il mio quartiere e altre storie

Stanotte, alle cinque, come al solito da una settimana a questa parte, sono stata svegliata dalle campane della chiesa. Ho guardato fuori e sembrava già chiaro. Ma doveva essere il riflesso color ghiaccio di qualche lampione. Mi sono alzata e sono andata sul balcone. Si respirava il profumo della pioggia che stava per arrivare. Profumo di asfalto umido e aria densa d'acqua. Ho dato un'occhiata lunga e attenta alle case. Ho sentito il cane brutto della vicina che mormorava nel sonno. Ho pensato "guarda, questo è il mio quartiere di notte" . E quel "mio" mi ha fatto uno strano effetto.
Da un certo punto di vista questo quartiere d'Oltrarno è sempre stato un po' mio. L'ho sempre amato tanto e per un po' di anni l'ho anche frequentato giornalmente. Un quartiere di persiane verdi con le gelosie aperte, di anziani con la sedia sulla porta e di ragazzi e stranieri. Un quartiere popolare, si direbbe e, anche se adesso non ha più i connotati violenti di quando, per esempio, era giovane la mia mamma, ha mantenuto questa vena. Si vede dai negozianti. La prima volta che sono entrata dall'elettricista ho trovato un anziano signore con la camicina a scacchi che conversava amabilmente col suo amico appoggiato al bancone. Era anche un po' seccato che li interrompessi. E' scomparso dietro due file di scaffali polverosi e pieni di scatoloni misteriosissimi e altrettanto polverosi e quando è tornato con la roba che mi serviva mi ha detto "ho questa. Ma non gliela vorrei dare perché è troppo cara. Fra cinque giorni arrivano quelle più economiche." Credo che si sia anche un po' offeso quando ho detto che avrei preso quella cara.
Sono uscita e ho fatto la strada verso casa. E ho pensato "cavolo, vivo in Oltrarno..." ho articolato un inconsapevole sorrisetto e un ragazzo indiano dalla porta dell'internet point è scoppiato a ridere. " "che pensi?" ha detto. "sapessi..."
E poi ci sono le coinquiline. Due tipe allegre, un po' diverse da me, ma il punto è questo: si sta bene mischiando i colori. Vengono fuori delle tinte imprevedibili e delle volte anche irripetibili. Smussando un po' gli angoli e addolcendo le proprie manie le cose marciano.
La cosa che mi dà soddisfazione è che sono io che le voglio far marciare adesso. Mi sono imposta tante cose e sono stata anche un po' intransigente. Mi sono decisamente fatta un po' di violenza. Anche quando ho deciso che no, non voglio la televisione. Voglio leggere, leggere, leggere. E infatti leggo. Leggo due giornali al giorno e mi centellino le pagine di diario perché durino tutta una settimana. E poi leggo storie di marinai che prendono il mare, e storie di marinai che il mare non lo prendono ma che senza mare non vivono. Conrad e Izzo. E ascolto la radio per avere le notizie.
E mi sembra di avere ripreso i fili delle cose.

3 Comments:
Mi sembra che ti invidio quasi. Brava.
anzi, va, togli il quasi.
intanto ho finito Izzo. E appena torni te lo passo...
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