colori
Sono cinque giorni che cerco di scrivere questo post. Non so perché mi sono bloccata a questo modo. Ho speso gran parte delle mie energie a produrre adrenalina ultimamente, a scrivere e strappare come ai vecchi tempi, ad ascoltare la linea di basso nelle canzoni, a infilarmi in conversazioni per me faticosissime in cui era implicitamente richiesta la mia presenza, a cercare di dormire, a contemplare la mezza luna gialla che mi invade la stanza,
a mangiare, ad essere felice di essere invecchiata, a desiderare (senza mai farcela veramente) di rimettere a posto la mia camera, a leggere fino alle quattro del mattino.
In questo periodo vivo le cose più che scriverle.
Poi si verifica un fenomeno strano.
Scrivo e riscrivo, con parole che purtroppo mi sembrano sempre acerbe e insufficienti, e quando ho finito, senza nemmeno rileggere, qualunque cosa abbia scritto, mi morde subito la sensazione di averla perduta, di averla staccata da me.
E' giusto la sensazione contraria a quando giravo col taccuino viola e tutto quello che ci scrivevo dentro mi pareva depositarsi per sempre sul fondo delle mie scarpe, rendendomi il movimento sempre più faticoso.
[Credo che sia stata una fortuna per me riuscire a sopravvivere a me stessa, a certa musica, a certi dolori e anche a certe gioie, credo che sia un bene sapersi decentrare imparare che le proprie esperienze non sono necessariamente uniche, che la mia personale esperienza non è un "centro" ma un satellite, e che un unico centro in realtà non esiste.]
Detto questo, in piena contraddizione con il mio desiderio di non rinchiudermi nel mio cerchio magico personale,
sono felice di annunciare che la crisi è passata, l'inventario è finito, il computer è un mezzo straordinario e muoio di sonno.
e sabato sarò di nuovo in viaggio. Stavolta faticoso.
a mangiare, ad essere felice di essere invecchiata, a desiderare (senza mai farcela veramente) di rimettere a posto la mia camera, a leggere fino alle quattro del mattino.In questo periodo vivo le cose più che scriverle.
Poi si verifica un fenomeno strano.
Scrivo e riscrivo, con parole che purtroppo mi sembrano sempre acerbe e insufficienti, e quando ho finito, senza nemmeno rileggere, qualunque cosa abbia scritto, mi morde subito la sensazione di averla perduta, di averla staccata da me.
E' giusto la sensazione contraria a quando giravo col taccuino viola e tutto quello che ci scrivevo dentro mi pareva depositarsi per sempre sul fondo delle mie scarpe, rendendomi il movimento sempre più faticoso.
[Credo che sia stata una fortuna per me riuscire a sopravvivere a me stessa, a certa musica, a certi dolori e anche a certe gioie, credo che sia un bene sapersi decentrare imparare che le proprie esperienze non sono necessariamente uniche, che la mia personale esperienza non è un "centro" ma un satellite, e che un unico centro in realtà non esiste.]
Detto questo, in piena contraddizione con il mio desiderio di non rinchiudermi nel mio cerchio magico personale,
sono felice di annunciare che la crisi è passata, l'inventario è finito, il computer è un mezzo straordinario e muoio di sonno.e sabato sarò di nuovo in viaggio. Stavolta faticoso.

1 Comments:
buon viaggio.
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