venerdì, settembre 30, 2005

deserti

E' una strana giornata.
Un tempo così bello che commuove (e qui dovrei aprire una parentesi su quanto è meravigliosa la mia città in settembre-ottobre, quando la luce non mente ma è anche soffice) eppure sono un po' storta. I pensieri mi si scollano dal loro filo conduttore come i post-it dalla porta del frigo. Cadono e magari c'era anche su qualcosa di importante, ma chissà dov'è finito. Mi sento la testa pesante, come sovraccarica di informazioni. Forse troppe sigarette, forse troppo poco cibo. Non so.

Ieri ho avuto un incontro-scontro con un bruco sul balcone di casa mia. Gli ho chiesto che ci facesse lì e lui non ha risposto. Mi sa che è stato sfrattato dal suo legittimo buco in giardino dai muratori del martello pneumatico. Gli ho offerto asilo politico e proposto di buttar giù una petizione per far cessare le ostilità. Ma era chiuso nel suo silenzio.

Invece mercoledì sera, prima del cinema, ho avuto un altro incontro-scontro. Questo più complicato. Che mi ha lasciato un'impressione buona e una cattiva.

C'è un tuareg che si aggira per la città procurandomi molta curiosità e diversi brividi, e ogni volta spero di essere lì quando passa. Vorrei chiedergli se mi può portare un po' in giro tra le dune del deserto, giusto per fare una gita -o un viaggetto chissà- e conoscerlo. L'altra sera quando l'ho incontrato mi ha preso una stupida ridarella da imbarazzo/stanchezza. Ero stanca, sì, ma più o meno di buon umore. Quindi non era escluso che mi facessi avanti con la mia proposta.
Solo che il posto sul cammello era già occupato. E ora chissà quanto tempo passerà prima che ricapiti da queste parti..

martedì, settembre 27, 2005

pensieri sparsi

E' vero, il regno dorato delle candele mi piace, però ci sono dei però.
E' dal 5 settembre che rimetto a posto scatoloni su scatoloni di merce in arrivo, in un negozietto che è grande quanto il guscio di una lumaca. Mi è anche venuto una specie di colpo della strega, sali sullo scaleo, scendi dallo scaleo, tira su, tira giù, pulisci (già che ci sei) e quando finalmente ho sistemato l'ultimo mazzo di fiorellini e spolverato l'ultima candela, e poi ho spazzato per terra e tutto luccica e qualunque cliente sarebbe fiero di entrare, la porta si apre e un solerte corriere mi annuncia come se fosse l'evento dell'anno che c'è un nuovo carico di merci provenienti dalla Danimarca.
Da firmare grazie.
Poi, siccome è gentile e mi vede alta un metro e poco scarica lui le cose dal camion, invadendo il pavimento di tre metri quadrati con due enormi scatoloni.
E si ricomincia.
Ieri, per protesta, la libreria è anche crollata sotto il peso di 260 kg di cera. Bisogna rimontarla. E la scala del soppalco cigola in modo sinistro ogni volta che la tocco. Infatti io, sul soppalco, non ci metto più piede. Se viene giù la scala mentre io sono su mi vergogno persino a chiamare aiuto.
Voglio un sindacato.

Pausa. Non era di questo che volevo parlare in realtà...

Scende la sera, eppure fa caldo.
Quando torno dal lavoro la sera, leggo Travaglio e Pasolini e va da sé che mi interrogo su cosa è successo, cosa è successo in Italia, perché non c'è più nessuno o quasi in grado di fare della critica seria, che sia concentrata sul valore delle parole, sul rifiuto della superficialità o del problemino contingente che nasconde una montagna di guai.
Perché in Italia c'erano i Pasolini e i Calvino e ora non ci sono più, perché in Italia si studiava e i nostri laureati davano lustro al paese e ora non si studia più, perché ci ritroviamo in questa melma di non pensiero.
Uccisi dall'intrattenimento televisivo, felici di non doversi sforzare a fare niente, si sono impigriti i cervelli. Anche i migliori. Alcuni, soffocati, hanno dovuto adeguarsi per sopravvivere. Perché poi siamo esseri umani. Esseri imperfetti. Sopravvivere serve. Certe lusinghe un po' ti intrappolano. Anche quando vorresti alzarti in piedi e correre. Se sei già molto stanco e nelle vicinanze c'è un divano viene spontaneo sedersi un attimo.
Anche se poi un attimo diventano due...

Il fatto è che parlo così perché anch'io mi sento un po' colpevole. Colpevole di assecondare solo per evitare di strillare e farsi venire le bolle. Colpevole, perché leggo tanto e agisco molto meno. Anche se, come dicevo un po' di giorni fa, non so bene cosa potrei fare.
Comunque colpevole e basta.
Un'orribile sensazione.

venerdì, settembre 23, 2005

sorprese

(Anche per questa volta il governo non è caduto. Questi figuri sono attaccati alle seggioline più delle cozze agli scogli.)

Mi sorprendo nel silenzio della mia stanzetta (interrotto solo dal martello pneumatico di cui sotto) di non essere stanca. Di solito se mi sveglio due giorni consecutivi alle sette di mattina poi sono da ricoverare. Invece mi sento forte e sana. E sveglia anche. Mica noccioline.

Mi sorprendo anche ad amare abbastanza il mondo dorato delle candele.
Ormai lo conosco palmo a palmo, e le clienti cominciano a conoscere me. Ieri una signora dopo avermi torturato 45 minuti per comprare un vaso poi mi voleva lasciare la mancia. Francamente alla mancia (che non ho preso naturalmente) avrei preferito riuscire a prendere il bus delle otto invece di quello delle otto e un quarto. Ma insomma. Sono arrivati gli articoli natalizi e tutto cola miele e stelline luccicanti.

Mi sorprendo poi a trovarmi la sera senza scarpe a leggere in camera le ultime pagine di Pedro Pàramo (già pregustando il Pasolini che seguirà), con la Moretti fra le mani, ma senza sentirmi una single sfigata. Non che mi sia mai sentita veramente una single sfigata. Ma insomma, certe volte, eccetera eccetera.

Poi sono tanto contenta perché domani, dopo un mese si riuniscono nella casettina d'Oltrarno le quattro sòcere, ossia io più le mie compagne di viaggio in Puglia. Una serata di cibo chiacchiere e foto.

Quasi la felicità.

mercoledì, settembre 21, 2005

teoremi & parole



Parole:
Diamantis lasciò vagare lo sguardo sulla superficie dell'acqua. Cercava in tutti i modi di non pensare al suo incontro con Amina. Si ricordò di alcune riflessioni che aveva annotato di recente sul suo quadernetto. A proposito della povertà di vocabolario riguardante il mare. Solo i greci avevano tante parole per definirlo. Hals, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d'acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la riva, il golfo o la baia...
Quel che sfilava davanti ai suoi occhi, adesso più rapidamente, era un insieme di tutti quei termini. Il mare in tutte le sue definizioni, e il Mediterraneo in tutti i suoi appellativi. Sempre al di là di quel che lasciava vedere. Sempre più antico. Sempre più reale. Al di là dei miti, incessantemente. Al-bahr al-rum. Gli tornò in mente il nome egizio. E si ricordò che per gli arabi quel mare non era né azzurro né nero, ma bianco.
[...]
In realtà ci vuole una motivazione personale per navigare sul Mediterraneo.

Jean Claude Izzo, Marinai Perduti.

Il mare è un'esperienza che dura tutta la vita. Inizia a parlarti la prima volta che lo vedi e non ti molla mai più. E non ti dice quasi mai la stessa cosa due volte.

1°Teorema della convivenza:
Data la presenza in casa di tre donne tutte a vario grado carenti di fidanzato/relazioni sentimentali/ relazioni sessuali, è altamente probabile che il barattolo di nutella che compri alle dieci del mattino con l'intenzione di consolarti a suon di cucchiaiate verso mezzanotte, sia finito nel momento del bisogno. Conviene ripiegare sul limoncello o sulla tisana dolce sonno. A seconda dell'umore o di come è andata la giornata.

1° Teorema dell'indipendenza:
Se si decide di rinunciare alla televisione è bene tenere a mente che quello che si legge a letto la sera assumerà connotati decisamente realistici. Questo accade perché quando la mente è stata depurata dalle pubblicità l'immaginazione ha maggiori spazi per galoppare. (E' per questo, forse, che le letture estive si ricordano meglio, perché in vacanza la TV non c'è?)

(in base a questo teorema, cara la mia biondina, se leggi Pedro Pàramo alle due di notte, poi non ti meravigliare se sogni che i morti ti parlino e si confondano tra i vivi)

2° Teorema dell'indipendenza:
E' del tutto inutile cercare di convincere i muratori di sotto che studiare è come lavorare. Per loro chi studia è, invece, un fortunato che può non lavorare. Il mondo reale è il martello pneumatico.

venerdì, settembre 16, 2005

...ci pensate, le hanno dedicato un articolo anche sull'Independent...

giovedì, settembre 15, 2005

Satira e lacrime


Ieri sono stata a vedere Viva Zapatero, il film di Sabina Guzzanti sulla censura. Sono andata contenta perché credevo di ridere, invece mi sono ritrovata a sedere sulla poltrona con il mio classico brivido fra la nuca e l'orecchio destro e le lacrime agli occhi.

Sono uscita pensando "non c'è più niente da fare in questo paese". Eppure queste persone sono qui con me e probabilmente la pensiamo in modo simile. Eppure la Sabina sorride cattivella e dice "smuoviamoci perché è inutile dire che schifo, in realtà è colpa nostra quanto di tutti gli altri. Non non facciamo altro che scuotere la testa e pensare che la situazione sia irrecuperabile".

Mi viene istintivo di darle ragione, così come mi viene istintivo di pensare che gli italiani forse sono davvero un po' irrecuperabili. Anche i migliori. Insomma, la a-moralità della politica è lo specchio della a-moralità del paese. Mi viene da pensare, poi, che noi vediamo, come sempre, una minuscola punta di iceberg. Una punta d'iceberg che nasconde sotto faccioni grassi e pasciuti e compiaciuti, faccioni di chi ama la sedia che occupa più della propria faccia, impassibili e disposti a passare per idioti pur di mantenersi la cuccia calda.
Uno -impossibile ricordare il nome, ma la faccia ce l'ho stampata a fuoco davanti agli occhi, faccia da arrogante con inclusa risatina strafottente- che conclude l'intervista dicendo alla prode Sabina che cerca di non prenderlo a sberle o di non prendersi a sberle da sola nel tentativo di restare calma "mi dispiace, t'è andata male".

Poi le parole di chi è sereno e anche amaro e, soprattutto, quando parla sa quel che dice: Beppe Grillo, Paolo Rossi, Luttazzi, Biagi, Dario Fo, Canfora che spiega cosa è la satira come lo spiegherebbe a un bambino di dieci anni (e lo capirebbe anche un bambino di cinque), Furio Colombo, una serie di giornalisti internazionali, e soprattutto colui che da un po' di tempo a questa parte mi corrisponde più di tutti, per i modi e per quanto è tagliente, Marco Travaglio.
Su Marco Travaglio potrei dire altre cose. Fra cui che darei chissà che per scrivere così bene. Con Marco Travaglio Sabina Guzzanti ha iniziato una petizione contro tutte le censure. Si trova all'uscita dal cinema dopo che avete visto il suo film.
Perché il film va visto.
E io che posso dire? Mi sento ancora abbastanza impotente. Vorrei essere più coraggiosa. Invece accumulo rabbia su rabbia, limitandomi a leggere tanto e a cercare di capire. Non sempre con successo. Però alla fine del film, quando si vede la gente che si arrampica sui cancelli e si accapiglia per entrare nel teatro in cui viene rappresentata (visto che non era potuta andare in onda) la seconda puntata di RAIot, e la Guzzanti prende il microfono a metà fra il teso e il commosso per dire "siete quindicimila persone" lì ho iniziato a tirare su col naso. Sarò sentimentale.
Una pessimista sentimentale, sono.

Ma quando mi troverò davanti alla scheda elettorale che farò?

martedì, settembre 13, 2005

Immagine e significato

donne...

dopo mesi e mesi di birkenstock oggi mi sono svegliata e ho indossato delle scarpette rosse col tacco a spillo.
Sarà colpa delle mie coinquiline che viaggiano quotidianamente su dieci dodici centimetri di tacchi facendomi sentire una specie di fricchettona fuori limite d'età? O forse dipende dall'ansia provata dopo la telefonata? (vedi post precedente) Vabbè, i miei, di tacchi, misurano due centimetri. E la cosa non si ripeterà tanto presto. A metà del cammino già desideravo ardentemente di roteare le dita come nei cari vecchi sandali che hanno così egregiamente calcato tutte le strade e tutte le spiaggie (e hanno fatto anche il bagno diverse volte) della mia estate.

La cosa buffa, al di là di molte altre considerazioni sulla mia vanità, è che le scarpe da signorina (oltre a farmi sembrare un po' Dorothy nel mago di Oz) mi fanno sentire immediatamente vecchia. O meglio, mi fanno percepire subito la mia vera età. Lo stesso effetto me lo fanno gli orecchini. Mi chiedo: come fanno degli accessori tanto insignificanti a significare (in senso semiotico) tanto? E gli uomini, o i ragazzi, proveranno la stessa cosa quando indossano, che ne so, la cravatta? A me non dispiace dimostrare l'età che ho, in fondo sono fiera di essere nata negli anni settanta, anche se per un pelo.
E' solo che da un po' mi rendo conto che le cose non sono quasi mai quello che sembrano. Converrà continuare -come ho sempre fatto- a fidarsi dell'istinto e della prima impressione per farsi un'idea della gente?

La risposta viene da sé: no.

Domani vado a vedere Sabina Guzzanti
Non vedo l'ora.

lunedì, settembre 12, 2005

Piccolo sfogo transitorio


Divento aggressiva e mi vengono in mente delle cattiverie che probabilmente non direi nemmeno sotto tortura. Questo è quello che mi succede quando sento lui. Aggiungo che se solo una volta in vita sua mi telefonasse veramente per sapere semplicemente come sto, e non perché ha un doppio fine, tutto questo non succederebbe mai più. Il veleno e l'acido non mi verrebbero per nulla a galla. Perché non mi viene naturale di essere acida. Casomai qualcuno avesse il dubbio.

E' successo di nuovo e, come un'imbecille, di nuovo ho creduto che. Come ai bei tempi, di nuovo c'era bisogno di nutritre l'ego e di proclamare i traguardi. Sempre come ai bei tempi, la biondina ha ascoltato ed entusiasticamente applaudito. Poi ha bisbigliato che anche lei aveva traguardi, anche lei nel suo piccolo meritava un "brava". Oppure non lo meritava, ma comunque lo voleva. Ma naturalmente questa per lui è cosa secondaria. E' (tristemente) sempre stata una cosa un po' secondaria.

La cosa veramente veramente brutta, non è che lui faccia così. Lui è così, e ormai dovrei aver capito che non c'è nulla da farci. La cosa veramente brutta è che io non ho ancora imparato a non fargli da spettatrice; quando faccio la spettatrice mi sento orribile perché ho impiegato tanta fatica a rivendicare la mia presenza nel mondo e la mia indipendenza, e bastano dieci minuti di telefonata per azzerare questo lungo lavoro.

Mi odio quando mi succede. Voglio a tutti i costi sviluppare gli anticorpi.
Entro martedì...

venerdì, settembre 09, 2005

il mio quartiere e altre storie


Stanotte, alle cinque, come al solito da una settimana a questa parte, sono stata svegliata dalle campane della chiesa. Ho guardato fuori e sembrava già chiaro. Ma doveva essere il riflesso color ghiaccio di qualche lampione. Mi sono alzata e sono andata sul balcone. Si respirava il profumo della pioggia che stava per arrivare. Profumo di asfalto umido e aria densa d'acqua. Ho dato un'occhiata lunga e attenta alle case. Ho sentito il cane brutto della vicina che mormorava nel sonno. Ho pensato "guarda, questo è il mio quartiere di notte" . E quel "mio" mi ha fatto uno strano effetto.

Da un certo punto di vista questo quartiere d'Oltrarno è sempre stato un po' mio. L'ho sempre amato tanto e per un po' di anni l'ho anche frequentato giornalmente. Un quartiere di persiane verdi con le gelosie aperte, di anziani con la sedia sulla porta e di ragazzi e stranieri. Un quartiere popolare, si direbbe e, anche se adesso non ha più i connotati violenti di quando, per esempio, era giovane la mia mamma, ha mantenuto questa vena. Si vede dai negozianti. La prima volta che sono entrata dall'elettricista ho trovato un anziano signore con la camicina a scacchi che conversava amabilmente col suo amico appoggiato al bancone. Era anche un po' seccato che li interrompessi. E' scomparso dietro due file di scaffali polverosi e pieni di scatoloni misteriosissimi e altrettanto polverosi e quando è tornato con la roba che mi serviva mi ha detto "ho questa. Ma non gliela vorrei dare perché è troppo cara. Fra cinque giorni arrivano quelle più economiche." Credo che si sia anche un po' offeso quando ho detto che avrei preso quella cara.

Sono uscita e ho fatto la strada verso casa. E ho pensato "cavolo, vivo in Oltrarno..." ho articolato un inconsapevole sorrisetto e un ragazzo indiano dalla porta dell'internet point è scoppiato a ridere. " "che pensi?" ha detto. "sapessi..."

E poi ci sono le coinquiline. Due tipe allegre, un po' diverse da me, ma il punto è questo: si sta bene mischiando i colori. Vengono fuori delle tinte imprevedibili e delle volte anche irripetibili. Smussando un po' gli angoli e addolcendo le proprie manie le cose marciano.
La cosa che mi dà soddisfazione è che sono io che le voglio far marciare adesso. Mi sono imposta tante cose e sono stata anche un po' intransigente. Mi sono decisamente fatta un po' di violenza. Anche quando ho deciso che no, non voglio la televisione. Voglio leggere, leggere, leggere. E infatti leggo. Leggo due giornali al giorno e mi centellino le pagine di diario perché durino tutta una settimana. E poi leggo storie di marinai che prendono il mare, e storie di marinai che il mare non lo prendono ma che senza mare non vivono. Conrad e Izzo. E ascolto la radio per avere le notizie.

E mi sembra di avere ripreso i fili delle cose.

martedì, settembre 06, 2005

Il mondo, mentre cerco di decidere che poster attaccare dietro la porta...


Sono giorni complicati e mi sento un po' in colpa a parlare di me. Delle campane della chiesa che giorno e notte battono i loro rintocchi e del vento che c'è in casa che fa volare le tende e animare le stanze.

Sono giorni in cui si scopre che la sedicente "più grande democrazia del mondo" è povera, avvilita e non sa come sfangare (nel vero senso della parola ahimè) una situazione di disastro naturale. Inutile aggiungere, perché lo hanno già detto in troppi, che questa è una tragedia di poveri. Di gente che anche se avesse voluto salvarsi non ne avrebbe avuto i mezzi. E quando litigo con chi mi dice che il modello americano per ora è il migliore possibile, non lo faccio per partito preso, e non è che non veda gli innegabili meriti della civiltà anglosassone declinati in meritocrazia più reale che qui, maggior importanza data alla ricerca e allo studio, e tanto altro. Io sono un'americanista. Non sono cieca però. E non voglio rinunciare a pensare con la mia testa, e a differenza dei media la mia testa dice che il buono che c'è negli Stati Uniti non compensa poi così tanto il marcio.

Nella mia profonda ingenuità, poi, credevo che l'integrazione razziale in Francia fosse una cosa reale e più o meno assodata. Passeggiavo a Parigi e vedevo diecimila colori, sentivo di diritti acquisiti, e credevo nella grande capacità dello Stato francese di accogliere e di educare. Mi sbagliavo. Viene da pensare che anche lì le cose da chiarire, se non a livello burocratico di sicuro a livello sociale, sono tante e difficilissime. Però sottolineo che ci credo ancora. Che l'unica via possibile sia accogliere e non tagliare fuori. Con tutto il disagio che questo può comportare. Credo ancora che prima o poi il disagio si allenti e che si possa trasformare la gente in cittadini. Utopie, utopie...

Un po' di tempo fa avevo scritto qui nel post dell'11 luglio di un'esperienza molto sgradevole che mi era capitata. Allora mi era ribollito il sangue (e se ci penso mi fa ancora lo stesso effetto) e avrei voluto scrivere una lettera ai giornali che per viltà, e perché non so quanto ne sarebbe stato contento il protagonista di questa storia, non ha mai preso forma. Ora leggo, un po' in ritardo, che ce n'è proprio tanta di strada da fare. Ma tanta tanta.

venerdì, settembre 02, 2005

cin cin

Sensazioni strane che si accavallano una sull'altra un po' alla rinfusa. Mi sembra ancora impossibile che domani sia il giorno.

Domani è IL giorno, perché ho trovato casa e mi trasferisco; è IL giorno perché è la somma di tanti altri giorni, la somma della taranta che mi ha pizzicata, della mia città che in questo inizio di settembre è di nuovo la più calda d'Italia coi suoi 34 gradi, e della piccola piccola riscossa di una parte di me un po' nascosta che in questo settembre, contrariamente alle mie abitudini, ha vinto contro il mio cinismo catastrofista. Tutti questi addendi, insieme a una maglietta nuova che nei secoli terrò come "quella che ho indossato il giorno che ho cambiato casa" mi fanno sentire accesa e preziosa. Preziosa per me stessa, non si tratta di altro, mi fanno pensare che per una volta sono riuscita a mantenere una promessa che mi ero fatta.

Levo il calice di Martini bianco (rigorosamente con spicchio d'arancia) a tutti quelli che hanno voglia di brindare, e a tutti quelli con cui ho già brindato e che mi hanno scossa delicatamente e non dal torpore...