lunedì, novembre 28, 2005

frammenti

schermaglie e controschermaglie. Mi piacerebbe godermele di più, queste fasi. Ma le giornate corrono e i minuti non si assaporano a dovere.

E poi se non smette di piovere sfido chiunque a mantenere il buon umore.

Oggi in negozio alle sette mi sono fermata un attimo, struccata, affannata, un po' contrariata, e mi sono rubata un pezzo della carta velina rossa con cui si fanno i pacchetti regalo. Era un pezzo strappato, a dire la verità, su cui erano cadute delle gocce d'acqua, e l'acqua ha prodotto un interessante gioco di sbavature dall'arancione al rosa. Ci ho scritto sopra delle cose inconfessabili, poi l'ho ripiegato in quattro e poi in otto e l'ho messo in tasca. Ho sentito il perso di quelle parole per tutto il pomeriggio. Mi sono stancata molto, oggi.

...sì, sto bene. E' un periodo in cui ricevo molte proposte. Ci sono quei periodi in cui uno... sai... è come se avesse le finestre aperte e fosse pronto a ricevere. Nel bene e nel male. Ma allo stesso tempo questa rinnovata passione per l'aria fresca che entra e la polvere che si muove può far paura. Come? Sì, non è facile da spiegare...

Pioveva di nuovo, alle sette del pomeriggio. Ho guardato la malinconica vetrina del magico mondo delle candele pensando che la gente è imprevedibile. "C'è crisi", come dicono tutti i bottegai, io rimando il parrucchiere da due mesi perché forse in previsione delle feste è meglio risparmiare un po' (è meglio un weekend da qualche parte o una messa in piega?) e queste persone si scatenano all'acquisto di ciondoli per l'albero, ghirlande, centrotavola, candele d'ogni forma e dimensione, e animaletti di legno. E qualcuno mi fa notare che quest'anno gli affari vanno male. Mah. Ma a me non importa niente. Sono capace di sorridere e parlare della mia gatta per un ora con la signora che compra due candeline trascinandosi il carrello della spesa dal supermercato, e anche di guardare con interesse le foto dei nipotini, di ascoltare le lamentele sulle nuore, di rispettare le decisioni e consigliare cose di cui mi intendo relativamente. Se poi il sabato posso uscire e spalmarmi sulle poltrone dell'Hemingway davanti alla più straordinaria torta al cioccolato che esista, sfogliando guide di Londra, cataloghi di design, e riviste gratuite di arte. E naturalmente fantasticando e facendo progetti megalomani.

Ti vedo proprio bene
grazie. Ora lavoro a prato e sono molto stressato. Però sto bene, davvero. E te? Anche te sembri in forma...
Non c'è male..
Prendi la torta? Ci vuoi sopra il peperoncino?
Certo
Giusta...

E finisco qui, a farmi bruciare gli occhi nella speranza di sviscerare quello che sta succedendo, consapevole di non riuscirci, perché come si può spiegare che il momento in cui ti senti persa va di pari passo con quello in cui ti senti forte e inattaccabile? La corsa ogni mattina per il viale ricoperto di foglie nel rumore assordante nel traffico, la vetrina del negozio di animali coi cagnolini rinchiusi dentro che ti guardano con gli occhioni da cartone animato, il semaforo pedonale che non diventa mai verde, il freddo che aggredisce, e la sensazione di sonno e di tepore quando finalmente stringo fra le mani il consueto cappuccino col cornetto. Il bandone che pesa e io che mi chiedo che ci faccio qui per quei tre o quattro secondi prima di realizzare che quello che faccio ha un senso. Non corrisponde a quello che sono, ma ha un senso ben preciso. E' una delle poche cose che ho pianificato in vita mia, una delle poche conclusioni a cui posso dire di essere arrivata. Non è la mia identità che rischia di essere attaccata. E' la forza fisica che viene a mancare, la pazienza, a volte, che è messa a dura prova e certo, un po' di buona volontà si perde.

Al centro di tutto questo le piccole note di colore. Proprio al centro, perché sono questi i pensieri che la sera porto con me sotto la pesante coperta militare che ho rubato a casa dei miei. Le risatine con le coinquiline, gli occhi belli di C. che è felice perché la sua fidanzata è tornata da un lungo viaggio, il tiramisù nel piatto di plastica rossa, L. e E. che mi riaccompagnano a casa attraversando la tormenta ascoltando un cd, e anche -so che è un po' una caduta di stile, ma è così- un calciatore che fa sognare la mia squadra.

perché non metti lo zucchero nel caffe?
mi piace di più senza. Mi piace annusare il fumo che sale dalla tazzina prima di berlo. E l'amaro mi piace.
Peccato. La vita è già abbastanza amara...
Non poi tanto se ci pensi bene...
...no, forse no...

...

Ma ti ho messa in imbarazzo? (risata) Allora sei timida...
Io.. no, beh... sì, un po'...


domenica, novembre 27, 2005

febbre della domenica mattina

un sabato sera emotivamente proficuo. Il rinnovato nottambulismo e il fatto che domani dovrò essere sveglia e arzilla per il pranzo domenicale dai parents mi preoccupano un po'. Ma per ora chissene.

venerdì, novembre 25, 2005

fughe

Ascolto un jazzino non meglio precisabile da qualche parte alla radio mentre fuori diluvia, il raffreddore gigante che mi ha colpito nel bel mezzo della settimana lavorativa si dissolve piano piano, e i piatti da lavare mi aspettano. Ma ho freddo. Forse li farò domani.
Ho camminato molto oggi, sotto la pioggia, senza l’ombrello, col fedele esquimo scozzese a ripararmi e tenermi caldo. “che bello –pensavo- questo giubbotto che mi lascia libera di usare le mani anche sotto la pioggia, senza farmi sentire né il freddo né l’umido, senza farmi sentire la malinconia e il peso della borsa”.
Mi sono sentita di nuovo libera, abbastanza in forma, senz’altro forte. E’ la sensazione che mi dà più orgoglio. Il sapere che da qualche parte in me ho la forza, ce l’ho sempre, per darmi un colpo di reni e fare quel tanto di scatto che mi basta a sciogliermi da qualsiasi laccio.
La libertà è un bene prezioso e fragile. Proprio la settimana scorsa ne parlavo in modo rilassato e sconclusionato a una persona che non mi conosce affatto, che non sa chi sono stata e non sa chi sarò, che sapeva, o meglio, cercava di sapere solo chi ero in quel momento preciso. Io parlavo e mi contraddicevo, lo sapevo benissimo, un sacco di volte mi sono anche data segretamente della superficiale. E’ perché ci tenevo, in quel momento, ad essere capita. E come spesso accade in queste circostanze, ne è risultata un’immagine azzardata e improvvisata della biondina nella fortezza, un’immagine che non ero esattamente io, ma che forse proprio per quelle strane alchimie che si creano facilmente fra il tavolo ingombro di bottiglie, i bicchieri da lavare e le tazzine da caffè era più concreta di quanto io stessa voglia ammettere. Mi è sembrato strano. Non dev’essere sembrato strano solo a me. Per un istante, un istante significativo, ho visto qualcuno che mi guardava con interesse. Non per quello che dicevo o per l’aspetto che avevo. Un interesse che era curiosità. Curiosità di capire.

Naturalmente forse l’ho solo immaginato.

Oggi, sotto la pioggia nella mia ridicola passeggiata sull’Arno, ci ho ripensato. E' che non si è mai veramente al sicuro dalle emozioni. Non si è mai veramente protetti. E’ stato chiaro, perché a un certo punto, con la testa fra le nuvole, sono saltata per sbaglio in una pozzanghera. Gli stivali si sono bagnati e dopo un po’ l’acqua è arrivata ai calzini e mi si sono congelati i piedi. “Ecco, ero al caldo, riparata dalla pioggia e dal vento, eppure una parte di me si è comunque inzuppata e infreddolita”

Mi è sembrata una metafora semplice e notevole.

giovedì, novembre 24, 2005

cristallo 2


Ci sono, ci sono.
con un po' di raffreddore causa vento gelido nel collo, un po' di malinconia, e tanti tanti punti interrogativi nuovi.

Per un po' un mostro invisibile ha cercato di inghiottirsi per sempre il contenuto del "mio" pc, ma per fortuna oggi è arrivato l'esorcista e ha fatto uscire il demone. E da domani se tutto va bene, potrei scrivere con un computer che invece è proprio mio. Senza le virgolette. Che emozione.

Sono stanca, aspetto la cenetta di stasera con E. come un seienne aspetta Babbo Natale. Sono giorni che non faccio che appendere palline e ninnoli per l'albero al soffitto del magico mondo delle candele, che presto o tardi crollerà. Spero che accada nella notte, tanto per evitare le vittime.

Vorrei dilungarmi sulla bellezza dei cristalli e su come luccicano sotto il faretto. Ma c'è troppo lavoro da fare. E la mia mente non è limpida.

mercoledì, novembre 16, 2005

reminder

Ieri ho fatto un salterello indietro.

Una vera emozione, piccola ma intensissima, che mi ha ridato luce nella giornata piovosa, e mi ha lasciato addosso, di nuovo, quella magnifica sensazione di evasione e di infinite possibilità che corrispondono alla mia personale idea di libertà.
Libertà in senso profondo, che non significa solo avere tanto tempo, tanti soldi, tanti chilometri sotto le scarpe. Tutte queste cose aiutano, ma la libertà come me la sono cucita addosso io è invece la sensazione di vivere a pieno le esperienze, anche quelle piccole e quotidiane, viverle fino in fondo e senza nascondersi nulla, così come vengono, che tu le abbia provocate o meno.

Sono stata allo Stensen a vedere Craj.

Al di là di quello che se ne può dire come film, come opera prima, come spettacolo teatrale, come concerto, o quello che sia, questa specie di Buena Vista Social Club versione salentina mi ha lasciato un sorriso splendente addosso. Ho rivisto distese di ulivi solidamente seduti, ho rivisto le luci delle luminarie nelle feste di paese confondersi col cielo nero e stellato, ho rivisto i vecchi e i giovani ballare e divertirsi e sentirsi uguali, ho rivisto la terra rosso sangue e i fazzoletti volteggiare in aria come piccole fiamme morbide e il vino, che naturalmente corre a fiumi.
Non credo alle coincidenze, ma mi impressionano quando si verificano.
Quasi a ricordarmi dove tutto ha preso il via in un momento in cui stavo un po' rallentando per il freddo, la stanchezza del lavoro, certi pensieri complicati che a momenti mi lasciavano un po' contraddetta, eccola lì, quella vita e quella musica, quel suono ossessivo che non ti lascia scelta, a dirmi "non so se te lo ricordi, ma devi ballare. non puoi fermarti. Devi continuare a girare su te stessa finché non distingui più il cielo dalla terra."

Lo tengo a mente e continuo a provarci. ma qualche promemoria ogni tanto aiuta.

martedì, novembre 15, 2005

Nota dall'interno dell'acquario

Pioggia costante ma fine. Starsene al calduccio pensando a [...] mentre fuori la gente corre per non bagnarsi.
E si accendono le lucine, e si spengono.

lunedì, novembre 14, 2005

scuse preventive

Vorrei scrivere qualcosa di un po' arrabbiato.

E' molto difficile per me in questo momento. Cioè, non solo in questo momento, sempre. Non sono mai riuscita ad esprimere il disagio. Ma adesso, dopo tanto, forse non esprimo il disagio perché ne ho un po' meno. Non che non ne abbia piu, che discorsi. Dopo che il disincanto c'è stato non si può più veramente tornare indietro. Ma è un periodo che mi godo le giornate e sembra che questa cosa faccia arrabbiare o perlomeno indietreggiare tutti.
Ho visto gente scappare di fronte ai punti interrogativi come se fossero montagne pronte a franare, e persone pacifiche perdere la pazienza di fronte a certe evidenze.
Mi dispiace, perché sono persone che amo, ma soprattutto perché so cosa significa.
So che quando uno è in quei periodi critici in cui tutto sembra solo precipitare verso nuovi baratri avere accanto discorsi sensati e sorrisi è forse la cosa più irritante.
E mi dispiace essere io quella irritante. Non è che non me ne accorga. Mi starei sulle palle anch'io forse.

Però è così, per ora, finché dura.

giovedì, novembre 10, 2005

Antonia e Virginia

Ero partita con la ferma determinazione di trascrivere qui un pezzo della Byatt, ma non sono in grado di sceglierlo. Mi sembra tutto troppo collegato a quello che viene prima e quello che viene dopo, per poter separare delle parti.
La sera dopo aver chiuso il negozio, mi siedo sull'autobus con davanti trenta o quaranta minuti di tragitto per tornare a casa. Molti mi dicono che impazzirebbero, di fronte ad una quotidianità tanto massacrante. Invece per me non è così. Quando scelgo il mio sedile defilato è come se qualcosa si sgonfiasse, una tensione che trascino tutto il giorno sui marciapiedi e fra gli scaffali, infatti mi sento stanca come dopo una lunga corsa e spesso, anche, addento della cioccolata. Mi dico che la giornata non è finita, ma la lotta, (definizione della mia nonna) quella sì. E posso dedicarmi a due attività che sono fra le mie preferite: leggere e osservare le facce delle persone nelle macchine. Questa specie di voyerismo che mi porto dietro da sempre in realtà in questo momento mi appare del tutto connaturato con le pagine che sto leggendo. Leggere la Byatt è proprio come guardare le persone e immaginarsi la loro vita da un tratto veloce che se ne distingue: una macchia sul polsino, l'accuratezza di una pettinatura, l'andatura o la fissità di uno sguardo. Non basta questo, lo so, a capire le cose, ma il più delle volte da una serie di dettagli apparentemente insignificanti mi succede di inquadrare scenari di vita quotidiana, corredati di battute e dialoghi come una vera e propria sceneggiatura.

E' un po' come un'esercizio di memoria: tanto tempo fa ho preso come una specie di consiglio un insegnamento di Virginia Woolf ai suoi nipoti. Diceva la Virginia ai ragazzi: non lasciate passare un giorno senza scrivere. E non accontentatevi del fatto. Se una mattina vi ha svegliato il sole dalla finestra, ricordatevi come era questo sole. Bianco, giallo, dorato. Se era fastidioso o delicato. Se era piacevole o seccante. eccetera.

Mi piace questo modo di dare i nomi alle cose. E mi piace che la Byatt decida di raccontare il mondo come lo farei io, se solo avessi un centesimo della sua bravura.
Come se vedesse tutto da una porta di servizio.

lunedì, novembre 07, 2005

nascondiglio

La notte è un posto comodo dove nascondere le cose.

C'è un comodino di legno chiaro con una decina di libri sopra, un posacenere, un accendino, un lume. Dietro c'è un armadio, e una finestra spalancata sul buio.
E' lì, in quel rettangolo scuro, che ho nascosto due rabbie, una gioia, uno stupore e quattro o cinque ansie.
E anche un urlo muto e un pianto sordo.
Ora che li ho messi tutti da parte sto meglio. Mi piace quando queste cose sono in ordine.

venerdì, novembre 04, 2005

talismani

Cambiano i cieli, e gli umori.

Quest'oggi, complice un sole pallido pallido ma non per questo meno dolce, ho fatto una lunghissima chiacchierata con una vecchia amica che non vedevo per bene da troppo tempo.
Ha trovato il modo di scioccarmi un po', ma come sempre, al di là di superfici diverse ritrovo in lei tante cose in comune. Specialmente la capacità di capirsi al volo. Che è una gran bella qualità e che mi rincuora molto.
E' stata una mattinata molto bella.

Il flusso della clientela del magico mondo delle candele, invece, comincia pericolosamente a virare sul "Natale" e questo, purtroppo, non mi rincuora affatto. Significa giornate lunghissime, piene di pacchettini da fare e prive di ore vuote per leggere i libri. Dovrò trovare degli spazi alternativi e non sarà facile. Per ora mi consolo con The Virgin in The Garden, per ricordarmi sempre quanto sia importante non lasciare al caso il vocabolario, perché come diceva Calvino quando parlava di talismani per il nuovo millennio, l'accuratezza delle parole è accuratezza di pensiero.

Buon fine settimana. Bevete tanta birra.

mercoledì, novembre 02, 2005

cristallo


Svegliarsi stamattina e non pensare a niente. Sentire una specie di bolla di vetro fra la gola e lo sterno. Camminare pensando “farà freddo. Dovrebbe far freddo. Perché indosso il maglione pesante se mi aspetta una mattinata di fatica e sollevamento pesi?” Psicologia. E’ Novembre. Quindi deve far freddo.
Invece ci saranno venti gradi. E per tutto il giorno ho sognato il momento in cui sarei tornata a casa e mi sarei stesa nella vasca. E lo sogno ancora perché la giornata non è mica finita. Questa giornata sembra non dover finire apposta, per lasciarmi qui a decantare, decantare, finché finalmente non vedrò più chiaro.
E’ stata una giornata identica a tante altre. Ho attraversato la città come al solito, leggendo sull’autobus, col sonno che mi mordeva le caviglie. Ho risposto gentilmente ai turisti che chiedevano informazioni. Ho bevuto caffè. Ho parlato sorridendo con la mia collega mentre mi facevo venire il colpo della strega a sollevare la zucca di terracotta che peserà trenta chili. Ho pranzato, sonnecchiato, visto (per la seconda volta da due mesi) una puntata dei Simpson a casa dei miei genitori. Sono tornata al lavoro e ho cominciato ad appuntare metodicamente le bacche rosse sulla spugna.

Eppure c’è qualcosa di diverso.

Vorrei dire tante cose. Che non trovano spazio né giusti confini in questa pagina.
Vorrei dire tante cose che non so.
Ma invece ne dirò una che so.

La cosa che ho pensato di più in assoluto ieri sera, dopo la giornata di festa, bianca e piovosa, con lo stereo acceso col volume alto, i capelli legati stretti, e la sciarpa bene annodata al collo, è stato che così, fra il piumone e il plaid, è caduta una mia affermazione così intima, ma così privata, che credo non ne fossi a conoscenza nemmeno io. Ha semplicemente volteggiato un po’, tipo piumino, poi si è posata delicatamente da qualche parte e alla fine è misteriosamente scomparsa.
Forse è perché ho detto questa cosa che adesso mi sento così pesante, così fragile. Forse è per questo che è da stamattina quando sono arrivata qua dentro che ogni tanto mi sale alla gola questa specie di pianto inespresso.

Non è pianto, perché sarebbe ridicolo. E’ come essere nuda per strada, come aver risposto al telefono per la prima volta dopo mesi che squilla, come aver tolto l’armatura che copriva la parte più fragile di me.
E’ come essere di vetro.