per piacere
Via, non parliamo di lui almeno per un giorno o due.
Questi due giorni sono un assaggio di ferie, pancia piena, cioccolata, sorprese nell’uovo e distensione dei nervi. Ho passato un venerdì sera bellissimo, a casa dei miei amici a parlare con una ragazza spagnola del suo amore per Luigi Tenco, e a mangiare la torta di cipolle acciughe e capperi di E. tradizione pugliese insegnata dalla sua nonna alla sua mamma e ora a lei.
E’ così bello vedere la mia amica serena, che racconta di aver passato un pomeriggio a cucinare con la sua mamma, senza dover pensare a tutto quello che è stato per lei questo mese: ansia, patema di non finire in tempo il lavoro da consegnare, e poi finalmente sentirsi libera, libera di guardare negli occhi il suo fidanzato e ridacchiare. Insieme quei due sono eccezionali. Ho giurato a me stessa di raccontarlo ai suoi figli quando me lo chiederanno tra dieci anni, “sì” dirò “il tuo babbo e la tua mamma erano la coppia più bella di Firenze e vederli insieme era una gioia”.
Siamo scesi per strada, ed era pieno di gente dovunque, ragazzi appoggiati agli angoli e alle birrerie con bicchieri di plastica e giacchette leggere. Ho sentito la primavera tra i capelli, ero stanca, stanchissima, mi hanno consigliato persino di fare una lampada, sì, ero un po’ pallidina, me ne accorgevo mentre sorridevo e sognavo ad occhi aperti. Ogni tanto scoppiavo in un sorriso e pensavo che non mi importa, in questo momento, se quella punta di infelicità maligna ogni tanto ancora mi punge quando mi chiudo alle spalle la porta della camera bianca.
Vorrei darle un nome, a quella malinconia cattiva, ma un nome non ce l’ha, è solo la biondina che teme la primavera perché sa che è il momento in cui l’umore a volte le sbalza verso i piedi. Ma stavolta è passato velocemente. Oggi a casa dei miei c’erano le finestre aperte, ho fatto la pennichella dopo pranzo, poi sono andata a leggere al parco e c’erano i bambini che giocavano a pallone e i ragazzi un po’ più grandi un po’ nascosti dalle siepi a tessere delle trame e sentirsi unici al mondo.
E adesso, di nuovo a casa mia, in questa camera che è di nuovo completamente sottosopra, sento bisbigliare le pareti come al solito, e penso che ho tempo, tutto domani ancora, per rimettere a posto e pulire.
Altre ventiquattr’ore senza parlare di risultati elettorali, leghisti impazziti e soprattutto senza parlare di lui, dai.
Questi due giorni sono un assaggio di ferie, pancia piena, cioccolata, sorprese nell’uovo e distensione dei nervi. Ho passato un venerdì sera bellissimo, a casa dei miei amici a parlare con una ragazza spagnola del suo amore per Luigi Tenco, e a mangiare la torta di cipolle acciughe e capperi di E. tradizione pugliese insegnata dalla sua nonna alla sua mamma e ora a lei.
E’ così bello vedere la mia amica serena, che racconta di aver passato un pomeriggio a cucinare con la sua mamma, senza dover pensare a tutto quello che è stato per lei questo mese: ansia, patema di non finire in tempo il lavoro da consegnare, e poi finalmente sentirsi libera, libera di guardare negli occhi il suo fidanzato e ridacchiare. Insieme quei due sono eccezionali. Ho giurato a me stessa di raccontarlo ai suoi figli quando me lo chiederanno tra dieci anni, “sì” dirò “il tuo babbo e la tua mamma erano la coppia più bella di Firenze e vederli insieme era una gioia”.Siamo scesi per strada, ed era pieno di gente dovunque, ragazzi appoggiati agli angoli e alle birrerie con bicchieri di plastica e giacchette leggere. Ho sentito la primavera tra i capelli, ero stanca, stanchissima, mi hanno consigliato persino di fare una lampada, sì, ero un po’ pallidina, me ne accorgevo mentre sorridevo e sognavo ad occhi aperti. Ogni tanto scoppiavo in un sorriso e pensavo che non mi importa, in questo momento, se quella punta di infelicità maligna ogni tanto ancora mi punge quando mi chiudo alle spalle la porta della camera bianca.

Vorrei darle un nome, a quella malinconia cattiva, ma un nome non ce l’ha, è solo la biondina che teme la primavera perché sa che è il momento in cui l’umore a volte le sbalza verso i piedi. Ma stavolta è passato velocemente. Oggi a casa dei miei c’erano le finestre aperte, ho fatto la pennichella dopo pranzo, poi sono andata a leggere al parco e c’erano i bambini che giocavano a pallone e i ragazzi un po’ più grandi un po’ nascosti dalle siepi a tessere delle trame e sentirsi unici al mondo.
E adesso, di nuovo a casa mia, in questa camera che è di nuovo completamente sottosopra, sento bisbigliare le pareti come al solito, e penso che ho tempo, tutto domani ancora, per rimettere a posto e pulire.
Altre ventiquattr’ore senza parlare di risultati elettorali, leghisti impazziti e soprattutto senza parlare di lui, dai.

4 Comments:
alla lista di ingredienti della torta pugliese di cipolle acciughe capperi che menzioni manca un fondamentale: le olive nere!
ed ecco quello che "a casa mia" si chiama calzone!
piuttosto diverso dal vostro, vero?
goditi il meritato riposo.
bacio.
che bello questo post. ancora una volta ti trovo in uno stato d'animo simile al mio. bizzarro. :-)
@ Marina: sì, è vero, c'erano anche le olive... mmm meraviglioso! Magari pesantuccio, ma se non si eccede per le feste... Ma anche tu lo sai cucinare? baci
@ Kit: vero che sono buffe certe coincidenze? Anch'io ne noto spesso quando ti leggo..
;-)
ogni donna pugliese che si rispetti sa cucinarlo...eventualmente spaccio anche la ricetta!
bacio.
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