venerdì, dicembre 30, 2005

propositi


Signore e signori, l'attesa e il dubbio sono finiti, gli ospiti rimandati e il frigo è quasi (molto quasi) vuoto. Io ho fatto la mini valigina, ho pulito la casa per non avere scompensi al mio ritorno e domani parto per la capitale e festeggio il capodanno facendo torte al cioccolato e gite al supermercato. Perciò, siccome ci rivedremo sicuramente nel nuovo anno, auguro a tutti quelli che passano di qui e danno una leggiucchiata alle mie sconclusioni un felice felicissimo radioso e splendente 2006, davvero.
Vi auguro che si avverino i desideri.

mercoledì, dicembre 28, 2005

parentesi

[...Ma in fondo vivere
non è difficile
non è che un fuoco azzurro e noi
rimaniamo così
a rivedere scintille d'agosto
che il mare gonfia in vapori di nuvole...]

Vinicio Capossela, Solo per me

lunedì, dicembre 26, 2005

ripugnante

A parte il fatto che a Santo Stefano, come ogni anno, mi ritrovo senza sigarette e mi fa fatica uscire a cercarle, sono sola nella mia casina a godermi gli spazi, ho riempito la vasca e sto per tuffarmi, aspetto i miei amici per cena e ascolto Stupid Dream dei Porcupine Tree. E' una specie di vittoria contro i fantasmi, per questo ne faccio menzione.

Detto questo, la cosa di cui volevo parlare è il blob di Natale di ieri.
Mezz'ora del peggior Berlusconi immaginabile.
Berlusconi che canta, che balla, che racconta barzellette, che dice che i "suoi" sono degli sciupafemmine, che bacia premier a destra e a sinistra mettendoli in imbarazzo davanti a telecamere e giornalisti. Berlusconi col suo amico Putin, Berlusconi che parla di Romolo e Remolo, Berlusconi con Apicella, Berlusconi con la diarrea, Berlusconi furioso colpito alle spalle da una pacchina sulla pelata.
Insomma ce n'era abbastanza per ricordarsi che sì, insomma, cambiare nazionalità è sempre una possibilità.
(E per essere grati a blob di esistere per impedirci l'assuefazione)

domenica, dicembre 25, 2005

auguri

22 Dicembre, Giovedì. Le mie coinquiline hanno preparato questa cena a base di radicchio rosso, vino, pandoro, e baileys. In tavola c’erano due candele del magico mondo delle candele, una tovaglia a quadretti azzurra, calici blu e tre angiolini di carta confezionati apposta. Ho ricevuto in regalo un mazzo di bacche e peperoncini (anche i fiori a me toccano poco convenzionali) e li ho messi giusto al centro. Così, contrariamente ad ogni mia aspettativa, anch’io per questo Natale ho avuto un centrotavola.
Poi ho scartato i regalini. I regalini delle mie coinquiline dicono “ti conosco”. Un buono spesa alla feltrinelli e una teiera di ghisa. Stasera si è festeggiato un Natale spartano e affettuoso. Come fu il Natale scozzese, quando a tavola c’erano cinque nazionalità diverse e ognuno fece il suo piatto tipico (una mangiata veramente sconclusionata mista fra indonesiano, tedesco, italiano, e ceco) e poi scartammo tutti il nostro regalo rigorosamente da un pound. Ci toccarono segnalibri, biglie, cioccolata e qualche decorazione per l’albero. A mezzanotte imbacuccatissima andai alla mia prima messa di mezzanotte (perché io non sono cattolica ma la mia coinquilina adorata sì, e non voleva che restassi sola) in questa chiesa severa. Il prete all’uscita ci disse qualcosa in italiano. Strano come certe cose riescano a farti effetto quando sei lontana da casa durante una festa comandata. E all’uscita cominciò a nevicare. E non smise più fino agli inizi di gennaio. Mi ricordo di aver pensato a come i regali non fanno il Natale. Mi sembrava tutto perfetto.
Anche questo Natale anticipato mi è piaciuto tanto. Abbiamo un albero alto circa trenta centimetri con sopra qualunque cosa, delle dimensioni più svariate. Abbiamo le palline appese al soffitto e le lucine attaccate allo specchio mega della cucina. Abbiamo –udite udite- il frigo pieno. Riempito dei regali aziendali miei e di una delle ragazze. Mi piace avere il pacco aziendale. Mi fa sentire in regola con la legge.
23 Dicembre,Venerdì. Forse la serata più bella di tutte. Sono stata di nuovo nella minuscola piazzettina, con i miei amici. Ho mangiato lasagne servite in un piatto di pane, mi sono innamorata di un tizio seduto al tavolo di fronte al mio (e ho immaginato che bello se come regalo di Natale riuscissi a innamorarmi, di nuovo come ai vecchi tempi, senza se, ma, forse) poi mi sono segretamente commossa quando è arrivato C. Coi suoi regalini perfetti. Il mio era una locandina di vacanze romane, con la faccetta di Audrey Hepburn e con Gregory Peck sulla vespa. Ho vinto a parimerito una partita di Scarabeo, e sono tornata a casa tardi, con le occhiaie e il sorriso, fantasticando sul 2006.

Poi ci sono stati vigilia e il pranzo oggi a casa coi miei, al calduccio, in pigiama e plaid. Ho ricevuto telefonate di persone lontane e molto vicine allo stesso tempo. Ho abbracciato N. Sulla porta ed è stato un po’ un altro regalo di Natale. Ho saputo che la mia nipote ha ricevuto un cavallino a dondolo di peluche dal quale, una volta scartato il pacco, non ha più voluto separarsi nemmeno per scartare gli altri regali.

A Natale io e i miei per tradizione ridiamo, mangiamo un po’ di più, infine bisticciamo per qualche scemenza, salvo poi stropicciarci e dirci cose gentili e riparatorie. Siamo tre tipi molto diversi uno dall’altro. Ma, senza troppa retorica o enfasi, siamo una famiglia. O almeno, quello che io intendo per famiglia.

Così queste sono state le mie feste. Piene di calore. Ho mangiato da scoppiare, e adesso mi farò due o tre litri di tisana depurativa.

Da domani mi concentro sul nuovo anno e su quello che devo fare nel nuovo anno. Non ci sono più scuse. Il solo pensiero mi fa star male e mi deprime. Sono sepolta sotto immense pile di sensi di colpa e inciampo in una sempre più scomoda coda di paglia. Spero che qualche folletto mi aiuti in questa titanica impresa, spero davvero che qualcosa si sblocchi in me e se non si sblocca nulla che mi venga in soccorso almeno la mia proverbiale testardaggine. Sì, adesso lo dico. Fatemi temporeggiare ancora un pochino...

La parola-montagna da scavalcare si chiama tesi.
La mia adorata meravigliosa tesi, i miei scrittori americani, il vero senso della mia vita, quello che mi ha tenuta sveglia e attiva per tanti anni e ancora, devo ammetterlo. La gioia di studiare, leggere, scrivere, sottolineare, spulciare.
Adesso che ho ritrovato la me stessa volitiva e anche vagamente positiva, non posso non ritrovare tutto questo.

Così, eccolo, nero su bianco (il contrario in realtà, ma si fa per capirsi) il mio proposito per il 2006.

E poi voglio anche tutto il resto.

martedì, dicembre 20, 2005

telegrafico


..ho sonno.
..e un po' di paturnie (non avrei dovuto ascoltare "amore che vieni amore che vai", ma ogni tanto ci si crede più forti di quel che si è, ed è un errore).
..e freddo.
Vado a nanna... ne parlerò poi...

domenica, dicembre 18, 2005

Riconoscenza (ovvero scusate se questo post interessa solo a una persona)


Mi giro e mi rigiro tra le mani il pacchetto con questo sorriso trattenuto.
Stamattina ho ricevuto una cosa bellissima, che mi ha riportato indietro e che mi proietta avanti.
Il fatto è che a Natale io divento praticamente un mostro di insofferenza, forse perché lavorare nel magico mondo delle candele di questi tempi è una sfida acrobatica e perché stamattina la mia vittoria sul mondo ha consistito nel dormire fino a mezzogiorno, pulire la stanza con calma e fare il bagno.
Ma quando ho riconosciuto la penna e aperto il pacchetto mi sono sentita sotto l'albero a sei anni. E' arrivato per posta, con la copertina un po' cambiata, e non vedo l'ora di avere un po' di tempo e la casa vuota per alzare tanto il volume e ascoltarmelo per bene.
Quindi grazie, M. perché queste sorprese sono proprio le migliori, e poi anche perché arriva da te.

mercoledì, dicembre 14, 2005

passeggiate

Il locale si trova in una minuscola piazzetta, in un luogo incastrato fra le vie intricate e il respiro di una delle piazze più belle di Firenze, è piccolo, profuma di caffè e legno, ha delle lucine accese, molte foto vicino al bancone, e l'aria di poter raccontare delle cose. Infatti appena apriamo il cassettino del tavolo al quale siamo seduti scopriamo un bigliettino, con una nota scritta da qualcuno che stava ripartendo dopo una vacanza qui.
Nello stereo c'è uno Sting live che canta Roxanne -e io, scusate, per i Police ho proprio un debole- che poi viene cambiato e sostituito con un bel pianoforte corredato di Sax. Mi siedo, dopo la corsa fatta a piedi per raggiungere gli altri. Il cameriere è gentile, mi passa in un momento la stanchezza della giornata di lavoro veramente massacrante (ma ormai sono tutte così) e scopro il calore di un bicchiere di vino bianco, di una risata e una battuta, mi sento bene, sento che le guance si colorano, e la notte fredda stellata sembra ospitale.

Mi piace camminare per le vie del centro. Certo cedo, se capita, alle lusinghe di un passaggio ma quando posso (fisicamente, se non sono tramortita dal freddo o dalla fatica) vado a piedi. Mentre marcio (cammino troppo velocemente, dicono. Dicono anche che dal Sud che amo tanto dovrei imparare la lentezza...) scopro vite parallele che si snodano: gente che va agli appuntamenti o che torna a casa, fidanzati per la mano, baveri alzati, musica o tv che provengono dai palazzi, qualche stralcio di conversazione, qualche occhiata a metà fra il sospetto e la curiosità.

E' Natale, corrono tutti alla ricerca del regalo perfetto e pochi si accontentano.
Basterebbe meno. In queste situazioni mi viene spesso in mente la storiella Zen del ladro e della luna.

[Ryokan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c'era proprio niente da rubare. Ryokan tornò e lo sorprese. "Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare," disse al ladro "e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo."
Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.
Ryokan si sedette, nudo, a contemplare la luna. "Pover'uomo," pensò "avrei voluto potergli dare questa bella luna".]

domenica, dicembre 11, 2005

anomalie finesettimanali

Ci sono. Sembra un secolo che non scrivo qui sopra.

Inutile dire che sono stanca, inutile dire che ho lavorato tutto il giorno (ed è domenica, e ci sono le partite da sentire alla radio e il pranzetto da fare in ciabatte e io a certe cose ci sono affezionata, nonostante sia contro l'italianismo domenicale) inutile dire che scrivo ma dovrei fare qualunque altra cosa: rimettere a posto la stanza, mandare una lavatrice, infilarmi in vasca e addormentarmici possibilmente ascoltando Keith Jarrett.

Ultimamente ho fatto delle cose, però, oltre a lavorare.

Prima di tutto mi sono tagliata moltissimo i capelli, almeno quindici centimetri, che per i miei canoni equivale quasi a una rasatura. E mi ha fatto piacere. Mi sento fresca e nuova. Pronta ad affrontare qualunque tipo di capodanno mi venga proposto. Quasi.

Il giorno dopo, colma di grazia sono andata a ballare in una discoteca fiorentina in cui la mia coinquilina festeggiava il compleanno. Non ci mettevo piede da dieci anni (non metaforici) e ho anche avuto qualche difficoltà a scegliere come vestirmi e comportarmi: roba che la vecchia biondina se mi avesse visto mi avrebbe divorata in un boccone. Ci ho portato anche un paio di miei amici, a cui chiedo scusa per la cifra esorbitante che hanno dovuto sborsare per una serata che evidentemente non li poteva appagare più di tanto. La cosa che mi fa più ridere in assoluto è che superato il primo imbarazzo (sarò vestita/truccata/pettinata/bene?) mi sono divertita. Ho ballato tantissimo, flirtato qua e là e, culmine della serata, sono caduta a tuffo in mezzo alla pista perché non ho visto un gradino.
E lì sono stata fiera di me.
La vecchia biondina sarebbe arrossita e si sarebbe defilata pensando di non potersi riprendere mai più da una simile figuraccia. La nuova biondina si è rialzata ridendo e sgambettando sui tacchi, mentre uno sconosciuto ridacchiando l'aiutava e le gridava in un orecchio "TUTTO A POSTO?". Si sa, il volume in discoteca non concilia il dialogo. Siamo uscite, con l'altra coinquilina, nel freddo polare polare polare del parcheggio e parlando di cose molto serie abbiamo deciso di fare colazione. E a pensarci bene io credo che anche la vecchia biondina che a ballare ci andava, di tutta la faccenda amasse più di ogni altra cosa il momento silenzioso in cui col trucco calato e i brividi addosso stretta nel cappotto si accaparrava la tazza di cappuccino bollente e tirava le somme della serata con due occhiate ben distribuite alla clientela notturna del bar.

Archiviata la serata mondana mi sono rivolta altrove. La sera dopo, sono andata al Mandela Forum con C. un'amica, ex collega di lavoro che ama la musica jazz e la letteratura, con cui parlare è sempre una scoperta, e con cui mi piace confrontarmi perché credo che abbia un taglio d'osservazione, ma soprattutto un modo di raccontarsi che mi sa mettere veramente a nudo. Lei stessa è molto cruda nel parlare di sé, anche quando affronta note un po' acute. Siamo state sedute su un gradone del palasport, mentre proiettavano un film sui Mano Negra e lei mi raccontava, fra molte altre cose, di aver conosciuto il cantante, nella sua città. Poi abbiamo incontrato i miei amici, c'era un mercatino di dischi usati e un concerto, e mi sono sentita davvero in famiglia.

Poi ho dormito due giorni.

Infine, finalmente, sono tornati i miei, liberandomi della gatta urlatrice e dell'approssimazione delle abitudini. I miei sono meravigliosi e antiretorici, ma tutto mi aspettavo tranne che di vedere la mia mamma arrivare con ai piedi due scintillanti scarpe da ginnastica di marca super alla moda al grido di "con queste ho camminato chilometri e non me ne sono neanche accorta". Sì, la mamma. Quella che sogna di vedermi in twin set e mezzo tacco.

Tutto sommato la settimana è stata proficua.
Tutto sommato mi piacciono le persone. E' una cosa da cui non so guarire.

martedì, dicembre 06, 2005

giri di valzer

Sono stata quasi due ore seduta sul divano di casa dei miei, e adesso faccio tappa davanti al loro computer, un pezzo raro ma ancora abbastanza efficiente che risale al 1995. Sono partiti, i due piccioni, e mi hanno relegato qui, a presidiare la magione mentre gozzovigliano fra brasserie e mostre sciccosissime. Telefonate brevi, fatte in mezzo ad altre cose, è così bello però sentirli contenti che non ho neanche il tempo di pensare "beati loro".
La casa è grande, fredda e stranamente un po' estranea. Io e la gatta ci contendiamo lo stesso lato del letto. Non ho portato quasi nulla e forse è per questo che mi sento un po' persa. Solo lo spazzolino, qualche ricambio, e un libro appena iniziato. Mi è capitato di pensare, mentre mordicchiavo la matita stamattina davanti alla colazione del bar, che le case ricordano e dimenticano velocemente. Ho vissuto qui tutta la vita eppure fatico già a trovare alcune cose: l'asciugacapelli, il coltello del pane, l'annaffiatoio per le piante delle scale. Fatico a guardarmi intorno e non trovare i miei dischi dappertutto, non c'è che un solitario Bollani che per qualche motivo ho lasciato qui. Guardo di qua e di là e tutto ha sapore di temporaneo: bagnoschiuma di fortuna, frigo con dentro solo lo stretto necessario.
E stamattina mordicchiavo la matita e -come faccio sempre- scarabocchiavo sul tovagliolino di carta, le solite parole in libertà dell'inizio della giornata, in quel momento che sta sospeso tra l'ascolto dei radiogiornali e il sorrisetto di plastica della commessa tuttofare. E a un certo punto come per magia sul tovagliolino invece delle solite note sono comparsi dei numeri. Dei conti. Si sono arrampicati come ragni sul filo dei miei ragionamenti e li hanno spodestati: affitto, stipendio, bollette, quota mensile per dischi e libri, regali di Natale (nota dolente), abbonamento del bus. Le cifre si sono distese come ragnatele sottili sopra la mia vita. Non mi dispiace, devo essere sincera, questo dover tenere i fili dei burattini con tutte e due le mani. Mi piace sentirmi capace di farlo. Ma la realtà sa essere molto brutale.

Eliot diceva che nessun essere umano può sopportare troppa realtà tutta in una volta. Lui si riferiva a cose molto più gravi, però non poteva avere più ragione.

venerdì, dicembre 02, 2005

sicurezze


C'è una sigaretta nel posacenere che non si è spenta bene. Una foto di me su una gelida spiaggia scozzese che sembra provenire da un'altra vita. Un desiderio che non so svelare nascosto in un barattolo.

Ci sono parti di me che sono custodite dagli oggetti.