giovedì, luglio 06, 2006

km 1000

in questo periodo le cose che voglio scrivere finiscono sul quadernino e non sul blog.

Penso tanto, corro continuamente, mangio se capita, concludo quasi tutte le serate sotto la doccia a mettere a posto mentalmente le carte della tesi che ogni tanto si arena su giri sbagliati e mi tocca ricominciare da capo, come se non avessi scritto quello che ho scritto e come se non avessi pensato quello che ho pensato. Credo che questa sia la cosa più difficile fra le tante che già mi sembrano molto complicate: non sono brava a svuotare il cervello dal resto quando mi siedo a quel tavolo con la famosa matita a reggere i capelli. Riprendo in mano la scaletta, riparto dall'ultima frase -come insegna Hemingway sempre lasciata a metà- e cerco di non incartarmi correndo dietro a dieci argomenti ma seguendone invece solo uno. Faccio tanta fatica. Poi mi bruciano gli occhi perché sto tanto al computer, e poi la notte sogno lettere e numeri e righe che si intrecciano come file di formiche. Cerco di uscire, la sera, per decomprimere un po', ma non sempre ci riesco. Le partite sono una buona scusa però.

Ieri a vedere Francia Portogallo eravamo in tre e sembrava di essere sul divano di casa dei miei. Bandite le scarpe, pastasciuttina buona e piccantina consumata sul divano con bicchiere di vino incastrato fra le ginocchia, caldo tanto, chiacchiere lente. Qualche preoccupazione volante, il solito litigio culminato in pizzicotti e sgambetti, partita noiosa, ma noiosissima. Gelatino delle undici e mezza, due passi, un po' d'aria fresca, la vespa che arriva al km 1000 e quindi deve essere portata dal pediatra.


Il problema è che sono distratta e non sono capace di programmarle, le settimane. Chi se ne era accorto che eravamo a luglio? Se non mi chiamava la padrona di casa questo mese mi dimenticavo di pagare l'affitto. Il babbo mi ha chiesto se gli copiavo un disco e io l'ho fatto, poi sono andata a trovarlo col disco in borsa, abbiamo preso il caffè, e sono andata via senza darglielo. Oggi mentre parcheggiavo mi si è impigliato un sandalo nel cavalletto e sono caduta con in braccio il motorino, addosso a una bici parcheggiata. Il proprietario della bici che era lì vicino ha guardato la scena e se avesse avuto un fumetto sulla testa ci sarebbe stato dentro solo un gigantesco punto interrogativo. Mi ha chiesto se stavo bene, ho chiesto se la bici era a posto e il simpatico signore ha detto ammiccando "sì, l'hai colpita con una parte morbida".

Ho fatto finta che fosse un commento gentile, (perché forse lo era) ma poi ho pensato "ok biondina, è ora di prendersi una pausa..."