorno a disposizione, è la meta. Terra di Macchiaioli, di colori pieni e di scogli. Un po' selvatico eppure tanto alla moda, un po' di Firenze bene già circolava per la passeggiata, col golfino legato sulle spalle e i capelli spettinati dal vento.
Perché il vento oggi tirava fortissimo, e dava l'illusione che facesse freddo, tanto che adesso che sono al calduccio a casa mi rendo conto che la pelle mi tira perché il sole in realtà picchiava. E adesso posso ricominciare così, la giornata sembra nuova anche se sta per finire, guarderò un film credo, forse leggerò.

La serenità che ho conquistato oggi ha una piccola ombra: l'ombra della perdita di un amico caro dei miei genitori, un uomo che faceva parte di tutta un'altra vita che i miei facevano e ora non fanno più. Sarebbe un discorso lungo da fare, un discorso che comincia col fatto che i miei, la loro vita prima che arrivassi io, la custodiscono abbastanza gelosamente. Le passioni, la giovinezza, le lotte, le case del popolo, i viaggi in autostop, le sbronze, i miei non ne parlano tanto con me. Non perché ci sia qualcosa da nascondere, ma perché è storia personale, privata. Ogni tanto salta fuori questo e quello, qualche aneddoto tipo "sì a quella tale manifestazione c'ero anch'io; buttarono giù dei mobili dalle finestre e quello accanto a me fu preso da un armadio e rimase in sedia a rotelle". Io chiedo e loro aprono come delle finestre, nominano delle persone che magari non vedono da vent'anni e che io mi ricordo di aver visto circolare per casa quando ero piccola, ricostruisco frammenti ed energie spese, e mi piace, ma mi piace tanto anche sapere che quel vissuto in buona parte è solo roba loro. Mi piace che dopo trentatre anni di matrimonio questi due ancora abbiano delle cose di cui ridacchiare o piangere in segreto.

Questa storia c'entra e non c'entra, lo so. Fatto sta che l'amico in questione era uno di quelli che collegavano me e la mia famiglia alla loro storia, uno che veniva a casa a sorpresa e cominciava a parlare di sé buttandoci in mezzo ricordi sparsi che mi aiutavano ad aprire quelle finestre da cui ogni tanto ho sbirciato. Per non parlare del fatto che adorava il fatto che io studiassi i classici americani, e perciò mi chiamava a volte apposta per consigliarmi chissà che borsa di studio o chisà che saggio. Persona a volte faticosa, va detto. Però è un po' strano pensare che non ci sia.

Così ecco qua, una serata galleggiante, fra vaghe memorie e acqua, fra lavanda profumata colta durante la giornata e stanchezza buona di una giornata di mare e insieme la voglia di raccogliersi un attimo pensare, mettere insieme certi attimi per essere sicuri di portarseli dietro, comunque.

giovedì, maggio 11, 2006

fatti

Ho ancora l’odore della crema per le mani che a volte mi do quando maneggio troppo la terracotta. Un barattolo da due euro e cinquanta che ho comprato un giorno all’Esselunga e sa, più o meno, di cocco e legno. La terracotta asciuga la pelle, ma tantissimo, è la stessa sensazione di quando si tengono a lungo le mani nella farina.

Mi sono fatta una sigaretta col tabacco, ché il pacchetto era finito.

Ieri, quasi senza spiegazione, mi sono messa a piangere in negozio, tanto non c’era nessuno. Il motivo futile era che mi era saltata la connessione internet, per via del temporale, ma chissà che c’era sotto. Chissà se era solo colpa del famoso ormone calante. Mah. So che quando è tornato il sole mi è tornato anche l’umore buono di prima.

Ho scoperto che se non mi trucco per due giorni di fila sembro piccola piccola, e se poi mi metto la molletta fra i capelli a fermare la frangetta completo l’opera e la gente comincia a chiedermi “bellina, dov’è la tua mamma ti sei persa?”

Ho perso la compulsione allo shopping da quando non guardo regolarmente la televisione. Che meraviglia, entrare nei negozi e non sentirsi obbligata all’acquisto di qualcosa purché sia.

La mia mamma è rimasta convinta che io sia fidanzata con Marco Travaglio da quando una volta gliel’ho detto per scherzo.
“Ma no mamma, scherzavo, davvero”
“Sai con te non si può mai dire. Sei sempre tanto misteriosa..”
“Ma dai mamma, ma ti pare che io frequenti Travaglio!? Ma scherzavo, su..”
“Comunque dimmelo in tempo, casomai, per favore, ché vado a farmi i capelli”
“...”
“Insomma hai capito.”
“...”

La vespa è in riserva. Ridi e scherza ho già fatto 160 km. Chissà dove sono andata.

La stanza è un casino.

La mia coinquilina ha tenuto un’arringa sulle pulizie e questa volta, devo ammettere, aveva ragione lei.

La conversazione con L. seduti su un gradino fino alle due di notte, sfidando la sveglia di stamattina, è stata severa. Poi ci siamo abbracciati e questo è bastato, o almeno a me basta, per sapere che certe cose sono ancora al loro posto. Non proprio tutte, ma insomma.

Dal quadernno viola, 24 febbraio 2003.
E’ così fragile questa conchiglia in cui sto chiusa. E’ durissima dentro –assolutamente impossibile uscirne- e del tutto insufficiente per la difesa. Possono scalfirla e scheggiarla tutti. Eppure c’è il sole, la settimana è nuova, e se i giorni possono perché non posso ricominciare anch’io? Perchè non poso riavere la luce dell’oceano, quando mi sono svegliata fra le dune di sabbia e non c’era vento e nessun rumore, e la sabbia si era modellata alle mie forme e in lontananza c’erano amiche che raccoglievano conchiglie? Ora sono inseguita dalla mia ombra.. [...]


Posso annunciare con un certo orgoglio che nella battaglia fra me e la mia ombra, per adesso ho vinto io. Mica roba da poco, perché quelle pagine lì, fino all’anno scorso mi sembravano tanto vicine anche se erano lontane cronologicamente e adesso invece le leggo e mi sembra di avere davanti tutta un’altra persona. Certo, un po’ di pernacchie le ombre te le fanno sempre, se abbassi la guardia.

Però adesso io e i folletti dispettosi siamo amici, giochiamo a briscola sulla coperta a righe, la sera.

sabato, maggio 06, 2006

panorama

Ecco, è arrivato il cielo grigio.
lo annunciavano da tutta la settimana, invece giornate limpide e terse e tepore e voglia di gelato finché dovevo star chiusa in negozio e oggi, sabato, dormita strepitosa stamattina, stiracchiamento, colazione, affitto da pagare... e infine le nuvolone. Pazienza, mi dico.

Come stai?

Sto bene. Ho fatto un bel viaggio nel ponte del primo maggio, ho visto il mare, bevuto il vino, fatto le foto, sonnecchiato.. proprio tutto quello che ci voleva. Sono tornata a casa il primo sera ho posato le borse, preso la tisana con L., e poi come le ragazzine ai tempi della scuola abbiamo parlato sotto il piumone per ore, e quando abbiamo spento la luce era tardissimo.

Sono passati un giorno, poi due, poi giovedì mattina mi si materializza davanti al negozio il babbo con la vespa nuova. Me l'ha portata ridacchiando, dicendo "è bellissima è bellissima, qualche volta me la presti?" Ed eccola lì, rossa, luccicante, proprio quella che volevo a quattordici anni. Quando poi arrivò il Sì mi sembrava oro puro, mi ricordo quando mi insegnavano ad andarci avanti e indietro per la strada davanti a casa. Lunedì lo rottamano, il vecchio Sì, ed è un po' un cambio di generazione, a pensarci.

Giro per la città pensando a quello che potrò fare quest'estate, i concerti, i parchi, mi sembra tutto a portata di mano. Canticchio canzoni sceme, mi sembra impossibile arrivare al lavoro in quindici minuti.

Mi piace questa serenità, mi sembra di meritarla in un certo senso, mi piace fare colazione sul balconcino e vedere gli alberi intorno, mi piace sentire che mi sto muovendo, ma come in acqua, con la stessa morbidezza e la stessa assenza di rumore violento. Certo, la stanchezza si fa sentire, in quella zona che parte dal collo e arriva proprio sotto la scapola. Si fa sentire sotto forma di muscoli tesi e postura sbagliata.

Ma pazienza, l'importante è essere in piedi.