22 Dicembre, Giovedì. Le mie coinquiline hanno preparato questa cena a base di radicchio rosso, vino, pandoro, e baileys. In tavola c’erano due candele del magico mondo delle candele,

una tovaglia a quadretti azzurra, calici blu e tre angiolini di carta confezionati apposta. Ho ricevuto in regalo un mazzo di bacche e peperoncini (anche i fiori a me toccano poco convenzionali) e li ho messi giusto al centro. Così, contrariamente ad ogni mia aspettativa, anch’io per questo Natale ho avuto un centrotavola.
Poi ho scartato i regalini. I regalini delle mie coinquiline dicono “ti conosco”. Un buono spesa alla feltrinelli e una teiera di ghisa. Stasera si è festeggiato un Natale spartano e affettuoso. Come fu il Natale scozzese,

quando a tavola c’erano cinque nazionalità diverse e ognuno fece il suo piatto tipico (una mangiata veramente sconclusionata mista fra indonesiano, tedesco, italiano, e ceco) e poi scartammo tutti il nostro regalo rigorosamente da un pound. Ci toccarono segnalibri, biglie, cioccolata e qualche decorazione per l’albero. A mezzanotte imbacuccatissima andai alla mia prima messa di mezzanotte (perché io non sono cattolica ma la mia coinquilina adorata sì, e non voleva che restassi sola) in questa chiesa severa. Il prete all’uscita ci disse qualcosa in italiano. Strano come certe cose riescano a farti effetto quando sei lontana da casa durante una festa comandata. E all’uscita cominciò a nevicare. E non smise più fino agli inizi di gennaio. Mi ricordo di aver pensato a come i regali non fanno il Natale. Mi sembrava tutto perfetto.
Anche questo Natale anticipato mi è piaciuto tanto. Abbiamo un albero alto circa trenta centimetri con sopra qualunque cosa, delle dimensioni più svariate. Abbiamo le palline appese al soffitto e le lucine attaccate allo specchio mega della cucina. Abbiamo –udite udite- il frigo pieno. Riempito dei regali aziendali miei e di una delle ragazze. Mi piace avere il pacco aziendale. Mi fa sentire in regola con la legge.
23 Dicembre,Venerdì. Forse la serata più bella di tutte. Sono stata di nuovo nella minuscola piazzettina, con i miei amici. Ho mangiato lasagne servite in un piatto di pane,

mi sono innamorata di un tizio seduto al tavolo di fronte al mio (e ho immaginato che bello se come regalo di Natale riuscissi a innamorarmi, di nuovo come ai vecchi tempi, senza se, ma, forse) poi mi sono segretamente commossa quando è arrivato C. Coi suoi regalini perfetti. Il mio era una locandina di vacanze romane, con la faccetta di Audrey Hepburn e con Gregory Peck sulla vespa.

Ho vinto a parimerito una partita di Scarabeo, e sono tornata a casa tardi, con le occhiaie e il sorriso, fantasticando sul 2006.
Poi ci sono stati vigilia e il pranzo oggi a casa coi miei, al calduccio, in pigiama e plaid. Ho ricevuto telefonate di persone lontane e molto vicine allo stesso tempo. Ho abbracciato N. Sulla porta ed è stato un po’ un altro regalo di Natale. Ho saputo che la mia nipote ha ricevuto un cavallino a dondolo di peluche dal quale, una volta scartato il pacco, non ha più voluto separarsi nemmeno per scartare gli altri regali.
A Natale io e i miei per tradizione ridiamo, mangiamo un po’ di più, infine bisticciamo per qualche scemenza, salvo poi stropicciarci e dirci cose gentili e riparatorie. Siamo tre tipi molto diversi uno dall’altro. Ma, senza troppa retorica o enfasi, siamo una famiglia. O almeno, quello che io intendo per famiglia.
Così queste sono state le mie feste. Piene di calore. Ho mangiato da scoppiare, e adesso mi farò due o tre litri di tisana depurativa.
Da domani mi concentro sul nuovo anno e su quello che
devo fare nel nuovo anno. Non ci sono più scuse. Il solo pensiero mi fa star male e mi deprime. Sono sepolta sotto immense pile di sensi di colpa e inciampo in una sempre più scomoda coda di paglia. Spero che qualche folletto mi aiuti in questa titanica impresa, spero davvero che qualcosa si sblocchi in me e se non si sblocca nulla che mi venga in soccorso almeno la mia proverbiale testardaggine. Sì, adesso lo dico. Fatemi temporeggiare ancora un pochino...
La parola-montagna da scavalcare si chiama
tesi.
La mia adorata meravigliosa tesi, i miei scrittori americani, il vero senso della mia vita, quello che mi ha tenuta sveglia e attiva per tanti anni e ancora, devo ammetterlo. La gioia di studiare, leggere, scrivere, sottolineare, spulciare.
Adesso che ho ritrovato la me stessa volitiva e anche vagamente positiva, non posso non ritrovare tutto questo.
Così, eccolo, nero su bianco (il contrario in realtà, ma si fa per capirsi) il mio proposito per il 2006.
E poi voglio anche tutto il resto.