giovedì, ottobre 13, 2005

ritagli


Cena a lume di candela. Fidanzato premuroso? No. Coinquiline generose. Sedersi sullo sgabello e guardarsi riflessa nella vetrina. Ascoltare in silenzio un intero disco della PFM. E ricordarsi. Il piacere di riscoprire la musica semplicemente ascoltandola senza fare niente. Non come sottofondo di qualcosa, non come memento di qualcos'altro.
Tanta radio. E giornali sfogliati e lanciati sotto il letto. E libri spolpati e succhiati come ossicini di pollo. E amici che fanno lunghe telefonate. Come al liceo.E cinema rubati alla cena, coi crampi dalla fame ma col bisogno di schermo grande grande grande, e tepore e solidarietà, mutuo riconoscimento del bisogno.
Pensieri impuri e pensieri puri.
Passi lasciati sul selciato con marziale ticchettare. Stivali e sciarpe. Trucchi finiti. Grufolare sul fondo del barattolo della marmellata con la mollica di pane. Rovesciarsi (oggi due volte) il cappuccino sui pantaloni perché si è dimenticato di avere la tazza in pugno mentre sfogli orribili quotidiani clerico/fascio/leghisti al bar e impallidisci. Dare consigli su cose inutili. Dare consigli utili su cose che non ti interessano tanto.
Dormire.
Sobbalzare nella notte perché la cantante lirica del piano di sopra ha fatto cadere il tavolino. (ore quattro del mattino) Pensare "dopotutto se io ho il diritto di essere matta ce l'ha sicuramente anche lei. E altra musica intorno.
Reagisci, reagisci, mi sono detta negli ultimi anni. Ogni giorno l'ho detto, e poi succedeva che mi alzavo dal letto la mattina, mi guardavo i piedi e non erano i miei. Come si fa a reagire senza i piedi. Uno non può nemmeno prendersi a pedate per spronarsi. Così sono andata a ricercare i piedi e li ho trovati. Ma ci ho messo molto tempo. Ho allungato i lati del torace e sollevato le braccia al cielo facendo smorfie. Smorfie più somiglianti a sorrisi che a gemiti.

"Nella Library of Congress stanno catalogando e digitalizzando circa due milioni e mezzo di concerti dal vivo. (avrò capito bene?) Ecco a voi un pezzo rarissimo recentemente ristampato in cui Thelonius Monk e John Coltrane suonano insieme dal vivo alla Carnegie Hall. Era il 29 Novembre 1957. Si chiama "Monk's Mood". Buon ascolto"

Chiudo gli occhi e penso come deve essere stato trovarsi lì. Con quel sax. Proprio lì, davanti a quell'esecuzione. mi sento sciogliere ed è solo una radio. Mi si scioglie tutto mentre inghiotto sorsi di tisana e penso ad altro. Alle vie parallele. Ad un'infinità di paralleli come disegnati. Penso a me che salto da un rigo all'altro come una nota sul pentagramma.
Polaroid accumulate, segni accumulati. Cartine, tabacco, sigaretta.

"Ed ora Sonny Rollins..."

(Mi ricordo quando ero "raffinata" e andavo ai concerti alla Sala Vanni. Marc Ribot, Dave Douglas... Mi ricordo e un po' il ricordo punge. Ma è così lontano... Poi c'è stata Lisbona e la sua luce. E poi...)

Salta fuori che una similitudine letteraria fra Richard Yates e Francis Scott Fitzgerald che mi era balenata alla mente mentre leggevo a letto con un occhio chiuso e uno aperto era un'ovvietà riportata in tutte le biografie di Yates. Sono ovvia se mi va. E amo contraddirmi. Credo che prevenga l' Alzheimer.

Oroscopo dell'autunno: le tre mosse vincenti (detesto la parola "vincente". E' proprio volgare) 1:Dai sfogo alla creatività ma non giocare in borsa; 2: Iscriviti a un corso di tango (!!!); 3: Lasciati corteggiare da un uomo più giovane ma per niente timido. (Ma chi le penserà?)

Foto. Foto in giro, dappertutto. Marilyn a tre anni che sghignazza al mare col costumino a righe. Viene da pensare che c'è o c'è stato per tutti uno spazio in cui essere -oddio, lo dico? Ma non lo penso mica... Dai no, non lo dico- in cui essere e basta. Semplicemente essere.
E non c'è nulla di più prezioso.

[naturalmente questa cosa è stata scritta ieri sera tardi...]

5 Comments:

Anonymous lalù said...

ed è tanto tanto bella, questa cosa scritta la sera, tardi...

6:09 PM  
Blogger cassandra said...

vorrei risponderti ma sono impegnata ad arrossire...

(grazie)

6:27 PM  
Blogger neri said...

"Reagisci, reagisci, mi sono detta negli ultimi anni. Ogni giorno l'ho detto, e poi succedeva che mi alzavo dal letto la mattina, mi guardavo i piedi e non erano i miei. Come si fa a reagire senza i piedi."
Arrossisci, arrossisci...

3:07 PM  
Anonymous martina said...

cucù
(ci sono sempre, eh, non ancora sparita di nuovo)
che bel pezzo ispirato, come quel sax..tanto che ci si può solo bisbigliare accanto, come accanto ai neonati che dormono o alle cose preziose
magari un giorno riacciuffare quel filo, dalla melodia del sax a una busta piena di parole come tanti anni fa

1:26 AM  
Blogger cassandra said...

ciao tdp... sì, lo ammetto, sto pensando vagamente a una letterona... per ora però solo pensando. Intanto se non ti dispiace ti ho usata per un post...
baci bisbigliati

6:26 PM  

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