Il mondo, mentre cerco di decidere che poster attaccare dietro la porta...

Sono giorni complicati e mi sento un po' in colpa a parlare di me. Delle campane della chiesa che giorno e notte battono i loro rintocchi e del vento che c'è in casa che fa volare le tende e animare le stanze.
Sono giorni in cui si scopre che la sedicente "più grande democrazia del mondo" è povera, avvilita e non sa come sfangare (nel vero senso della parola ahimè) una situazione di disastro naturale. Inutile aggiungere, perché lo hanno già detto in troppi, che questa è una tragedia di poveri. Di gente che anche se avesse voluto salvarsi non ne avrebbe avuto i mezzi. E quando litigo con chi mi dice che il modello americano per ora è il migliore possibile, non lo faccio per partito preso, e non è che non veda gli innegabili meriti della civiltà anglosassone declinati in meritocrazia più reale che qui, maggior importanza data alla ricerca e allo studio, e tanto altro. Io sono un'americanista. Non sono cieca però. E non voglio rinunciare a pensare con la mia testa, e a differenza dei media la mia testa dice che il buono che c'è negli Stati Uniti non compensa poi così tanto il marcio.
Nella mia profonda ingenuità, poi, credevo che l'integrazione razziale in Francia fosse una cosa reale e più o meno assodata. Passeggiavo a Parigi e vedevo diecimila colori, sentivo di diritti acquisiti, e credevo nella grande capacità dello Stato francese di accogliere e di educare. Mi sbagliavo. Viene da pensare che anche lì le cose da chiarire, se non a livello burocratico di sicuro a livello sociale, sono tante e difficilissime. Però sottolineo che ci credo ancora. Che l'unica via possibile sia accogliere e non tagliare fuori. Con tutto il disagio che questo può comportare. Credo ancora che prima o poi il disagio si allenti e che si possa trasformare la gente in cittadini. Utopie, utopie...
Un po' di tempo fa avevo scritto qui nel post dell'11 luglio di un'esperienza molto sgradevole che mi era capitata. Allora mi era ribollito il sangue (e se ci penso mi fa ancora lo stesso effetto) e avrei voluto scrivere una lettera ai giornali che per viltà, e perché non so quanto ne sarebbe stato contento il protagonista di questa storia, non ha mai preso forma. Ora leggo, un po' in ritardo, che ce n'è proprio tanta di strada da fare. Ma tanta tanta.

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