il sole, il mare, il vento

Quando sono arrivata all'altezza di Bari mi sono ricordata la parolina che cercavo. Come se dodici mesi non fossero passati ho ritrovato luce, riverberi strani, odore di terra bruciata. Ho fatto una foto sull'autostrada, una di quelle che quando gli amici le vedono si atteggiano a punto interrogativo e devi dire "no, questa non conta, mi è partito un colpo…" Naturalmente non è così. Sono appunti. Di viaggio e di memoria.
Siamo arrivate alla meta numero 1 alle dieci di sera. Dopo aver cantato per tutto il viaggio e infilato un cd dietro l'altro nell'autoradio. Quattro tipologie di donne, quattro femminilità diverse in tutto, ma forse non proprio tutto. Soffiava fortissimo il vento. E si sentiva profumo di aghi di pino. E dopo aver montato le tende ci siamo sedute calme calme e stanche al tavolo del ristorante del campeggio e ci siamo fatte servire orecchiette e patatine. E già si capiva che l'aspetto mangereccio della vacanza avrebbe avuto un peso non indifferente…
Vago per casa in mutande, sfoggiando la mia abbronzatura perfetta mentre fuori diluvia e rimpiango l'estate, che per me oggi, anzi, in questo preciso istante, è finita. Immergo la mano nella busta da un kg di taralli e ne pesco un numero imprecisato, mastico sbriciolo, e poi mi accendo una sigaretta. Guardo fuori dalla finestra e mi domando come fare a descrivere i quindici giorni tradizional-gastronomici più divertenti degli ultimi anni. Più me lo domando e più l'impresa sembra inattuabile. Se mi sforzo metto a fuoco molta acqua, docce fredde, polvere, balli scatenati, gente che si presenta in continuazione, musica di tutti i tipi, albe e tramonti, vestiti appallottolati dentro la tenda, concerti, pinzette, risate, pittule, ulivi e fichi, sigarette, automobili, tutto insieme, in un ordine totalmente confuso; sorrisi, facce, mohito e martini, andare a dormire con la pancia piena e desiderare che la notte (o quel che ne resta) passi in fretta per riempirsi ancora gli occhi di ibisco e muretti a secco. Non so comprimere tutto questo in una semplice paginetta. E credo che la cosa più sensata da fare sia parlare del momento in cui a un certo punto ho tirato le fila di tutto in una mattina limpida e asciutta, il penultimo giorno di vacanza.
Una mattina in cui la biondina aveva abbassato il ponte levatoio della fortezza, e aspettava pigramente di rialzarlo, ma senza fretta. Mi sono trovata a sgattaiolare fuori da una porta alle sette e dodici del mattino, e in punta di piedi attraversare una passerella di legno fresco diretta verso la spiaggia. Fa freddino, ho gli occhi un po' gonfi e il sole è abbagliante. Ho dimenticato gli occhiali da sole. Rientrare? No, meglio di no. Cammino strizzando gli occhi e raggiungo la sabbia. Non c'è nessuno, ma proprio neanche un'anima. Gli ombrelloni sono tutti chiusi, la sabbia è umida. Il mare si muove pianissimo. Sto lì, in piedi, a contemplare lo spettacolo della calma cosmica. Poso la borsa, respiro profondamente, faccio due esercizi di yoga, ma mi gira un po' la testa da fame e overdose di ossigeno. Così mi siedo su un pedalò scivoloso e guardo l'orizzonte. Ma non so stare troppo con le mani ferme, così apro la borsa di Mary Poppins e comincio a tirar fuori un libro, una penna, la crema solare, il sopra di un costume, finché passando per la collana alla Marge Simpson e lo spazzolino da denti non trovo finalmente quel che cercavo: un pettine. Comincio meccanicamente a pettinarmi i capelli, prima il lato sinistro, poi il destro, poi all'indietro, poi mi faccio una crocchia e nel frattempo vedo in lontananza avvicinarsi una figura in maglietta rossa. Il bagnino. Un tipo buffissimo con una testa gigantesca di riccioli neri. Arriva, posa sul tavolo una borsa e mi dice sorridente "da lontano sembravi una visiòne" con una magnifica "o" aperta e tonda. Io rido. Aggiunge "lo vedi come è bello il mare? Sembra che lo sappia che è passato Ferragosto, e si è calmato pure lui…" Guardo di nuovo verso il mare e dico "Eh, hai ragione, forse dovrei…" ma non finisco il discorso perché mi legge nel pensiero e dice " Sì, davvero, dovresti farti il bagno, a quest'ora il mare è solo tuo…"
E così mi tolgo sandali e pantaloni e vado, entro in acqua camminando dritta sulle linee ondulate della sabbia ancora intonsa, mi viene un brivido quando l'acqua supera l'ombelico, ed è come un segnale, è il momento di tuffarsi, e sento il silenzio e il velluto, intorno c'è solo azzurro e davanti a me non ci sono altro che cielo e mare. Mi batte davvero il cuore. In un istante mi vedo proiettata a Firenze, col cielo grigio sopra la testa e la polvere nera sotto le scarpe. E penso "no". Una semplice parola definitiva. "No". E questo no si trasforma in "quest'anno ci sono almeno tre cose che devono cambiare". E mentre le fisso tutte e tre nella memoria, in ordine di importanza decrescente esco piano piano dall'acqua, mi godo l'aria fresca sulla pelle bagnata, poi mi infilo la felpa sopra il costume fradicio, starnutisco e mi risiedo sul pedalò per scaldarmi un po'. Ride, il mio amico bagnino. "Avevo ragione eh?"
"Davvero… Non sai quanto…Grazie…"
Osservo ancora un po' lo spettacolo.
L'anno scorso un signore di Trani mi disse che per il tramonto che si vede dalla finestra di casa sua avrebbe potuto far pagare il biglietto. E questa specie di alba infreddolita sulla spiaggia, mentre tutto tace mi fa lo stesso effetto. Saluto il mio amico che apre gli ombrelloni e rastrella le cicche che gli sono sfuggite il giorno prima. Poi mi decido, percorro in senso contrario la passerella di legno e vado al bar a fare colazione. Scuoto la testa e sorrido fra me, mi sento addosso diciott'anni. E' un giorno nuovo…

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