porte
La stanchezza di questi giorni è qualcosa di indescrivibile a parole, davvero.
Il negozio trasloca, io ci passo giorni e notti, giorni sul serio, dalle dieci alle venti, fra scatoloni, muri che si scrostano, clienti che non capiscono il caos che c’è.
Notti perché quando arrivo a casa mangio di corsa qualcosa, lavo i piatti controvoglia, e quando finalmente riesco a prendere possesso del letto la schiena mi parla di tutte le volte che sono salita e scesa dalla scala, di tutti gli scatoloni sollevati; le caviglie reclamano massaggi e la testa mi dice quello che devo fare domani, quali scaffali attaccare, quali persone chiamare per avvertire dell’imminente inaugurazione.
Faccio inevitabilmente tardi a leggere, ritagliandomi gli spazi fra uno sbadiglio e l’altro. Perdo le cose, (oggi le chiavi, due volte) e poi le ritrovo nei posti più incredibili, mi dimentico di mettere in frigo il latte. Oppure metto le chiavi in frigo e il latte sulla scrivania. Cose così.
Per non sentirmi solo una che lavora-mangia-dorme spesso mi faccio violenza ed esco dopo le dieci, giusto un’oretta, bevo una cosa che varia dalla birra alla tisana (tutte e due capaci di darmi il colpo di grazia) con qualche amico o amica comprensivi, poi torno a casa, controllo di nuovo la posta, scribacchio qualcosa, accudisco il narciso, (che è giù di morale, mamma mia) a volte piego i panni e rimetto un po’ in ordine. Ascolto qualche disco gentile e finalmente, molto tardi, crollo.
Sembra mostruoso, tutto questo, eppure sto bene.
E’ strano, lo so.
Per esempio mi piace tornare a casa di domenica e scoprire che dietro certe porte succede qualcosa di positivo. Che certi sogni si realizzano piano piano.
Sogni che magari non sono sogni, ma che danno fiducia, fanno sentire belle, che fanno ritrovare lo slancio.
Anche dietro le mie porte quelle più scricchiolanti, quelle difficili da aprire perché le serrature sono un po’ arrugginite, si annidano desideri e piccoli segreti felici. Piccole cose che mi fanno sentire carina, nonostante le occhiaie.
Non è poco, è tantissimo.
Il negozio trasloca, io ci passo giorni e notti, giorni sul serio, dalle dieci alle venti, fra scatoloni, muri che si scrostano, clienti che non capiscono il caos che c’è.
Notti perché quando arrivo a casa mangio di corsa qualcosa, lavo i piatti controvoglia, e quando finalmente riesco a prendere possesso del letto la schiena mi parla di tutte le volte che sono salita e scesa dalla scala, di tutti gli scatoloni sollevati; le caviglie reclamano massaggi e la testa mi dice quello che devo fare domani, quali scaffali attaccare, quali persone chiamare per avvertire dell’imminente inaugurazione.
Faccio inevitabilmente tardi a leggere, ritagliandomi gli spazi fra uno sbadiglio e l’altro. Perdo le cose, (oggi le chiavi, due volte) e poi le ritrovo nei posti più incredibili, mi dimentico di mettere in frigo il latte. Oppure metto le chiavi in frigo e il latte sulla scrivania. Cose così.
Per non sentirmi solo una che lavora-mangia-dorme spesso mi faccio violenza ed esco dopo le dieci, giusto un’oretta, bevo una cosa che varia dalla birra alla tisana (tutte e due capaci di darmi il colpo di grazia) con qualche amico o amica comprensivi, poi torno a casa, controllo di nuovo la posta, scribacchio qualcosa, accudisco il narciso, (che è giù di morale, mamma mia) a volte piego i panni e rimetto un po’ in ordine. Ascolto qualche disco gentile e finalmente, molto tardi, crollo.
Sembra mostruoso, tutto questo, eppure sto bene.
E’ strano, lo so.

Per esempio mi piace tornare a casa di domenica e scoprire che dietro certe porte succede qualcosa di positivo. Che certi sogni si realizzano piano piano.
Sogni che magari non sono sogni, ma che danno fiducia, fanno sentire belle, che fanno ritrovare lo slancio.
Anche dietro le mie porte quelle più scricchiolanti, quelle difficili da aprire perché le serrature sono un po’ arrugginite, si annidano desideri e piccoli segreti felici. Piccole cose che mi fanno sentire carina, nonostante le occhiaie.
Non è poco, è tantissimo.

2 Comments:
la definizione di disco gentile mi ha portato qui...le porte aprono sempre su qualcosa di nuovo
Che belle queste porticine che si aprono piano piano..sembra di sentire il rumore dei cardini..sarebbe bello sapere chi ha trovato la chiavi e come ha fatto..
saluti da uno di passaggio
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