l'interruzione del silenzio
Comunque stamattina mi sono svegliata col panico, coi respironi e con l'ansia dei vecchi tempi. E pioveva pure. E in casa c'era un silenzio incredibile.
Era come stare dentro una bolla, come sott'acqua. Ci ho messo un po' a riprendere il filo dei miei discorsi. Ho acceso la musica. Ho cercato di leggere. Ho letto di Frederica Potter, di come si senta a disagio al suo primo incontro di poesia a casa di Raphael, il famoso professore che le spiega Mallarmé.Mentre pedalava per le strade buie fu raggiunta da Hugh e poi da Alan. Percorsero Silver Street pericolosamente affiancati, e attraversarono il fiume.
- Come ti è sembrato Frederica?
- Che orribile piacere proviamo nel dedicarci alla critica, - disse Frederica. - Ci mettiamo un sacco di intelligenza, brutalità e autocompiacimento. Ma alcune erano vere poesie. Le vostre, per esempio.
- Sono lusingato, disse Alan.
- Era una poesia d'amore - disse Hugh. - In cui si taceva il punto cruciale
- Che orribile piacere proviamo nel dedicarci all'amore, - disse Alan. -La stanza era satura d'amore. Sono tutti innamorati di Raphael.
Frederica fece una sbandata e ritrovò l'equilibrio.
- A volte mi domando di chi sei innamorato tu, - disse.
- Io?
- Tu.
- Non verrei certo a dirlo a te, Frederica Potter. E' una faccenda tremenda, l'amore.
Questa volta fu Hugh a sbandare. Si urtarono tutti e tre, districarono i manubri, proseguirono.
Quando finalmente ho ritrovato un po' di calma ho deciso di sfidare il freddo e l'acqua e fare due passi. Sono andata al bar pasticceria sotto casa e ho chiesto un cornetto integrale e un cappuccino. La proprietaria puliva la macchina con cui fa la cioccolata calda. O meglio, come in seguito ho scoperto, con cui tiene sempre in caldo e in movimento la cioccolata che loro stessi producono.
Le chiedo qualche spiegazione e lei, fiera, mi racconta che la cioccolata la fanno da trent'anni, e che quella che fanno con la macchinetta al bar è tutta un'altra cosa. E' latte, col cacao del supermercato.
Devo aver avuto la classica faccina ina ina da "ho cinque anni e ho perso la mamma al centro commerciale". La signora, burbera ma un po' materna, ha riconosciuto il mio appello muto e mi ha detto "te la faccio assaggiare, ti va?" E' tornata con un bicchierino di vetro e mi ha detto "dimmi se non è eccezionale"
Era eccezionale.
Ed era un regalo di quelli che ti fanno credere che il mondo sia ancora capace di essere buono.
Così mi è passata definitivamente la luna.
Mi sono incamminata per la strada bagnata ed ho incontrato E. dal vinaino nuovo che hanno aperto dalle parti di casa sua. Un posto simpatico che odora di nuovo e che fa un aperitivo a base di vino e cucina calabrese. Il proprietario è un tipo che in un'altra via di Firenze ha un pub irlandese dove qualche volta suonano anche dal vivo, anche se in tutto saranno 25 metri quadri. L'amico del proprietario ci ha consigliato due vini e poi ci ha fatto la corte, a tutte e due, mentre io e la mia amica cercavamo disperatamente di parlare fra noi. Quando alla fine ha ceduto, noi siamo riuscite, dopo due mesi forse, a fare due chiacchiere da sole.
Per qualche motivo i nostri ultimi incontri si erano sempre svolti in mezzo a comitive di cinque dieci persone. Incontri piacevoli, gente bella. Ma certe amiche noi figlie uniche le eleggiamo a sorelle, e ci tiene insieme un filo strano. Le amiche così vengono prima della politica, del liceo e delle scelte di vita. C'è semplicemente bisogno di guardarle un attimo, capire che hanno capito, sentirsi protetti.Così quando sono tornata a casa un paio d'ore fa ero a posto. Pacifica, senza più paura.
E in casa era tornato quel brusio di sempre.
I muri chiacchieravano di nuovo e la bolla non c'era più.











