da La Rebubblica del 16/10/2005, Cronaca di Firenze
Franca Selvatici
I CONCORSI Lettera di un professore alla Moratti "Noi, docenti bravi con troppa famiglia"
Telefonate di colleghi che gli dicevano di non presentarsi
«Signora Ministro della pubblica istruzione, la Sua riforma della docenza è contestata, ma sui concorsi Lei non ha colpe. Noi docenti italiani siamo persone perbene. Qualitativamente non sfiguriamo di fronte ai colleghi stranieri. Ma per noi la "famiglia", i "nostri", prevalgono su tutto. In noi riemerge e prevale un familismo biologico». Sono alcune frasi tratte da una lettera inviata al ministro Moratti da uno studioso di storia moderna, Oscar Di Simplicio, autore di studi sull´inquisizione e sui processi alle streghe e del recente saggio «Autunno della stregoneria» (Il Mulino). Il professore definisce i concorsi universitari locali «la parentesi più buia nella storia dell´Università italiana» e ricostruisce fatti e misfatti del concorso per professore associato di storia moderna bandito nel 2004 dalla Facoltà di Lettere di Firenze e chiuso il 7 ottobre scorso. Racconta le telefonate di colleghi, fra cui il commissario interno, che gli suggerivano gentilmente non presentarsi. Racconta che metà dei candidati si sono ritirati prima delle prove e che alla fine il concorso si è chiuso con un colpo di scena: non è passata la «candidata di facoltà» ma la moglie di un altro docente dell´ateneo. Conclude suggerendo al ministro di recuperare «un bel concetto della Grecia arcaica», la Cultura della vergogna: i professori che hanno manipolato i concorsi dovrebbero andare a lezione indossando una felpa con la scritta «Ho truccato un concorso universitario». E saluta con un «Signora Ministro, good night and good luck»
La mia amica di più vecchia data mi spedisce questa mail da far girare in cui chiede, fra lo scettico e lo speranzoso di muoverci. Muoverci non in merito a questa vicenda che la riguarda personalmente, (perché non è un problema "personale" quello che solleva, e anzi il problema è proprio che solo di vicende personali si parla, e mai collettive, mai generali, mai che un discorso si estenda un po' al di fuori del perimetro delle mura della propria casa/ufficio) ma muoversi e basta. Muoversi come generazione, muoversi come categoria (c'è un'ampia scelta di categorie in cui inserirsi: giovani, studenti, precari, senza casa senza contratti... o tutte quante insieme), e farlo violentemente, chiamando i carabinieri, occupando le facoltà, scrivendo ai giornali. Non che la mia amica si inserisca come linea di pensiero politico in frange particolarmente oltranziste o violente, anzi, tutt'altro. Quando eravamo un po' più giovani, e forse sotto sotto ancora, ero io quella "integralista" e lei quella sempre disposta al dialogo, al lavoro da passista, alla costruzione lenta ma ragionata, e molte volte ci siamo anche un po' punzecchiate su questo argomento.
La "maturità" (brrr) ci ha un po' cambiato, sembra. Io sono diventata cinica, disincantata; lei sta progressivamente diventando arrabbiata.

Non posso, ora, non essere solidale con lei quando dice "Mio babbo scrive lettere sarcastiche in giro e mi dice che se non ci pensiamo noi giovani non cambierà mai niente, che se è successo una volta nel '68 forse è arrivato il punto di rottura perché succeda di nuovo.
Per ogni concorso truccato di cui si sa.. dalle ammissioni a medicina ai concorsi per dottorati e assegni.. bisognerebbe entrare in aula dove si riunisce la commissione e occuparla, che vengano i carabinieri a sgombrare. Mi domando se avrei il coraggio di farlo o se non mi domanderei "ma poi a me chi me lo fa vincere un dottorato?" e vi giro la domanda."
Ed è questo il nodo di tutto. Viviamo in un paese in cui è talmente radicato il clientelismo, che non credo ci sia via d'uscita. Per uno come il babbo di M. che denuncia, scrive ai giornali, fa nomi e cognomi, quanti, anche fra le persone che stimiamo di più invece chiudono o hanno chiuso un occhio, per vedersi tornare indietro qualche vantaggio? Che poi il vantaggio sia piccolo o grande non conta, la catena a quel punto è già partita. Anche le persone migliori, le più colte, le meglio preparate, spesso non sfuggono alla logica per cui "non vedo perché tutti debbano mangiarci tranne io" E onestamente la cosa mi disgusta, ma in parte la comprendo.
E' per questo che mi resta la sensazione amara della sconfitta. E' triste da dire ma è così. Quali università vogliamo occupare? Quali giudici vogliamo chiamare a dirimere questioni in cui non esiste nessuno che non abbia interessi personali? Cambiare "chi decide" significa tristemente solo cambiare la direzione in cui gli interessi sono rivolti. Non c'è politica che salvi da questo. Si va a votare, e ci si andrà, e nella mia ingenuità ho fatto anche mezz'ora di coda per votare alle primarie, ma fondamentalmente l'ho fatto perché spero che il paese salvi almeno la faccia, e non passi da giullare dell'Europa tutta. Però se penso di investire la mia storia, i miei studi, la mia fantasia, o anche la mia rabbia, scusate, ma non lo faccio per poi essere manipolata dalla demagogia di nessuno di questi personaggi.