sorrisi
Ho comprato una piantina piccola di narcisi. Già fioriti, in un vaso di metallo, con queste foglie grassocce e cinque fiori. Quattro guardano in una direzione e il quinto tutto da un'altra parte, ed è per questo che me ne sono innamorata.
Di un giallo definitivo, li ho messi qui vicino alla tastiera del computer, mi sembrano la cosa più bella che esista al mondo.
Ultimamente ogni volta che esco la mia coinquilina mi dice "e vedi di non combinare casini, o almeno di non combinarli troppo grossi." Io ridacchio poi penso: mica sono io che combino i casini. Io compro le piantine e lavo i posacenere e cerco di dare alla cucina un aspetto ragionevole, e poi mi arrabbio. Per delle inezie certo, e non lo dico mai, e poi mi dico che non vale la pena, e forse sono io che ho gli ormoni in subbuglio per qualche ragione (ma quale? Di sicuro non è la primavera, visto che fuori il termometro è sotto lo zero) e alla fine vado avanti.
In senso letterale, direi: metto la testa avanti e cerco di fendere il vento, di non farmi lacrimare gli occhi, di scansare il torcicollo.
Questo faccio io. Altro che "i casini".
E invece i casini arrivano lo stesso.
Piccoli e grandi, mi si parano davanti come in attesa, con aria di leggera sfida, e dicono "vediamo adesso come la metti".
Se qualcuno avesse il dubbio, il mio eroismo si ferma a un certo punto. A un certo punto cedo alle tentazioni, a un certo punto mi mangio la cioccolata e mando al diavolo l'eventuale ciccia e brufoli. Staremo a vedere, mi dico. E puntualmente mi pento.
Mi pento tanto e passo le giornate a lapidarmi con il tè e i biscottini, o con i vasi da scaricare, o con le parole che non scrivo, o con le canzoni, sognando situazioni improbabili in cui sono: a) la regina di una festa; b) una signora di mezza età che sorride serenamente pensando al suo passato;
c) la biondina che si sveglia di domenica nella luce accecante della sua stanzetta con la consapevolezza che c'è una persona che ama dall'altra parte del piumone.
Quest'ultima fra tutte è la situazione che più mi fa arrabbiare e che fa ricominciare da capo tutta la lapidazione. Tè, biscotti, parole, canzoni, eccetera.
Poi però passa. Poi bisogna uscire, bere la birra, lavorare, studiare, non c'è tanto tempo. E poi ci sono anche le cose belle. Sono piccole cose inaspettate e piacevoli, sono certe risposte che credevi di aver perduto, il motivo per cui, in un pomeriggio gelido di sabato, ho comprato una piantina che mi fa sorridere.
Di un giallo definitivo, li ho messi qui vicino alla tastiera del computer, mi sembrano la cosa più bella che esista al mondo.Ultimamente ogni volta che esco la mia coinquilina mi dice "e vedi di non combinare casini, o almeno di non combinarli troppo grossi." Io ridacchio poi penso: mica sono io che combino i casini. Io compro le piantine e lavo i posacenere e cerco di dare alla cucina un aspetto ragionevole, e poi mi arrabbio. Per delle inezie certo, e non lo dico mai, e poi mi dico che non vale la pena, e forse sono io che ho gli ormoni in subbuglio per qualche ragione (ma quale? Di sicuro non è la primavera, visto che fuori il termometro è sotto lo zero) e alla fine vado avanti.
In senso letterale, direi: metto la testa avanti e cerco di fendere il vento, di non farmi lacrimare gli occhi, di scansare il torcicollo.
Questo faccio io. Altro che "i casini".
E invece i casini arrivano lo stesso.
Piccoli e grandi, mi si parano davanti come in attesa, con aria di leggera sfida, e dicono "vediamo adesso come la metti".
Se qualcuno avesse il dubbio, il mio eroismo si ferma a un certo punto. A un certo punto cedo alle tentazioni, a un certo punto mi mangio la cioccolata e mando al diavolo l'eventuale ciccia e brufoli. Staremo a vedere, mi dico. E puntualmente mi pento.
Mi pento tanto e passo le giornate a lapidarmi con il tè e i biscottini, o con i vasi da scaricare, o con le parole che non scrivo, o con le canzoni, sognando situazioni improbabili in cui sono: a) la regina di una festa; b) una signora di mezza età che sorride serenamente pensando al suo passato;
c) la biondina che si sveglia di domenica nella luce accecante della sua stanzetta con la consapevolezza che c'è una persona che ama dall'altra parte del piumone.Quest'ultima fra tutte è la situazione che più mi fa arrabbiare e che fa ricominciare da capo tutta la lapidazione. Tè, biscotti, parole, canzoni, eccetera.
Poi però passa. Poi bisogna uscire, bere la birra, lavorare, studiare, non c'è tanto tempo. E poi ci sono anche le cose belle. Sono piccole cose inaspettate e piacevoli, sono certe risposte che credevi di aver perduto, il motivo per cui, in un pomeriggio gelido di sabato, ho comprato una piantina che mi fa sorridere.

4 Comments:
insomma, uno è insoddisfatto e deve distrarsi
ma no, neri, no...
il punto è proprio che non bisogna concentrarsi su certe insoddisfazioni, ma su certe soddisfazioni.
Quando mai mi sono distratta...
hai anche dato un nome a questa piantina? No, perchè io lo faccio sempre...
la piantina non ha nome, ma se hai suggerimenti sono felice di accoglierli. Per il momento il fiore che guarda dalla parte sbagliata resta ostinato nella sua posizione, ma ti annuncio che ne sta nascendo uno non proprio voltato all'indietro come lui, ma che lo guarda di sottecchi. E' una fantastica metafora della vita...
un bacio ;-)
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