sabato, luglio 30, 2005

capri espiatori


La libreria di famiglia è da sempre la stessa, piccola, non del tutto fornita ma con commessi solerti che ordinano qualunque libro uno desideri. Magari ci mette un po' più del normale ad arrivare che in una libreria gigante del centro, ma non importa. Vuoi mettere l'affetto, e il fatto che sia sotto casa o quasi. "Il nonno mi aprì un conto lì quando scoprì che adoravo leggere e studiare.." mi raccontava il babbo un secolo fa. E ormai quel conto è aperto da più di quarant'anni.

All'inizio c'era un commesso con un nome altisonante, con cui da piccola facevo grandi conversazioni. Poi questo commesso è andato in pensione e sono subentrati due giovani sposi. Che come succede spesso ai giovani sposi a un certo punto hanno avuto un bambino. Fantastico. Biondissimo e con l'aria furbetta. L'ultima volta che l'ho visto correva in mezzo agli scaffali col ciuccio in bocca e ogni tanto si affacciava e mi faceva l'occhietto da dietro i tascabili Einaudi. Un vero seduttore.

Un giorno il biondino seduttore entra dal tabaccaio col suo babbo e come succede prima o poi a tutti i bambini si intasca un pacchetto di caramelle. Crede di averla fatta franca perché il babbo lo prende per mano come al solito ed escono dal negozio. Ma non è proprio così. Il babbo se n'è accorto e ha pagato le caramelle. Poi una volta fuori gliele ha prese di tasca e gli ha fatto una lunga arringa sul fatto che rubare è male e che le cose si chiedono e che comunque non sempre si possono avere. "Come ti sentiresti se qualcuno ti rubasse la tua ruspa?" gli dice, per argomentare con dei fatti concreti. Il prode biondino si giustifica. "Non sono stato io". "Come non sei stato te, chi è stato allora?" chiede il babbo.

Come tutti i bambini anche lui ha un amico immaginario. Il quale, come un vero Mr. Hyde, è la sua anima nera. Quello che fa tutte le cose cattive e su cui lui non ha controllo.

"Allora chi è stato?"
"E' stato Silvio..."

A quel punto il suo babbo non può trattenere un sorrisetto proprio nel bel mezzo del momento gravissimo della brontolata...
E' sempre tutta colpa di Silvio...

[Come ampiamente pronosticato la mia compilation così come l'avevo concepita ieri non esiste quasi più, ed è diventata, invece, quest'altra cosa:Police: Message in a Bottle/Negramaro: Estate /Janis Joplin: Summertime/Battiato: Insieme a te non ci sto più/Burt Bacharach: I Say Little Prayer/Max Gazzè: Cara Valentina/Marc Ribot y Los Cubanos Postizos: La Vida Es Un Sueno/Perturbazione: Se Mi Scrivi/Vinicio Capossela: Camera a Sud/Peter Gabriel:Salsbury Hill/Lucio Dalla:Futura/R.E.M. :All The Right Fiends/Mina: Se Telefonando/Van Morrison:Brown Eyed Girl/ Rino Gaetano:Gianna/Jack Johnson:Sexy Plexi/Rino Gatano:Ahi Maria/Marc Ribot y Los Cubanos Postizos:Como se goza en el barrio/Daniele Sepe:Tarantella Calabrese/T-Rex:Cosmic Dancer/The Velvet Underground:Sunday Morning. ...forse ho esagerato un po' sul cantabile...]

venerdì, luglio 29, 2005

colonna sonora

(sembra di stare sotto un asciugacapelli a velocità 3. E come prevedevo, abbiamo il record di città più calda d'Italia.)

Il mio primo pensiero stamattina quando ho aperto l'occhio sinistro è stato "devo farmi un paio di cd nuovi per il viaggio." Mi sono voltata dall'altra parte e ho scoperto che il lenzuolo era uguale a una di quelle funi che usano i carcerati per evadere, nei film. Ma mentre cercavo di districarlo con la forza del pensiero la Pina mi è arrivata addosso e mi ha dato i classici due schiaffetti sul naso che vogliono dire "alzati e dammi da mangiare"(c'è una famiglia in Russia che dice di avere un gatto che parla e che in particolare articola correttamente la frase "Anja, svegliati è tardi" rivolgendosi alla sua padrona. Io non so come si dica questa cosa in russo, ma ci credo.) così ho aperto anche l'occhio destro. Mi sono trascinata davanti al frigo e ho salutato i muratori che lavorano sul tetto di fronte. Ormai siamo quasi amici, anche se il primo incontro, un paio di settimane fa alle otto del mattino è stato abbastanza traumatico. A quanto pare nessuno si aspettava di trovare l'altro. Ho messo su il caffè e versato il latte sui cereali.

E ho continuato a pensare ai dischi. E' sempre molto difficile mettere insieme una compilation da viaggio. E' una di quelle cose che deve semplicemente essere giusta. Non troppo sentimentale perché poi ci ammazza il ritmo, non troppo allegra per non sentirsi deficienti, non troppo sofisticata per non sentirsi snob, non troppo pop per evitare di lanciare stereo e tutto fuori dalla piazzola dopo il secondo ascolto. E deve essere roba che un po' si può cantare. Ho continuato a elucubrare per un bel po', sotto la doccia, mentre facevo la spesa, poi mentre pulivo l'insalata e anche mentre ascoltavo al giornale radio l'ultima fantastica trovata di Silvio di battezzare la nostra moneta "l'Euro di Prodi". Dopo questa lunga riflessione sono arrivata ad una sola lista per il primo cd che nemmeno mi convince fino in fondo.
Al secondo ci penserò domani.

Ecco il risultato:

  1. Police "Message in a Bottle"
  2. Negramaro "estate" (un po' scontata, lo so)
  3. Janis Joplin "Piece of My Heart/Summertime" (devo ancora decidere)
  4. Jack Johnson "Sexy Plexi"
  5. Franco Battiato "Insieme a te non ci sto più"
  6. Gianna Nannini "Amandoti"
  7. Burt Bacharach "I Say a Little Prayer"
  8. Vinicio Capossela "Ultimo Amore"
  9. Patti Smith "Because The Night"
  10. Van Morrison "Brown Eyed Girl"
  11. Max Gazzè "Cara Valentina"
  12. Radiohead "High and Dry"
  13. Perturbazione "Se Mi Scrivi"
  14. Damien Rice "The Blower's Daughter"(forse)
  15. Beatles "Something"
  16. Vinicio Capossela "Camera a Sud"

...ora che ci faccio caso va un po' a calare. Vabbè... magari cambio qualcosa per strada...

giovedì, luglio 28, 2005

orizzonti

E' giovedì ma sembra venerdì. C'è una temperatura che sfiora o forse supera i 40 gradi. All'ombra delle candele succede che finisco tutto il lavoro che devo finire, perché dopodomani il negozio chiude per ferie. Devo anche fare un bel cartello. Con scritto ciao a tutti.

Ho sfangato da sola tutti i problemi informatici che avevo e questo mi rende particolarmente fiera di me. E ora mi preparo psicologicamente allo zainone, la tenda, i tegamini, i fornellini, la collana di peperoncino attaccata all'ingresso della tenda (non so perché, l'anno scorso l'ho fatto ed era tanto decorativa..), la stuoia da stendere e da spazzolare con tutte le scarpine in fila... e il mare.

Il mare.

Canticchio..
Ridacchio...

"guarda che faccina contenta!" dice il mio amico che misericordiosamente è passato a trovarmi portandomi un bellissimo gelato.

Lo so che ho la faccina contenta.
Vedo il mare in lontananza...

mercoledì, luglio 27, 2005

fuga di mezzogiorno

come prevedevo ho avuto qualche pentimento dopo aver scritto il post di ieri.

Anche oggi sono stata al parco. Ho scelto un orario difficile da apprezzare per la maggior parte della gente, da mezzogiorno alle due. Io non soffro tanto il caldo, anzi, mi piace anche. Ho attraversato le giostrine, il campetto da calcio, il teatro di legno e sono arrivata in cima, vicino alla siepe che separa il giardino dalla ferrovia. Ho steso il telo con sopra Corto Maltese, (un vecchio omaggio Einaudi che mi piace tanto) e mi sono sdraiata sotto il pino. Faceva veramente caldo. Così caldo che si poteva respirare il calore, come fosse sato polvere, sabbia, qualcosa di solido e pesante.
Quando il sole picchia così forte al parco non c'è assolutamente nessuno. Solo un sacco di cicale e di formiche e qualche uccellino. Oggi ce n'era uno molto simpatico che sembrava ballare a tempo col tango che stavo ascoltando. E l'erba è secca e polverosa. Però sotto il pino e nei punti più ombrosi persiste qualche quadrato di verde. Naturalmente ero attrezzatissima: avevo musica, libri, giornale, barattolo di crema solare, estathè al limone, sigarette e occhiali da sole.
Ho aperto il mio libro e messo le cuffie. Ho iniziato a percorrere righe che parlavano di canti notturni nel deserto e di viaggiatori instancabili, e poi ho chiuso gli occhi e poi li ho riaperti e ho scoperto un ragno che faceva l'altalena sui miei sandali. Stavo bene. Ho anche spento il cellulare, perché nessuno osasse interrompere il mio discorso. E' stato in quel momento che mi sono pentita... perché in fondo io da sola ci so stare e sguazzare se voglio...

E questo piccolo ragionamento è stato decisamente rafforzato da quello che è successo in seguito.

Quando verso le due ho ripreso la strada di casa mi sono accorta che sul cancello del giardino c'era un cartello. Che diceva così: "Sabato 30 Luglio serata dei single! Accorrete numerosi iscrivetevi e prendete il vostro numero..." e varie sul tema. Mi è venuto un brivido giù per la schiena che ancora sento il freddo nonostante i 37 gradi (percepiti 40). Mi sono immaginata questi mucchi di persone che si squadrano e si guardano valutando le possibili affinità da come uno mangia il gelato, si allaccia le scarpe o chissà cos'altro. Mi vedo gente appostata dietro gli angoli con la calcolatrice e la squadra a far dei conti da geometra su pesi, dimensioni, tipo di abbigliamento e di acconciatura. Gesummio Gesummio. Verrebbe da dire. Ma forse è meglio di no visto che credo che la serata sia organizzata (o perlomeno concessa) dalla parrocchia. E se è vero che la parrocchia organizza roba del genere ci pensate a quello che può accadere sulle navi da crociera?

Inorridisco e mi consolo pensando al mio viaggio
Non vedo proprio l'ora.
A Sud naturalmente.
Come direbbe Capossela (ha ragione Lalù, quella canzone è la più bella...)

Sud, fuga dell'anima, tornare a Sud, di me, come si torna sempre all'amore, vivere accesi dall'afa di luglio appesi al mio viaggiare...

martedì, luglio 26, 2005

solo per oggi


diceva un po' di tempo fa un mio amico quando gli telefonavano prima dell'ora di pranzo: "non parlo con nessuno, è mattina..."
Un po' lo capivo.

La mattina nel mio quartiere è popolata da due tipi di persone: quelli che corrono altrove, e quelli che si sono svegliati all'alba per fare la spesa perfetta. La spesa perfetta in realtà consiste nell'arrivare al banco del mercato e trovarci il venditore ancora col caffè nel bicchierino di plastica. Che con lo sguardo implora di lasciargli ancora dieci minuti. Poi comprare le stesse cose che troveresti alle dieci e tornare verso casa per incontrare la vicina che si è svegliata "tardi", dove per tardi si intende le otto e venti, e dirle "no, no, io ho già fatto tutto..."
Questo lo capisco un po' meno.

Dopo anni di lotte feroci con la sveglia (che non sono veramente finite, solo sono diventate più discussioni aperte che vere e proprie battaglie) sono arrivata alla conclusione che a me non dispiace la mattina, tutto sommato. C'è voluto molto esercizio e molta sopportazione, ma credo di essere arrivata ad una tregua. Per ora mi limito ad apprezzarla in estate, quando uscire dalle coperte non è uno shock. Soprattutto mi piace andare al parco a leggere il giornale e a bere il cappuccino, fra i bambini piccolissimi coi loro nonni. Mi piace vedere i bambini scoprire il mondo e i nonni commuoversi. (Nella lista delle cose romantiche che non mi disgustano sono rimaste poche cose: una è questa, l'altra è qualcuno che ti appoggia un maglione sulle spalle se hai freddo, poi ci sono i regali che arrivano quando non c'è un motivo per fare un regalo, e per ultimo c' è la colazione a letto. Tutto il resto mi innervosisce. I complimenti sbrodolati, le rose rosse, quelli che vogliono per forza pagare loro...)

Comunque questa era una mattina particolare. Non ero tanto di buon umore. Anche la Pina mi ha fatto i dispetti, anzi, il peggior dispetto che si possa fare a una appena sveglia con la pressione bassa: costringerla a sgobbare. Mi guarda inarca la fronte e come se nulla fosse fa la pipì in salotto. Ci scambiamo un lungo sguardo di sfida. Le dico "lo sai che sei un po' grandicella perché ti perdoni questa. Aspetta la ritorsione. La vendetta sarà terribile..." Lei gira sui tacchi e se ne va a dormire. Io, con dieci minuti prima di dover correre al lavoro, che volevo utilmente impiegare a fare colazione, mi metto lì con spazzolone, acqua bollente, detersivi e disinfettanti, e cancello il misfatto.

Va da se che il tragitto da casa al negozio è stato come un sogno fuori fuoco. Mi sono fermata al bar e dal giornalaio, ma la cosa che mi sarebbe servita davvero, era l'unica che non potevo avere. Detesto confessarlo, perché ho passato gli ultimi tre anni a combattere perché non fosse così, a darmi la crema da sola e a chiudere da sola anche le cerniere più impervie, a non chiedere mai aiuto, a non dire nemmeno se avevo mal di denti. Ho passato gli ultimi tre anni a dimostrare a me stessa che potevo fare da sola. Ma oggi...

...la cosa che mi sarebbe servita oggi era la collaborazione di qualcuno. Poter delegare. Poter dire "ti dispiace pensarci tu?" Oggi avevo voglia di mollare e di essere pigra. Fra tre ore magari mi sarà già passata, anzi di sicuro rimpiangerò di avere avuto la debolezza di scrivere questa pagina.

Vabbè... mi concedo il lusso di mollare la presa solo per lo spazio di queste righe...
..e spero di non incavolarmi troppo quando le rileggerò stasera.

giovedì, luglio 21, 2005

meglio di niente...

Ogni giornata però ha un lato carino...
Ho finito la traduzioneeee!!!

londra

che rabbia che rabbia, non essere a casa ma sepolta qui in negozio, e non poter vedere le ultime notizie alla tv per capire meglio. La radio lancia messaggi frammentari e non si capisce bene, ma pare che a Londra ci siano stati dei nuovi attentati. Pare che di nuovo sia stata colpita la metro e forse anche un autobus. Sono passate solo due settimane dall'ultimo attentato.

Londra è la mia città, per una serie di motivi, non che un attentato lì mi faccia meno effetto di una bomba a Baghdad o in qualunque altro posto, ma la cosa strana è riconoscere i posti che ti fanno vedere in tv e dirsi "caspita, tre mesi fa ero proprio lì". Egoismo? Naturalmente.

Nel frattempo il nostro paese è in mano al nulla politico (un nulla pericoloso, nessuna ironia su questo, proprio non mi va più di riderci sopra) e mi viene in mente Pertini. Non so perché, mi viene in mente questa giornalista che lo interroga sugli imminenti esami di maturità e gli dice "speriamo che i commissari siano severi" e lui risponde "perché severi? Giusti."

E' dalla giustizia che parte tutto il resto. Che si eliminano le prevaricazioni, gli abusi, anche le guerre forse. Per forza la politica ci punta tanto. Penso al neo eletto John Roberts alla Corte Suprema e alla riforma della giustizia qui in casa nostra. Penso a cosa posso fare. Penso al totale deserto mentale di chi dovrebbe "opporsi". Penso che la politica, in fin dei conti, non è più roba di nessuno. E mi viene in mente un articolo che avevo letto un po' di tempo fa e che... forse lo ritrovo... eccolo. Vabbè.

Aspetto quello che ci diranno stasera...

mercoledì, luglio 20, 2005

pulviscoli


Volevo trovare un filo conduttore per tutto quello che mi è passato per la testa dalle dieci di stamattina ad ora. Non ci sono riuscita. Mi succede fin troppo spesso di non riprendermi completamente dai sogni che faccio finché qualcosa non mi traumatizza diversamente.

Ieri sono tornata a casa dopo una allegra (nonché squisita, brava L.) cenetta fra amici, in motorino, come faccio sempre, canticchiando. Pensavo a L. che vuole che faccia le foto della mostra di sabato prossimo, con una macchina evidentemente non mia. (la cosa mi inorgoglisce abbastanza e allo stesso tempo mi vengono i brividini al pensiero che vengano male e la manifestazione rimanga priva di documentazione visiva per colpa mia, aiuto..) Pensavo a tutte le diramazioni mentali che ho preso negli ultimi anni, compreso questo lavoro che sembra non aver nessuna attinenza con me. Pensavo ai piccioni (ma forse erano pipistrelli) e ai lampioni e alle vetrine spente che mi attraversavano la strada, unici spettatori del mio viaggio notturno. Non stavo né bene né male. Non lo so. Piuttosto stavo sospesa. Quando sono arrivata a casa la Pina sbraitava. Non mangia perché non c'è la mamma, e poi se la rifà con me perché ha fame. Che strane creature i gatti. E' opinione comune che siano meno fedeli dei cani ma a vedere la Pina che staziona a ore di fronte alla camera da letto dei miei in attesa di un segno di vita non si direbbe proprio.

Sono andata a dormire col fido Harry Potter sotto al braccio e mi sono addormentata dopo poco, con la luce accesa. E ho sognato.

Ho sognato una specie di strada asfaltata immersa in un pulviscolo mosso da una qualche brezza in circoli concentrici e biancastri. Ho sognato che avevo un sacco di tela pieno e pesante da difendere. Mi guardavo intorno convinta di dover trovare qualcosa o qualcuno in mezzo alla nebbiolina e non mi muovevo. E d'un tratto sentivo un concerto, un po' lontano, una melodia leggera leggera, e si intravedeva una formazione di musicisti piccola e molto teatrale illuminata da una luce che ne delineava solo il contorno. Nel sogno cominciavo a camminare per raggiungere il concerto e a metà strada passava un cammello con sopra un beduino che mi raccoglieva e mi portava via. Lasciando lì il sacco di tela. Una sensazione orribile, di perdita, eppure anche di ineluttabilità, di rassegnazione. Mi sono svegliata con i capelli avvolti intorno al collo come una sciarpa e, come mi succede sempre quando sono sola in casa e nessuno mi interroga appena sveglia su quello che devo fare o che dovrei fare, mi sono portata dietro la sensazione del sogno per tutta la mattinata. E' una cosa che mi accade spesso. E per quanto assurdo possa sembrare mi condiziona le giornate.

Poi arrivo qui in negozio e leggo l'ultimo post di N. e scopro che mi farebbe piacere chiacchierarci per sapere cosa è successo di preciso a Siena, e poi mi metto a zompettare con la tastiera e trovo fortunosamente un sito in cui M. pubblicizza le sue attività, e lo rivedo, almeno in foto, dopo penso almeno un paio d'anni. Sta bene. E sembra contento. E va bene.

E in mezzo a tutto questo entrano ed escono clienti strappandomi al flusso di coscienza con le loro richieste (per fortuna oggi non troppo assurde) consegnandomi pacchettini da fare e vetrine da risistemare. Mi sembra -sempre più spesso di questi tempi- di stare a guardare le mie vicende da fuori, come uno spettatore a teatro, senza capire esattamente quale sarà il colpo di scena in arrivo né se ce ne sarà uno, prima o poi. Mi sembra persino di sentire le tavole del palcoscenico che scricchiolano, il tossire di quelli due file più indietro, il bisbiglio di uno che non ha capito una battuta.

Mentre cerco di capirci qualcosa aspetto che il bambino della rosticceria cinese qui accanto mi faccia una delle sue improvvisate. E' un personaggio buffissimo, di sei-sette anni (ma non c'è modo di fargli confessare la sua età) magro magro magro, che ogni tanto viene a fare due chiacchiere e mi annuncia qualche sensazionale scoperta. Di solito mi porta delle manciate di pezzettini di carta, pile usate, vecchie scatole di cartone in cui intaglia misteriosi animali. Raccoglie più o meno tutto quello di cui si disfano i negozianti della via e quasi tutto va ad arricchire la sua collezione di cose che "possono essere utili.." . Ho scoperto che mi fa piacere quando arriva in punta di piedi e con quel sorrisetto complice mi dice "guarda qui che cosa ho..."

Ognuno affronta il caldo come può...

martedì, luglio 19, 2005

40 gradi all'ombra delle candele

(O. Borrani, Castiglioncello)

...più o meno questi sono i colori della mia domenica. Penso che faccia un gran bene portarsi dei riflessi d'acqua in mezzo ai profumi artificiali e alle scartoffie. E' un altro modo di cominciare la settimana. Intanto ascolto Fresu e le candele si sciolgono...

lunedì, luglio 18, 2005

estate

E' lunedì ma sembra domenica...
che pigrizia...

venerdì, luglio 15, 2005

limiti


Succede che ogni tanto uno si tira la zappa sui piedi da solo. Succede che mentre aspetto notizie dagli ospiti in arrivo mi decida ad andare a comprare della roba e mentre scendo le scale arrivi il postino in tenuta scorbutica ed accaldata. "Lascio qui?" ...Bolletta, bolletta, resoconto bancario (mai letti lo giuro), bolletta, catalogo libreria xy, cartolina. Cartolina da Nizza.

Un po' lo sapevo che non era quella Nizza, ma che era la mia adorata amica strizzacervelli in giro per la Francia a perdere treni e ad ustionarsi la scollatura senza accorgersene. Ma si sa, la Riviera è sempre la Riviera. Certe cose, per quanto possano avertele avvelenate gli eventi e i contro eventi sono difficili da sciupare. Mi ricordo ancora tutto per filo e per segno: un mercatino delle pulci carissimo pieno di poster e cartoline d'epoca, incastrato in mezzo a tre caffè coi tavolini; la colazione a base di croissants con gli occhiali scuri a prendere il sole ottobrino; gli occhi ridenti di M. e quelli sempre seri (ma all'epoca ancora attraversati da luccichii di romanticismo) di G.; Tutti e tre un po' straniti ma molto solidali l'uno con gli altri, di una solidarietà che nasceva dalla condivisione e l'apparente superamento di eventi del tutto fuori controllo; mi ricordo ancora che si ascoltava Miles Davies e che cucinavamo il pesce e che dalla finestra si vedeva un mare blu come certi vetri di Murano. Mi ricordo i tentativi di sembrare seria quando mi veniva da ridere ogni cinque minuti.

Poi mi ricordo un divano a fiori sfondato e delle mattonelle nere nel bagno.
Buffo, del viaggio a Nizza più di tutto mi ricordo i colori.

Ma la zappata sui piedi non era questa.

Dopo aver letto la cartolina sulle scale sono uscita per andare a ritirare delle foto e la situazione era già melanconico/rabbiosa, quando fuori dal mio fotografo vedo passare una macchina che temo appartenga all'uomo dei miei sogni. La macchina è di un modello molto ben riconoscibile e molto fighetta, e dentro c'è uno che somiglia a lui.
Il lui in questione non è un prodotto della mia fantasia, bensì una persona in carne, ossa e malumori, che non mi calcola nemmeno per sogno e alla quale, per questo motivo, ho dovuto rinunciare. Ho dovuto rinunciare anche a vederla, questa persona, per il mio bene visto che voci non confermate, ma alquanto attendibili, mi annunciano un suo recente fidanzamento. La cosa ha ferito abbastanza il mio amor proprio, per non parlare degli effetti deleteri che ha avuto sull'autostima, per cui ho cercato di evitare il più possibile di trovarmi sulla sua strada, o di trovarlo sulla mia. Per essere del tutto sincera è grazie ad E. che sono riuscita in questa impresa, e per questo e per mille altri motivi si merita un grazie al giorno e tutta la mia riconoscenza.

Ma torniamo alla vicenda. Non essendo sicura che si tratti proprio di quella macchina cerco di intravedere una targa che me ne dia conferma. E ovviamente la conferma arriva. Quindi, invece di entrare saggiamente dal fotografo col mio tagliandino, ritirare le foto e godermele sul gradino, agguanto il cellulare e tutta allegra e complimentosa (come il Pulcino che salta fuori dall'uovo di Pinocchio) gli mando un messaggio. "Ehi ti ho appena visto passare in macchina!" e altre due sciocchezze. Infine ritiro le foto e poi corro a casa.

E a casa cosa fa la nostra biondina? Si siede davanti al telefonino in religiosa contemplazione, in attesa di un messaggino di risposta che il nostro si guarda bene dallo spedire visto che con ogni probabilità, essendo venerdì, era diretto a casa della sua neo fidanzata per portarla al mare.

Credo che ci sia un limite all'autolesionismo, e devo scoprire al più presto qual è.

giovedì, luglio 14, 2005

La sindrome di Marilyn


La sera passeggio nei blog degli altri, in fondo è per colpa di questa pratica quasi quotidiana che è nata la fortezza. Ce ne sono alcuni che mi piacciono così tanto che mi dispiace non poter iniziare una bella conversazione. Alcuni mi fanno sentire minuscola, perché sono scritti bene, divertenti, ironici, pieni di suggerimenti su letture, dischi, e altri blog. Altri sono assurdi. Da chiedersi cosa ci fanno lì. Ma non sarò certo io a giudicare l’autoanalisi di un altro. Perché dico questo? In realtà non lo so. Forse perché ieri sera non ho fatto il mio solito giretto di blog e mi dispiaceva...

Ieri sera invece ho rivisto Some Like It Hot. Ho una passione per Marilyn Monroe. Una passione in realtà motivata da una specie di somiglianza ben precisa con me e con chissà quante altre donne e uomini, che tanti anni fa ho chiamato la sindrome di Marilyn. Uno cresce e tante teorie cadono e si ricompongono e poi ricadono. Ma la teoria sulla sindrome di Marilyn, formulata tipo dieci anni fa, ancora mi convince al 100%.

Forse è meglio se comincio col dire che Mariln Monroe in realtà è una brava attrice. E’ anche una Pin Up, è anche una che fa la scema, ma pensate a quanto è leggero e dolce quell’erotismo, e a quanta ironia nasconde. Non è roba da soubrettina da Bagaglino. Quando la vedi abbracciata a Tony Curtis che fa il frigido o quando legge il giornale al contrario perché si vergogna di indossare gli occhiali non sei a disagio come quando balla la Marini. E se guardi Marilyn negli occhi e ti dimentichi che sotto il collo ha quel corpo giunonico (che poi, madre natura a parte, la infilavano anche in questi vestiti e bustini che la rendevano sferica più del necessario) ti viene da pensare che abbia una bellezza anche un po’ sofisticata. Soprattutto a me viene subito in mente che in realtà dietro quello sguardo miope c’è una donna triste. Tormentata dalla paura di impazzire come sua madre, bisognosa di affetto a qualunque costo. Insomma l’involucro non corrisponde al contenuto.

E’ questa la sindrome di Marilyn. Quando fuori sei bionda e formosa e poi dentro sei totalmente smarrita. Quando la gente vede in te delle cose che non corrispondono a nessuna verità interiore. Quando sei in una simile situazione devi imparare a difendere quello che sei veramente. E a diffidare di chi ti si avvicina per l’involucro e pensa che il contenuto gli somigli. O forse non proprio a diffidare. Devi imparare che spesso è semplicemente così, che spesso le persone ti si avvicinano perché si sentono rassicurate da una corporeità decifrabile. Ma come non eri quella che alla festa ballava e beveva il vino bianco? Non eri quella che alla festa portava una collana sgargiante e un paio di scarpe firmate? Bè, sì, ero quella. Mi dispiace se sono rientrata nel tuo cliché di biondina con le scarpe firmate, ma non sono solo questo. Sarò anche questo, ma non solo.

La povera Marilyn non l’ha capito in tempo.

Questo per spiegare a quelli che dicono che mi dovrei sciogliere un po’ (specialmente a N. al quale non sono mai riuscita veramente a spiegare bene questa cosa) che c’è un motivo se non lo faccio. Se sono diffidente. Il motivo è che prima che la mia teoria mi fosse chiara ho preso diverse bastonatine. In fondo anch’io ho bisogno d’affetto, (ce l’hanno tutti) e ogni tanto ho pensato che la gente mi cercasse per come ero e non per quello che sembrava. Ogni tanto ho ceduto alle seduzioni di chi sapeva impacchettare bene un discorsetto e me lo presentava corredato di sorrisi compiacenti. E poi mi sono pentita.

Assai.

“la gente ti tratta come una specie di proprietà se hai un certo tipo di bellezza. Non come un essere vivo ma qualcosa di prezioso e…” Antona Byatt Possesion

(a rileggerla questa cosa sembra piuttosto presuntuosa... Speriamo che si capisca l'insicurezza tra le righe...)

mercoledì, luglio 13, 2005

no, dai, oggi no...

L'aria è secca ed è brillante. Lo vedo dai vetri, c'è un cielo che sembra diviso dai tetti con un tratto di pennarello nero. Sembra di essere in un fumetto.

Mi piace il caldo. Mi piace questa giornata.

Ho avuto una serie di gratificazioni piccole ma determinanti per affrontare le prossime ventiquattr'ore. La prima gratificazione è stata una di quelle passeggiate estenuanti col babbo, che se me l'avessero proposte da adolescente mi sarebbero sembrate impensabili e invece adesso ogni tanto mi piacciono. C'è da dire che il vecio non mi dà il fiato per stargli dietro: coi suoi 90 chili e gli occhialoni quando prende il via a camminare mi lascia indietro come quando avevo cinque anni. Per dire.
L'estenuante passeggiata si è conclusa con l'acquisto del tutto impulsivo di un obiettivo missile per la Leica. Un vero gioiello e un peso addosso veramente d'altri tempi. Mi fa venire voglia di partire e di affrontare nuove inquadrature e nuove immagini. Mi sento una specie di esploratore della luce alla Cartier Bresson. Sono pronta per lo scatto perfetto.
eheh...
Ovviamente non sono che una normalissima fotografa della domenica. Ma è la metafora che conta. E' uno di quei casi in cui l'aspettativa è quasi più stuzzicante della realizzazione del progetto. Meglio, forse, perché l'aspettativa me la dovrò portare dietro per almeno venti giorni, visto che il prof parte domani per le vacanze e si porta dietro tutto l'armamentario. Così ho pulito le lenti, ho avvolto la macchina e tutto il suo corredino nel panno, poi nella custodia e domani la vedrò partire per la sua prima avventura all’estero. Bello bello…

La seconda gratificazione è stata una mail di L. che dice che ha trovato delle foto che le ho fatto l’anno scorso in Sardegna, che sono bellissime e che vuole che gliene faccia delle altre. Evviva… proprio oggi che è arrivata anche l’attrezzatura. Coincidenze…

Terza gratificazione: ho guardato il cielo per bene e credo di poter dire che la stagione delle piogge tropicali stia finendo sul serio…

Mi sta passando un aereo sulla testa. C’è la traduzione che mi guarda fissa e mi implora. Mancano solo due pagine. Due stupidissime pagine, che ci vuole dopo le diciotto precedenti fatte tutte di formule chimiche e gergo botanico. Ad ogni riga che traducevo sudando mi chiedevo se era proprio per questo che ho studiato tanto. Credevo che fosse per godermi i classici e capire i film d’autore. Pensa ai soldini, mi dico, pensa che poi te li spendi tutti in cd e cene di pesce al mare fra un mesetto…

No, dai, oggi no…

sempre sul problema del cambio dell'orario

anche se questa operazione sembra far impazzire la povera fortezza, vediamo se funziona...

un doveroso tributo

Prima che qualcuno insinui, io affermo: questo coso (nel senso di questo mezzo fatto di schermo, tastiera, e tutta la matassa di filini pezzettini di plastica e non so che altro)non lo so usare. Non so ancora bene come fare a fare collegamenti aggiungere foto -stupidaggini lo so- né tantomeno so come fare a cambiare l'ora sbagliata che compare dopo che ho finito di scrivere. Per la cronaca i primi due pezzettini di blog erano nati alle 19 e 30 e non alle nove di mattina. E questo che sto scrivendo adesso nasce (non so ancora a che ora finirà) alle 23 e 34. Non è che con questo voglia dire che sono proprio proprio incapace: se qualcuno mi spiega come fare io imparo volentierissimo. E velocemente anche se non sembra. Per il momento però mi limito a scribacchiare. Dopo si vedrà.

C'è un motivo se ho riacceso il computer nonostante la giornata fosse ormai praticamente finita dopo la cenetta alla festa dell'unità di non so dove (davvero non lo so, mi sono inspiegabilmente trovata a parlare dell'attentato di Londra con accanto una pista per il liscio e sulla testa un'autostrada.. forse ero in uno dei miei mondi paralleli? O forse, come dice la Lalli, il mondo somiglia sempre di più a un film di Almodovar). Il fatto è che con questa iniziativa che ho preso così su due piedi e senza davvero rifletterci più di due minuti mi sembra di aver compiuto un piccolo tradimento. Il tradito in questione è il famoso/famigerato, morbido, minuscolo, straripante quadernino viola.

Il quadernino viola è nato nel 2001, sotto la neve. E mi ha accompagnata fino alla fine di Marzo di quest'anno. Il quadernino viola era il mio segno di riconoscimento, e il segno tangibile del mio essere un po' strana. Non c'era un posto al mondo dove non mi seguisse, non c'è stato un viaggio che abbia mancato, non ha un quadretto libero. La copertina di gomma è stropicciata all'inverosimile e graffiata, alcune pagine hanno preso anche l'acqua e sono un po' stinte. Ci sono dentro appunti (tutta la storia della letteratura inglese, l'esame di storia contemporanea, e chissà che altro) storie mie e di altre persone, ecco soprattutto ci sono dentro tantissime persone. Tutte quelle che ho incontrato in questi anni. Capitale emotivo e sociale di un lungo complicato periodo della mia vita.

Un giorno, il caso vuole che fosse una settimana prima di partire per Londra, il quadernino viola, ormai giunto a pagina 587, è finito, gettandomi nel panico. Ne ho preso uno di camoscio giallino, bello, un regalo di una carissima amica per giunta, e con le dovute valenze simboliche ma non lo so, mi sembra di non aver celebrato abbastanza tutto quell'inchiostro e tutto quel pathos che si era chiuso così, senza particolare rumore con quella benedetta pagina 587. Mi manca un po' la sensazione di ficcare la mano in borsa e sentire quella presenza amica e discreta in un angolino, oppure la sensazione di ansia di quando mettevo in borsa anche che ne so, una bottiglietta d'acqua o un pezzo di schiacciata, o una stilografica che potessero bagnarlo, ungerlo, macchiarlo. Metterlo nella libreria e archiviarlo mi sembrava un po' troppo poco, considerato tutto il tempo che abbiamo passato insieme ad accudirci a vicenda.

Allora ho deciso così. Che quello che continua nel quaderno di camoscio (a cui devo ammettere di voler già un po' di bene) è un altro mondo. Un mondo un po' impenetrabile, che resterà sempre così perché è talmente una parte di me entrare dal cartolaio, comprare la penna giusta e iniziarla sulle mie pagine un po' oscure che non posso pensare di rinunciarci. Mentre quello che comincia qui (intanto per continuare con certe coincidenze che mi fanno anche un po' impressione, alla radio mandano creep dei Radiohead in versione acustica, aiuto) mi piace pensare che sia il seguito del quadernino viola, con tutti i suoi incontri, scontri, canzoni e pezzi di romanzi.

Mi piace pensare che la scrittura sia un posto adatto per nascondersi. Ma mi piace anche pensare che sia un buon posto per incontrarsi. C'è sempre questa possibilità che i due luoghi si incrocino impercettibilmente lasciando un po' dell'uno e un po' dell'altro nell'uno e nell'altro. Forse anche la contaminazione sarà divertente. Sicuramente sarà un modo nuovo di affrontare la cosa. D'altra parte gli amori, anche i più solidi, si modificano, si aggiustano, evolvono nei modi più strani. E come diceva Fitzgerald "ci sono molti tipi d'amore, ma mai due volte lo stesso amore"...

(nel frattempo forse ho capito come cambiare l'ora!!)

martedì, luglio 12, 2005

stranissimo...

gesù, funziona davvero...

non so perché

credo che ci fosse un folletto nascosto dentro la tastiera. Puck, quasi sicuramente. Io non so perché faccio questa cosa. Non ho mai tollerato che qualcuno leggesse quello che scrivevo. Come quasi tutti quelli che mi amano -e conoscono le mie perversioni scrittorie- sanno, a lungo ho bruciato con un fiammifero quello che scrivevo non appena lo avevo scritto. Perché quello che scrivo è sempre stato solo mio...
Non è un caso se il primo nome che mi è venuto in mente per questo blog è la fortezza. E non è a caso se l'ho scelto nero. Il nero ha l'aria di essere un colore adatto a nascondersi.
Tanto per buttare lì una pista da seguire, la fortezza è un dettaglio di Possesion di Antonia Byatt. Chi sa di cosa parlo sorriderà. Ma per ora mi sento già troppo scoperta. Che ridere... proprio io...