note dal ferragosto
Guardo la data e mi tiro le orecchie da sola. Tutto questo tempo senza scrivere. Male biondina.
Non è che non scriva più perché non ho niente da dire. Tutto il contrario, ho così tante cose per la testa che a mala pena le tengo strette nella memoria del quadernino mentre piango e rido insieme come la maschera tragica, e sono costretta a rifarmi il trucco venti volte al giorno per ricordarmi che faccia ho e come sono fatta, perché mi sembra di cambiare espressione continuamente, di essere io una pagina su cui tutti scrivono e leggono.
Mi si legge ultimamente.
Guardo tutto, tocco tutto, mastico, annuso, fremo.
Quando le persone mi guardano mi vedono, sembra. Per esempio pochi giorni fa ho incontrato un vecchio conoscente per strada, gli ho fatto un cenno di saluto pensando che non si ricordasse nemmeno il mio nome, invece lui si è fermato abbiamo chiacchierato un po' lì, poi abbiamo bevuto una birra al volo, e fra le chiacchiere di circostanza viene fuori che si ricorda veramente chi sono, qual era il mio soprannome, dove abitavo quando ancora ci si incontrava più spesso, cose così. Mi ha stupito così tanto che non sapevo più che pensare. Ho sempre creduto che tutte le persone che frequentavo in quel periodo in veste di fidanzata ufficiale di qualcuno avessero dimenticato totalmente che esistevo. Ma la cosa degna di nota in questa storia è che io mi sono fermata, ho chiacchierato e bevuto, quando invece fino a poco tempo fa avrei cambiato timidamente marciapiede cercando di passare inosservata.
Accumulo minuti passati nelle stazioni, fra treni, borse, e cose sparse. In quei minuti metto insieme tutto quello che vorrei scrivere e poi lo appunto sul mio quaderno.
"Il blog", mi dico.
Quando rileggo quello che ho scritto sul quaderno penso che certe cose non so farle uscire da me, dalle pagine che sono solo mie, dal mio personale cerchio di immagini e di ricordi. E' una forma di egoismo lo so. Io tendenzialmente sono abbastanza generosa, non tengo le cose solo per me, condividere mi piace. Ma il mio scrivere è egoista: sono gelosa delle parole e delle immagini che evocano, temo di perderle per sempre se non le trattengo in questo modo. Mi è capitato, di perderle ed è stato triste perché, senza volerne fare poi un caso, credo che siano la cosa più preziosa che ho.
Mi sento bene, piena di vita e di palpiti, ma ammetto di avere un po' paura.
Di tante cose. Per esempio delle mail di aggiornamenti dei miei amici in giro per il mondo. Si va dalle notizie più semplici (tema ricorrente del 2006: i matrimoni. Si sposano tutti. O fanno i figli. Un'epidemia) a quelle più difficili come gli aggiornamenti dal latino america, da cui cerco di sbucciare più informazioni possibile e che comunque mi lasciano sempre un po' scossa.
Poi ho paura per la mia famiglia, a momenti. Oggi eravamo tutti all'Ikea e i miei si sono fatti prendere dall'agitazione, dall'ansia, tanto che mi sembrava di dover tenere insieme tutti i pezzi prima che si sparpagliassero in giro. La mamma ha retto meglio, anche se le è venuto il cattivo umore, e quando le ho detto "ma come farò a occuparmi di voi se siete così fuori conrollo?" Lei mi ha risposto che non ha mai avuto bisogno che qualcuno si occupasse di lei, figuriamoci.
La mia battuta era infelice, lo so, ma era davvero una battuta.
La sua risposta è però esattamente quella che avrei dato io, e con la stessa ritrosia e stizza. E mi sono resa conto che qui tutta questa forza che tiriamo fuori giorno per giorno noi femmine del clan rischia di farci cadere a pezzi se non stiamo attente. Io ci sto attentissima, figuriamoci. Anche troppo.
Però.
Ho letto dei racconti ultimamente.
L'ultima cosa che ho scritto sul quaderno è proprio un frammento di un racconto che ho letto, che dice:
"E' come stare sulla spiaggia di notte nel punto in cui arrivano le onde più lunghe, sentirne il suono al buio e gli spostamenti d'aria senza vedere, averle intorno, vuoto e pieno, vuoto e pieno. La maggior parte di loro arriva a malapena a toccarti, ma una ogni tanto ti travolge e quando si ritira è anche peggio, ti lascia di nuovo soltanto un corpo isolato nel buio. Va così io non posso farci niente.
Mi sembrava così bello. Mi sembra quasi di sentire il rumore, di quelle onde. E del buio e della notte. Non dovrebbe essere rassicurante visto che parla di solitudine. Ma ha qualcosa di familiare e di rilassato, una specie di fatalismo saggio. Saper mollare ogni tanto non sarebbe male, mi dico.
E' che a volte ho anche paura di tutta questa bellezza che mi circonda, di certi momenti in cui mi sento quasi felice e vorrei godermi la sensazione senza vederla sporcata appunto, dalla paura.
Che strani contorcimenti lo so.
Adesso parto veramente per le vacanze. Una cosa che mi fa sorridere ogni volta che ci penso. Anzi, per la verità ogni volta che ci penso mi do un pizzico, perché non mi sembra vero, mamma mia.
Mi spiace se questo post sembra un po' un mosaico. E' che vorrei farci entrare tutto, ma tutto non ci può proprio entrare.
Ci si sente a settembre.
Non è che non scriva più perché non ho niente da dire. Tutto il contrario, ho così tante cose per la testa che a mala pena le tengo strette nella memoria del quadernino mentre piango e rido insieme come la maschera tragica, e sono costretta a rifarmi il trucco venti volte al giorno per ricordarmi che faccia ho e come sono fatta, perché mi sembra di cambiare espressione continuamente, di essere io una pagina su cui tutti scrivono e leggono.
Mi si legge ultimamente.
Guardo tutto, tocco tutto, mastico, annuso, fremo.
Quando le persone mi guardano mi vedono, sembra. Per esempio pochi giorni fa ho incontrato un vecchio conoscente per strada, gli ho fatto un cenno di saluto pensando che non si ricordasse nemmeno il mio nome, invece lui si è fermato abbiamo chiacchierato un po' lì, poi abbiamo bevuto una birra al volo, e fra le chiacchiere di circostanza viene fuori che si ricorda veramente chi sono, qual era il mio soprannome, dove abitavo quando ancora ci si incontrava più spesso, cose così. Mi ha stupito così tanto che non sapevo più che pensare. Ho sempre creduto che tutte le persone che frequentavo in quel periodo in veste di fidanzata ufficiale di qualcuno avessero dimenticato totalmente che esistevo. Ma la cosa degna di nota in questa storia è che io mi sono fermata, ho chiacchierato e bevuto, quando invece fino a poco tempo fa avrei cambiato timidamente marciapiede cercando di passare inosservata.
Accumulo minuti passati nelle stazioni, fra treni, borse, e cose sparse. In quei minuti metto insieme tutto quello che vorrei scrivere e poi lo appunto sul mio quaderno.
"Il blog", mi dico.
Quando rileggo quello che ho scritto sul quaderno penso che certe cose non so farle uscire da me, dalle pagine che sono solo mie, dal mio personale cerchio di immagini e di ricordi. E' una forma di egoismo lo so. Io tendenzialmente sono abbastanza generosa, non tengo le cose solo per me, condividere mi piace. Ma il mio scrivere è egoista: sono gelosa delle parole e delle immagini che evocano, temo di perderle per sempre se non le trattengo in questo modo. Mi è capitato, di perderle ed è stato triste perché, senza volerne fare poi un caso, credo che siano la cosa più preziosa che ho.
Mi sento bene, piena di vita e di palpiti, ma ammetto di avere un po' paura.
Di tante cose. Per esempio delle mail di aggiornamenti dei miei amici in giro per il mondo. Si va dalle notizie più semplici (tema ricorrente del 2006: i matrimoni. Si sposano tutti. O fanno i figli. Un'epidemia) a quelle più difficili come gli aggiornamenti dal latino america, da cui cerco di sbucciare più informazioni possibile e che comunque mi lasciano sempre un po' scossa.
Poi ho paura per la mia famiglia, a momenti. Oggi eravamo tutti all'Ikea e i miei si sono fatti prendere dall'agitazione, dall'ansia, tanto che mi sembrava di dover tenere insieme tutti i pezzi prima che si sparpagliassero in giro. La mamma ha retto meglio, anche se le è venuto il cattivo umore, e quando le ho detto "ma come farò a occuparmi di voi se siete così fuori conrollo?" Lei mi ha risposto che non ha mai avuto bisogno che qualcuno si occupasse di lei, figuriamoci.
La mia battuta era infelice, lo so, ma era davvero una battuta.
La sua risposta è però esattamente quella che avrei dato io, e con la stessa ritrosia e stizza. E mi sono resa conto che qui tutta questa forza che tiriamo fuori giorno per giorno noi femmine del clan rischia di farci cadere a pezzi se non stiamo attente. Io ci sto attentissima, figuriamoci. Anche troppo.
Però.
Ho letto dei racconti ultimamente.
L'ultima cosa che ho scritto sul quaderno è proprio un frammento di un racconto che ho letto, che dice:
"E' come stare sulla spiaggia di notte nel punto in cui arrivano le onde più lunghe, sentirne il suono al buio e gli spostamenti d'aria senza vedere, averle intorno, vuoto e pieno, vuoto e pieno. La maggior parte di loro arriva a malapena a toccarti, ma una ogni tanto ti travolge e quando si ritira è anche peggio, ti lascia di nuovo soltanto un corpo isolato nel buio. Va così io non posso farci niente.
Mi sembrava così bello. Mi sembra quasi di sentire il rumore, di quelle onde. E del buio e della notte. Non dovrebbe essere rassicurante visto che parla di solitudine. Ma ha qualcosa di familiare e di rilassato, una specie di fatalismo saggio. Saper mollare ogni tanto non sarebbe male, mi dico.
E' che a volte ho anche paura di tutta questa bellezza che mi circonda, di certi momenti in cui mi sento quasi felice e vorrei godermi la sensazione senza vederla sporcata appunto, dalla paura.
Che strani contorcimenti lo so.

Adesso parto veramente per le vacanze. Una cosa che mi fa sorridere ogni volta che ci penso. Anzi, per la verità ogni volta che ci penso mi do un pizzico, perché non mi sembra vero, mamma mia.
Mi spiace se questo post sembra un po' un mosaico. E' che vorrei farci entrare tutto, ma tutto non ci può proprio entrare.
Ci si sente a settembre.

5 Comments:
tranquilla, è il normale effetto che fa l'ikea... e a me le donne troppo resistenti mettono sempre un po' d'ansia: ogni volta che mi avvicino, mi chiedo "e se ora esplode"? Ma, ari-tranquilla, non è il tuo caso.
So che in generale e da me in particolare sembrerá brrr... ma ti voglio un gran bene, biondina.
PERO' SCRIVIMI, BRUTTA STRONZA!
il mio commento si sente solo..
...appena tornata a casa e al lavoro. ti devo una mail. non ho scritto ma ti ho molto pensato... un bacio per ora ;)
ah, anch'io ti voglio bene grullerello :)
Buon giorno.
molto bene, e vedete quanto duro trovare i buoni luoghi, non come
http://corso-formazione-disoccupato.corsi-di-formazione.org corso formazione disoccupato
Rispetto.
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