martedì, dicembre 06, 2005

giri di valzer

Sono stata quasi due ore seduta sul divano di casa dei miei, e adesso faccio tappa davanti al loro computer, un pezzo raro ma ancora abbastanza efficiente che risale al 1995. Sono partiti, i due piccioni, e mi hanno relegato qui, a presidiare la magione mentre gozzovigliano fra brasserie e mostre sciccosissime. Telefonate brevi, fatte in mezzo ad altre cose, è così bello però sentirli contenti che non ho neanche il tempo di pensare "beati loro".
La casa è grande, fredda e stranamente un po' estranea. Io e la gatta ci contendiamo lo stesso lato del letto. Non ho portato quasi nulla e forse è per questo che mi sento un po' persa. Solo lo spazzolino, qualche ricambio, e un libro appena iniziato. Mi è capitato di pensare, mentre mordicchiavo la matita stamattina davanti alla colazione del bar, che le case ricordano e dimenticano velocemente. Ho vissuto qui tutta la vita eppure fatico già a trovare alcune cose: l'asciugacapelli, il coltello del pane, l'annaffiatoio per le piante delle scale. Fatico a guardarmi intorno e non trovare i miei dischi dappertutto, non c'è che un solitario Bollani che per qualche motivo ho lasciato qui. Guardo di qua e di là e tutto ha sapore di temporaneo: bagnoschiuma di fortuna, frigo con dentro solo lo stretto necessario.
E stamattina mordicchiavo la matita e -come faccio sempre- scarabocchiavo sul tovagliolino di carta, le solite parole in libertà dell'inizio della giornata, in quel momento che sta sospeso tra l'ascolto dei radiogiornali e il sorrisetto di plastica della commessa tuttofare. E a un certo punto come per magia sul tovagliolino invece delle solite note sono comparsi dei numeri. Dei conti. Si sono arrampicati come ragni sul filo dei miei ragionamenti e li hanno spodestati: affitto, stipendio, bollette, quota mensile per dischi e libri, regali di Natale (nota dolente), abbonamento del bus. Le cifre si sono distese come ragnatele sottili sopra la mia vita. Non mi dispiace, devo essere sincera, questo dover tenere i fili dei burattini con tutte e due le mani. Mi piace sentirmi capace di farlo. Ma la realtà sa essere molto brutale.

Eliot diceva che nessun essere umano può sopportare troppa realtà tutta in una volta. Lui si riferiva a cose molto più gravi, però non poteva avere più ragione.

4 Comments:

Blogger Cromwell said...

Cara Cassandra,
da una rapida visita, trattengo con gioia alcune veloci impressioni e il link con AniDi Franco, che amo perchè sono un vecchio chitarrista mutilato, e Ani è una botta di vita, entusiasmo, passione e grandi capacità, musicali e chitarristiche.
Per il resto, il fondo nero del blog non aiuta molto la lettura, ma sarà un problema da miope.
Buon cammino,
Enrico, aka Cromwell
continents.blogspot.com

5:25 PM  
Blogger marina said...

io ho lasciato casa dei miei da dieci anni esatti e quando torno fra le poche vecchie cose rimaste, mi sento ospite di me stessa adolescente...è una strana sensazione.

ciao bella bionda.

3:28 PM  
Blogger cassandra said...

@cromwell: Benvenuto! Mi fa sempre piacere trovare gente nuova fra i commenti, specialmente se poi sul tuo blog scopro un post dedicato alla moglie di Pertini e annuso un certo "anglismo" nell'aria... Sbaglio?

@Marina: proprio così, ti dico solo che quando sono tornati i miei ho dormito per una notte nella camera degli ospiti... E sono sensazioni strane, davvero.

A parte questo: Già stata in Puglia? Ti avviso: vorrò dettagli... ;-) Baci

10:55 PM  
Blogger marina said...

non ancora in puglia. pellegrina nel centro nord con base a siena.
sicuramente non sarò parca di dettagli.
cavolo: sembra un telegramma...
e ad essere enosti volevo scrive minchia invece di cavolo, ma questo blog è così garbato che mi mette soggezione...
hasta la vista, nena.

3:47 PM  

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